LIMBO MOBILE di Ugo Coppari

Il commento...

 

   Una dimensione sospesa, che non ha tempo e luogo, si delinea come un viaggio estremamente interiore. L’autore indaga nel proprio io, scava nelle proprie emozioni e attraverso la scrittura asciutta e poetica al contempo, traccia i contorni dell’io più nascosto.

   Attraverso le coordinate cartesiane riporta su di un grafico immaginario, che coincide con la coscienza di sé, le proprie percezioni, nel tentativo di dare una forma razionale ad esperienze che fuggono, scivolano tra le dita, e che sanciscono la caducità dell’esistere umano.

   I punti di contatto con la realtà svaniscono pagina dopo pagina e predomina una grottesca surrealtà. La voce narrante calibra le parole in modo che restino aggrappate sulla pagina e rintocchino nel cervello del lettore. Nulla è immediato, c’è un’urgenza che è quella del comprendere ancor prima del sentire. Lo sguardo è disincantato, l’analisi amare e per nulla scontata.

   Protagonista è il tempo. Quello dell’autore che segue un raffinato file rouge, quello della voce narrante che accompagna chi legge e quello del lettore stesso, che deve riflettere, assaporare le parole, fermarsi su di esse per comprendere un testo che non può essere divorato, come la narrativa degli ultimi tempi. Appropriarsi dei tempo della lettura per goderne appieno il piacere. Solo allora anche le emozioni comparteciperanno alla comprensione.

   Cinico e lucido sguardo sulla realtà con composizioni poetiche funzionali al testo in un climax che lascia il segno. 

 

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