Luoghi delle parole 2010 – Chivasso, Domenica 17 ottobre

Elisa M Postato da Elisa M in Speciali > reportage
Questo reportage è relativo all'evento Festival Internazionale di Letteratura "I Luoghi delle Parole"
Il reportage...

Festival Internazionale di Letteratura “I Luoghi delle Parole”


Ritratto di Cesare Acutis alla ricerca di un mondo troppo presto scomparso

Aldo Ruffinatto e Jordi Virallonga ricordano Cesare Acutis

In questo emozionante incontro, avvenuto nella mattina di domenica 17 ottobre al Teatro Civico, nell’ambito della rassegna Luoghi delle parole, Chivasso ha reso omaggio ad un suo illustre cittadino ma indubbiamente, per chi fosse estraneo al luogo, l’evento ha rappresentata l’occasione di conoscere, a 23 anni dalla scomparsa, una persona eccezionale.

Ricostruita dalla voce dell’amico e collega Aldo Ruffinatto, docente di letteratura spagnola all’Università di Torino, la storia di Cesare Acutis, accademico, studioso, letterato, saggista, critico e traduttore, tra i massimi conoscitori di letteratura spagnola e latinoamericana, appare come qualcosa di straordinario, tanto da andare oltre quel senso di oblio che la morte porta con sè.

Nato a Chivasso nel 1936, Cesare Acutis è figlio di un pescatore del Po, un mestiere di antica tradizione del quale egli andava orgoglioso, e di una maestra, e per un certo periodo anch’egli insegna nella scuola elementare della cittadina piemontese, prima di proseguire la carriera accademica ed esercitare la docenza di letteratura spagnola presso l’Università di Torino.

Dotato non solo di una cultura elevatissima, ma di una personalità naturalmente carismatica e di un irresistibile fascino tanto fisico quanto intellettuale, Cesare Acutis trascinava con sé uomini e donne coinvolgendoli nell’emozione e nel piacere della conoscenza, condividendo le sue letture, i progetti di ricerca, i suoi itinerari critici nell’ampio universo della letteratura spagnola, dal medioevo, alla poesia drammatica di Lorca, ai grandi narratori del Novecento latinoamericano, da Cortazar, a Borges, a Garcia Marquez.

 

Pochi mesi dopo la morte di Cesare Acutis, arriva a Torino, in qualità di lettore in lingua spagnola, il poeta catalano Jordi Virallonga. Completamente estraneo al luogo, egli si trova in una dimensione di “isolamento”, dovuta in parte al carattere solitario dei poeti, e in parte alla totale mancanza di conoscenze nel contesto torinese. Casualmente, il suo studio all’interno dell’ateneo torinese è situato accanto a quello di Cesare Acutis che, per volere di amici e studenti, dopo la morte dello studioso è rimasto completamente intatto.

Aldo Ruffinatto e Jordi Virallonga in un momento dell'incontroÉ così che Jordi Virallonga entra in contatto con Cesare Acutis: attraverso i segni della sua assenza, i libri, gli appunti, le note segnate a margine, frasi e parole scritte su fogli e biglietti, tutte quelle tracce lasciate lungo un’intera esistenza e che gli consentono di conoscere nell’intimo una persona mai incontrata.

Ad un anno di distanza dalla morte, il poeta, insieme ad un gruppo di amici, si reca a Castagneto Po per rendere omaggio alla tomba di Cesare Acutis. Ma il viaggio si rivela inutile, poiché la traslazione da Chivasso a Castagneto Po non è ancora avvenuta, e la piccola comitiva si aggira inutilmente per il cimitero, in cerca dell’amico scomparso. Una situazione insolita, grottesca e divertente, che sicuramente sarebbe piaciuta a Cesare Acutis stesso, e che Jordi Virallonga trasferisce successivamente nella bella e struggente poesia Pretérito Perfetto.

Le testimonianze del pubblico, ex allievi, amici, colleghi, vicini di casa, hanno completato il ritratto di una persona splendida, rimasta dopo tanti anni nella memoria di molti e che, come afferma Jordi Virallonga, che non ha mai conosciuto Cesare Acutis vivo, non morirà mai.

 


La scala per il cielo

Incontro con l’autore Mario Marino

la copertina de "La scala per il cielo" di Mario MarinoPresentato domenica 17 ottobre al Teatro Civico di Chivasso, il romanzo noir La scala per il cielo (Robin Editore), opera dello scrittore e insegnante di lettere Mario Marino, rappresenta la seconda indagine, alquanto complicata, per l’ispettore Sandro Bianco, personaggio creato dall’autore chivassese.

Personaggio peraltro dalla personalità difficile, quasi contraddittoria, colto spesso da dubbi esistenziali e sempre coinvolto in caotiche relazioni tra l’eros e l’amicizia, Sandro Bianco all’inizio di questo inquietante romanzo si trova in Messico, ma viene invitato ad un rapido ritorno a casa, poiché pare che in Italia si stia verificando un’incessante serie di attentati terroristici. A questo punto, l’ispettore non può fare altro se non lasciare l’amica a cui si accompagnava in Messico e fare ritorno, ritrovandosi di fronte il terrificante ritratto di una matrice terroristica di duplice origine, in quanto il terrorismo integralista islamico ha trovato nelle nuove Brigate Rosse italiane il proprio alleato.

É proprio un brigatista, catturato dalla polizia, che sembrerebbe possedere informazioni utili, ma è disposto a rilasciarle solo all’ispettore Bianco, suo amico di infanzia, dando inizio alla nuova, cruenta avventura, alla quale si intreccerà un nuovo intrigo sentimentale.

l’autore Mario Marino durante l'incontroAl di là dalla fantasia della traccia narrativa, l’autore definisce il proprio romanzo un thriller politico, ma anche un romanzo storico, o meglio, il ritratto storico di un’epoca, ispirandosi alle migliaia di manifestazioni di violenza politica avvenute nel periodo tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta, una serie di eventi che dimostrano la limitata sovranità dello Stato, e l’indubbia esistenza di organi occulti che controllano il terrorismo internazionale, che sia di destra o di sinistra.

Del resto, anche nel nostro paese, non siamo estranei a questo genere di elementi oscuri (ricordiamo tutti Licio Gelli), che in qualche modo arrivano a controllare e a manovrare la politica nazionale, senza che, apparentemente, si possa o si voglia contrastarli.

Questo dimostra la debolezza dello Stato, che, quando arriva a tali livelli, rappresenta una minaccia e un rischio per chiunque, in quanto, l’importanza di uno Stato organizzato in modo da contrastare simili entità si dimostra più che mai determinante.

Nella sua trama tipicamente thriller, ricca di colpi di scena e di una certa quantità di violenza, il romanzo include chiaramente riferimenti storici e politici ma, del resto, come afferma l’autore, qualsiasi opera letteraria possiede un proprio orientamento politico, e la storia non è mai l’assolutezza del passato, quanto la sua rilettura a confronto con il presente.

Elisa M

(23 ottobre 2010)

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