Il mondo come volontà e rappresentazione di Arthur Schopenhauer

Il commento...

Spero, con questo commento, di invogliare qualcuno a leggere Schopenhauer, perchè ritengo che ne valga veramente la pena!
Il mondo come volontà e rappresentazione è una delle opere più importanti e originali della storia della filosofia. L'autore, Arthur Schopenhauer, è una figura atipica nel panorama filosofico tedesco, per una serie di motivi riassumibili nel fatto che le sue argomentazioni anziché essere espresse attraverso i concetti tipici del pensiero Europeo sono spesso (anche se non bisogna generalizzare) tratte da un sistema di pensiero tipicamente Orientale. Sono infatti soventi i confronti con il Buddismo, e ancor più frequenti le citazioni dai "Veda", i testi sacri dell'induismo. Forse è proprio questo che mi ha sempre incuriosito ed attratto di Schopenhauer, ovvero il fatto che pur essendo un pensatore che usa strumenti argomentativi tipicamente europei, finisce poi con l'esprimere concetti più vicini alle filosofie-religioni orientali. Il suo indicare nella incessante e inestinguibile volontà dell'uomo di aspirare sempre a qualcosa di ulteriore la vera fonte dell'angoscia umana mi trova completamente d'accordo: perché noi uomini, dobbiamo ammetterlo, non riusciamo mai ad accontentarci di ciò che abbiamo, e una volta raggiunto qualcosa sentiamo il bisogno di puntare a qualcos'altro, e soffriamo ogniqualvolta non riusciamo ad ottenerlo.
Il libro in questione è suddiviso in 4 parti: "il mondo come rappresentazione" (il mondo è oggetto del soggetto), "il mondo come volontà" (in cui la volontà è principio cardine del vivere), di nuovo "il mondo come rappresentazione" (con trattazione dell'estetica come contemplazione) e infine la conclusione de "il mondo come volontà" (affermazione e negazione della volontà di vivere). Il radicale pessimismo schopenhaueriano porta a vedere l'uomo come essere prigioniero del proprio VOLERE, ma difficilmente la vita permette di realizzare le proprie volontà, pertanto l'uomo è condannato al dolore. Per non soffrire occorre non volere: questa è la formula dell'eterna infelicità umana, che per guarire deve puntare alla "
NOLUNTAS", all'assenza di volontà, come insegnano appunto anche i testi buddisti.

É una saggezza, quella schopenhaueriana, che molti troveranno troppo "cupa", troppo negativa, ma personalmente la ritengo una filosofia molto molto profonda.

 

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