Uomini e topi di John Steinbeck

Il commento...

“Uomini e topi”
di John Steinbeck

«Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia. […] vi so dire che si sta così soli che ci si ammala…»

Difficile oggi simpatizzare apertamente con i personaggi tanto malconci e derelitti che popolano Uomini e topi, breve ma intenso racconto di John Steinbeck.

Perfino i più ricchi e agiati non riescono a vivere decentemente, e finiscono per odiarsi non riuscendo a fare lo stesso sogno, o forse a vivere nello stesso mondo. 

I protagonisti, una coppia di braccianti piuttosto malmessi, aspettano il loro Godot che non è una persona ma un pezzo di terra da coltivare per sè, e non sotto padrone: una favola che George ripete all'amico Lennie, il gigante incapace di controllare la sua forza, che con la sua presa stritola gli animaletti che gli capita di accarezzare, e può fare molto male anche alle persone.

Qualcosa tiene uniti i due personaggi, ma la loro unione non sembra in grado di resistere alle pressioni del mondo esterno, popolato di gente capace di essere ostile solo per un capriccio o uno sguardo sbagliato. 

«Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all'ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. È come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra. Qui io leggo molti libri. Nessuno trova il paradiso e nessuno trova il pezzetto di terra. È solamente nella testa…»

Forse manca loro la fortuna, forse è troppo poca la tenacia, ma il sogno si trasforma in tragedia per una serie di circostanze sbagliate, che sembrano beffarsi di chi vorrebbe uscire dalla miseria e guadagnare, se non ricchezza e fama, almeno un po' di dignità.

La miseria di quel mondo contadino, ormai lontano quasi un secolo, possiamo solo immaginarla e semmai riviverla indirettamente, pensando ai braccianti clandestini quando lavorano per un pezzo di pane vivendo nelle baracche o all'aperto in qualche campagna vicina o lontana.

Ma la difficoltà di uscire dal destino che ci è stato consegnato, anche se meno drammatica (? -n.d.r.-), possiamo condividerla ancora oggi nel nostro relativo benessere.


Premio Nobel per la letteratura nel 1962, Steinbeck è uno dei maggiori autori statunitensi del XX secolo. L'esordio come romanziere risale all'agosto del 1929, con “Cup of Gold” (tradotto in italiano con il titolo “La santa Rossa”), cui seguiranno “The Pastures of Heaven” (“I pascoli del cielo”) e “To a God Unknown” (“Al dio sconosciuto”). Il successo arriva però nel 1935 con “Tortilla Flat” (“Pian della Tortilla”), una violenta satira della rispettabilità borghese da cui il regista Victor Fleming ha tratto il film “Gente allegra”; e si ripete con “The Grapes of Wrath” (“Furore”), vincitore del Premio Pulitzer nel 1940. Fra le altre opere ricordiamo “The Moon is Down” (“La luna è tramontata”), “The Wayward Bus” (“La corriera stravagante”), “East of Eaden” (“La valle dell'Eden”) e “The Winter of Our Discontent” (“L'inverno del nostro scontento”).


John Steinbeck, Uomini e topi
Edito in Italia da Bompiani, con la traduzione di Cesare Pavese; 132 p.; €9.00
Disponibile online su:
- laFeltrinelli (-15%)
- IBS (-15%)
- inMondadori (-15%)

 

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