Aspettando Godot di Samuel Beckett

Il commento...
Aspettando Godot. L'ultima volta che sono andato a teatro (ed è passato TROPPO tempo!) rappresentavano quest'opera. Strana, non c'è che dire, sicuramente fuori dagli schemi tradizionali, di certo lontana dai drammi shakespeariani o dalle commedie di Goldoni. Qui si tratta di teatro dell'assurdo, di cui Beckett è il maestro. Quest'opera però è particolare, decenni e decenni di critica non hanno ancora messo chiaramente in luce cosa ci sia dietro la lunga attesa dei 2 protagonisti, che soli sul palco, tra dialoghi senza senso e personaggi inquietanti, aspettano un certo "GODOT" che è ben lontano dal manifestarsi.
Anche per via del nome (God in inglese significa Dio) all'inizio ho pensato che questa surreale rappresentazione altro non fosse che la metafora dell'eterna attesa delle conoscenza della verità, del dubbio annoso che attanaglia l'uomo circa l'esistenza o meno di Dio.
Leggendo il libro a questo avevo pensato, mentre poi la rappresentazione scenica sembra muovere più verso un "assurdo integrale", quasi un giocare appunto sulle possibili interpretazioni senza mai in realtà voler esprimere niente di compiuto.
I dialoghi spesso mi sono risultati divertenti, ma in fondo ho provato come una sorta di tristezza, di compassione verso i due protagonisti, personaggi senza senso, senza storia, come piovuti sul mondo senza sapere il motivo dell'esistere. Anche la loro figura potrebbe sembrare una metafora dell'essere umano moderno, almeno a me così è sembrato.
In fondo, questo libro mi è piaciuto proprio perché ben rappresenta questo stato d'animo di eterna attesa: noi tutti siamo in attesa di un
Godot, al quale diamo nomi e significati diversi, ma che non smettiamo mai di aspettare.

 

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