Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti

Il commento...

“Che la festa cominci”

A Villa Ada c’è il party del secolo!

Il losco Sasà Chiatti, un “P3ista” dei nostri giorni, vuole conquistare la benevolenza della Roma che conta.

Alla mega-festa ci saranno tutti, vippucoli, politicanti, attricette, trucidissimi chirurghi estetici, scrittori vanesi. Vanesi come Fabrizio Ciba, scrittore emergente “emerso” ma non troppo, alla ricerca di un nuovo colpo editoriale per risollevare una carriera in fase di precoce stanca.

Non possono mancare gli sfigati, impersonati dalla banda di satanisti più malmessa in circolazione, le Belve di Abaddon, guidate dal Maestro delle Tenebre (pfui!), Saverio Moneta. Perso tra le angherie di suocero dispotico e moglie bisbetica, il Nostro cerca un riscatto all’ombra di Satana; promette ai suoi un’azione memorabile, che rispolveri la vacua immagine della setta.

Ammaniti imbastisce così una trama surreale dall’atmosfera sovreccitata, tipico specchio di questa triste e volgare Italietta di oggi; memorabile un passo del libro: “se non esistono più regole etiche ed estetiche le figure di merda decadono di conseguenza”, aurea verità declamata dal chirurgo Bocchi Paolo, disgustoso compare dello scrittore Ciba.

“Che la festa cominci” è un romanzo che sembra ispirato dai b-movies, di cui il buon Niccolò si nutre voracemente; accattivanti cornice e stile, quasi tutti sciocchi e ridicoli i personaggi in scena, manca forse un po’ di profondità tematica.

Nella seconda parte il libro pare sfilacciarsi un po’, si affastellano fatti su fatti e si corre con la lingua penzoloni dietro le miserie di una fauna umana più animalesca dello zoo-safari messo in piedi dal Chiatti.

Un libro imperfetto ma comunque pienamente godibile.

Se non ci si sofferma troppo sui contenuti, si rimane inevitabilmente coinvolti dall’ottovolante creato con innegabile bravura dall’autore; se volete un’analisi profonda dello squallore della società contemporanea, la missione è riuscita al 50%, forse meno.

Però che spasso, questo pulp così poco convenzionale, questa favola nera di uomini-bestie assuefatti al peggio.

Una beffarda apocalisse, a volte un po’ fine a sé stessa ma sempre emotivamente coinvolgente.

 

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