Incontro con Bret Easton Ellis (Milano)

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Questo reportage è relativo all'evento Bret Easton Ellis in tour (Milano)
Il reportage...

Incontro con Bret Easton Ellis (Milano)

 

Bret Easton EllisErano le 18 del pomeriggio, quando varcate le porte della Feltrinelli di Piazza Piemonte, pur con un’abbondante mezz’ora di anticipo, ci si ritrovava al cospetto di una -inimmaginata- orgia umana, già stipata nei -non- pochi metri quadrati della sala adibita per questo incontro. Un’atmosfera assolutamente “elettrica”, nella quale nessuno avrebbe saputo scommettere su cosa sarebbe avvenuto di lì a poco.

Da un incontro con un autore “cult”, per più di una generazione di lettori amanti del suo genere, non si sapeva cosa aspettarsi. Anche perché dopo l’intervento di apertura/presentazione a cura del puntuale Antonio Scurati, senza dubbio ben calato nel ruolo di intervistatore critico e del quale rimane -significativo- il pensiero finale con cui esplicita l’intera bibliografia di Ellis:

“… una produzione che mostra con sguardo demitizzante e critico, le psicosi, le crisi, il lato oscuro della società americana in primis e per riflesso anche della società capitalistica…”

ci si sarebbe, forse, attesi il -classico- “copione” di questo genere di incontri: qualche lettura dell’opera presentata, o magari della frase più saliente del suo romanzo o qualcosa di simile.

Per fortuna non abbiamo scommesso... perché avremmo perso!

Infatti, la restante parte dell’incontro è sembrata più vicina ad un grande show, una sorta di tête-à-tête tra un consumato animale (come Ellis ha continuato a definirsi -monkey e animal- per tutta la durata dell’evento) da palcoscenico e il suo -intimo- pubblico.

Bret Easton Ellis, con Paolo Noseda, in un momento dell'incontro a MilanoSupportato dalla grande verve di Paolo Noseda, abbiamo “scoperto” un Ellis affabile e sornione, che pur lamentandosi -neanche tanto scherzosamente- della stanchezza accumulata in questo book-tour -durato 5 mesi- di presentazione di Imperial Bedrooms (Einaudi Edizioni), ultimo romanzo della sua fortunata produzione letteraria, ha alternato battute salaci a momenti di seria riflessione e rivelazione sul “suo” modo di intendere e sentire il mestiere di scrittore.

Parlando di quest’ultima fatica, Ellis ci ha illustrato le vicinanze con il suo romanzo di esordio, Meno di zero, cui si collega dopo un salto di ben 25 anni; ci ha parlato delle pressanti richieste del suo editore, al fine di spingerlo ad accontentare un pubblico vorace e curioso di ritrovare personaggi tanto amati e per troppo tempo abbandonati allo scorrere degli anni, della sua idea iniziale di scrivere una sorta di love-story tra i precedenti protagonisti del primo libro.

Ma ci ha anche svelato la sua personale catarsi emotiva, vissuta durante un recente periodo buio della vita, che ha letteralmente esorcizzato attraverso la scrittura (“I felt and need…” la sua -crediamo sincera- affermazione), sfociata in questa sua ultima opera.

Ma il più del tempo -come detto- è volato nell’ilarità generale tra i suoi “non so/non rispondo” alle domande, anche alcune abbastanza tecniche, rivoltegli prima da Scurati e poi dal pubblico lì presente, fino al sarcasmo e alla coinvolgente irriverenza galoppante delle sue battute e delle sue moine da vera rock-star.

Evidenti sono stati altri due momenti di -vivace- serietà: il primo è arrivato quando ha parlato con profonda consapevolezza del mestiere dello scrittore della sua emotività, che attraverso la scrittura prende forma con così tanta prepotenza e genuina naturalità, da non saper a volte cosa rispondere alla furbizia tecnica dei quesiti posti del pubblico; il secondo quando, con una certa ben celata timidezza, ha risposto alla domanda “Qual è la cosa più brutta che le è capitata nella vita?” -risposta- “Un booktour” -risate generali- “No, scherzi a parte, l’abbandono di mio padre”, qualcosa che -probabilmente- ha segnato e in qualche modo continua a segnare la vita, com’è naturale, di questo caustico autore americano.

Insomma, un evento in cui si è avuta la fortuna di incontrare un “personaggio” -passateci l’accezione- non solo spassoso, ma realmente anticonformista e intellettualmente vivace ed intrigante, come in effetti ci si aspetta da chiunque faccia l’artista a tempo pieno. Il mestiere più bello del mondo.

L’applauso finale e il favore del pubblico son le soddisfazioni che più ricompensano l’esuberanza effervescente di Ellis, che con grande pazienza e disponibilità si è poi concesso alla successiva sfilza -una fila di più di due ore- di autografi e foto-ricordo, che ci ha fatto ben comprendere il motivo delle sue -sempre simpatiche- lamentele.

Un’ultima chicca. Ellis ha raccontato di quando, in occasione del primo incontro di lavoro con Christian Bale -interprete del ruolo del protagonista di American Psycho, Patrick Bateman, nella trasposizione cinematografica del libro- il noto attore si presentò all’appuntamento nei panni completi -capigliatura inclusa!- di Patrick Bateman. E dall’inizio dell’incontro non avrebbe smesso di recitare la parte del disturbato yuppie del libro, finchè il buon Bret -un po’ esausto da questa inattesa performance- non gli avrebbe detto: “hey man, dont worry, you are yet approved!” (“tranquillo amico, la parte è già tua!”). Sadicamente geniale.

andrelebrogge - Claudio B

(18 ottobre 2010)

© 2010 imieilibri.it

 


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  • Francesca M

    Francesca M dice,

    Davvero povero lo scrittore, che se non è un animale da circo nessuno se lo fila…


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