Molly Sweeney – vedere e non vedere di Brian Friel/Oliver Sacks

Il commento...

'Molly Sweeney' è una pièce teatrale, ispirata da un effettivo caso clinico, realmente accaduto, e raccontato dal saggio di Oliver Sacks 'Vedere e non vedere'. Quali sarebbero le ripercussioni sulla vita di una donna non vedente, se improvvisamente, grazie ad un'operazione chirurgica, fosse in grado di tornare a percepire gli oggetti senza servirsi unicamente del tatto? Il racconto è curioso, porta a riflettere, a reinterpretare personalmente i bisogni umani. Come diceva Diderot, citato in epigrafe da Friel, 'imparare a vedere non è come imparare a parlare una nuova lingua: è come imparare a parlare per la prima volta'.

E' un libro che ho ripreso più volte, di un'umanità sconcertante. I personaggi che giocano la partita sono solamente tre: Molly, il marito Frank, e il medico Mr Rice. Tre personaggi penosi a tratti, avvolti nel loro fallimento, dove paradossalmente, il caso clinico Molly emerge in tutta la sua forza e si dimostra più abile nell'affrontare il suo problema, che condurrà il trio all'immutabile disfatta.

E' originale come Friel abbia affrontato la stesura dell'opera. I personaggi ci interpellano direttamente, condividendo unicamente con noi la loro sofferenza e angoscia, la gioia del successo, la delusione e la paura. Ci resta il dovere della comprensione, del perdono degli errori, la capacità di metterci nei loro panni per capire il perchè della scelta di azioni così irreversibili.  

Ma soprattutto, la questione che appassiona filosofi e medici da generazioni, è ciò che mi ha portato a sedermi e immaginarmi direttamente la vita di Molly, una volta riacquistata la vista dopo una vita di buio. La lontananza dal colore che si è ricreata attraverso il tatto, gli odori, i sapori, e che l'aveva portata ad avere un equilibrio perfetto, impareggiabile rispetto ad esempio all'incostanza del marito, barcollante e titubante verso i proprio desideri. Ma di fondo, resta la contraddizione: come si può percepire attraverso la vista un oggetto, se per anni si è stati portati a considerarlo naturalmente attraverso il tocco delle proprie dita? Si può tornare a vedere realmente? il cervello può reggere di fronte a un impegno intellettuale così grande? La conclusione è struggente, degna di nota. La riflessione d'obbligo.

 

 

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