Il pendolo di Foucault di Umberto Eco

Il commento...

Casaubon è un uomo che vediamo inizialmente studente e in seguito brillante professionista inserito nel mondo dell'editoria milanese. Eventi molto diversi lo persuadono al mito dei Cavalieri templari a tal punto, che questo diventerà per lui chiave di lettura e di comprensione, nella vita personale ma soprattutto culturale e professionale.

Da tale mito tuttavia si diramano una serie di filoni che corrispondono alla parte più occulta della civiltà occidentale. I personaggi del romanzo, indipendentemente dalle qualità morali sono tutti interessati a qualcosa. Casaubon, Belbo e Diotallevi, ad esempio da un semplice gioco traggono il Piano-Complotto che nonostante sia assurdo e “male in arnese” rende quasi possibile e verosimile quello di Agliè, laboriosamente alla ricerca di uno scopo per la sua loggia segreta e in odor di massoneria.

Umberto Eco , filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, in questa opera densa di significati e riferimenti, ha un tocco leggero. Milano è quasi soffusa nelle parole e nel ricordo e mi ha emozionata lo sguardo “obliquo”, lunghissimo malinconico che percorre tutto il romanzo verso la campagna, soprattutto attorno ad Alessandria.

Un libro che va letto, soprattutto da chi ama il piacere intellettuale, il divertimento intelligente che totalizza e coinvolge.

E sento di poter far mie le parole di Ferdinando Camon, de “Il Giorno” dato che a me è successo esattamente la stessa cosa “Da quando ho cominciato a leggere Il Pendolo di Foucault non sono più uscito di casa: ho, per così dire, sospeso la vita”.

 

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