La casa stregata di Howard Phillips Lovecraft

Il commento...

“La casa stregata”
di Howard Phillips Lovecraft

La copertina di una vecchia edizione de "La casa stregata" di Lovecraft
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“L’umanità non dovrebbe mai scoprire alcuni segreti della terra, e questo era uno di quelli”

Una casa sulla cima di una collina. Una casa con la porta principale sbattuta dal vento, il lampioncino rotto, le colonne incrinate, un giardino di erbacce intorno e in cantina radici di alberi dai contorni diabolici e funghi che marciscono velocemente creando strane muffe, fluorescenti al buio come fuochi di streghe. Una casa in cui per un secolo e mezzo nessun bambino nacque vivo e chi la abita, al contrario, ci muore, consumato lentamente da una qualche forma di anemia, o diventa matto. In paese si parla di vampiri sotterrati nelle fondamenta, ma non c’è da crederci: il paese è superstizioso.

Superstiziosi anche gli abitanti di Dunwich, uomini chiusi sulla collina di Silent Hill, con la terra che scuote voci e versi sotto i piedi o s’infiamma di potenti fiammate nelle notti di Halloween, mentre i succhiacapre aspettano le anime dei moribondi. A Dunwich i turisti ci finiscono solo per caso- non ci sono insegne stradali che indirizzino qui- e attraversano molto in fretta gli ammuffiti tetti a mansarda abitati dagli indigeni che “sono venuti a costituire una razza a sé, con ben precisi stigmi fisici e mentali, frutto della degenerazione e dell’accoppiamento tra consanguinei. La loro intelligenza media è per sventura bassa, mentre la loro storia trabocca di vizi praticati alla luce del sole, di assassinii e incesti nascosti a metà e di imprese dalla violenza e perversità quasi immorale”. Poco uomo è anche Wilbur, il marmocchio dall’aspetto caprino partorito dalla figlia albina di uno stregone. Wilbur cresce in modo straordinario, quando ha quattro anni ne dimostra dodici e parla come se avesse organi fonatori diversi dagli umani.

“sembrava provenire da un altro pianeta o da un’altra dimensione: era qualcosa che apparteneva solo in parte all’umanità”

I racconti di Lovecraft ci lasciano addosso un orrore “scientifico” e per questo tanto più credibile e inquietante, un orrore che si mette oltre le superstizioni, via dai vampiri e dai licantropi, per entrare nelle pieghe dell’universo e dei suoi segreti.

Sotterrata nella cantina della casa stregata o in giro- non vista- tra le alture di Dunwich c’è una creatura che l’uomo non sa descrivere: non un fantasma o uno spirito, ma un essere che non si può dire cosa sia, perché del tutto estraneo alle leggi dell’universo e della percezione.

Fuori da ogni definizione, l’orrore diventa semplicemente “la cosa”, della quale “si può dire correttamente che non potrebbe essere visualizzata in modo troppo vivido da nessuno le cui idee di aspetto e di figura sono troppo legate alle comuni forme di questo pianeta e delle tre dimensioni conosciute”.

Dell’universo non sappiamo tutto. Dell’universo, forse, non sappiamo quasi nulla. E in quell’ignoto, nella matassa dei mondi possibili che si intrecciano al nostro, potrebbe nascondersi un’energia che cerca di trascinarci fuori dal sistema solare e dal cosmo conosciuto per riportarci in una fase di esistenza che abbiamo abbandonato.

“Darsi alle speculazioni era inutile. La ragione, la logica e il senso comune, erano sconvolti”

Un orrore nuovo, tutto moderno, per l'uomo razionale che non crede più alle superstizioni.

 

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