I conti con la storia di Paolo Mieli

Il commento...

“I conti con la storia”
Per capire il nostro tempo
di Paolo Mieli

“Alla fine la storia, anche se ha dei pessimi alunni, in qualche modo insegna” (V. Arrigoni)

Nell’Atene del V secolo un sagace politico, Trasibulo, impose il cosiddetto “Patto dell’Oblio”; a seguito della turbolenta e sanguinosa gestione operata nella polis dai Trenta Tiranni, infatti, egli impedì ai suoi concittadini di perpetrare una caccia all’uomo pericolosissima per la sopravvivenza dell’intero corpo cittadino. Quest’operazione, tra le altre, gli conferì il lusinghiero appellativo anèr agathòs coniato da Senofonte, ossia “uomo giusto”: di certo, il condottiero aveva compreso quanto fosse importante non solo ricordare ma, talvolta, anche saper dimenticare.

Il libro di Paolo Mieli gioca, sin dal titolo -“I conti con la storia” (disponibile su Amazon/laFeltrinelli/IBS/inMondadori)-, sul duplice binario storico della memoria e/o dell’oblio, entrambe componenti necessarie non solo per la cristallizzazione del tempo trascorso, ma anche per gli sviluppi futuri di ogni società.

Trascrivere il passato dunque, interpretarlo con le proprie specifiche categorie, applicare -anche involontariamente!- delle distorsioni funzionali a quanto si vuole tramandare sono perciò aspetti fondamentali di quei “conti con la storia” su cui l’autore invita a riflettere. I numerosissimi esempi addotti dall’autore per esemplificare il tortuoso percorso di costruzione della memoria civica (dalle peregrinazioni di Sartre in una Parigi occupata dai nazisti alla tratta degli schiavi, operata non solo dagli europei) costituiscono una materia malleabile per esplicitare come lo storico non si sia mai limitato alla mera trascrizione evenemenziale dei fatti, in una sorta di scialba cronaca ad annum, ma abbia sempre manipolato le informazioni in suo possesso, spesso scarse o parziali, a volte inseguendo il miraggio di una verità oggettiva ed incontestabile, altre manipolando con abilità i dati per eternare un punto di vista funzionale allo scopo preposto.

Un altro aspetto focale del testo di Mieli è il tema del compromesso: un intero capitolo infatti, “Mosche e scarafaggi: quando i compromessi fanno la storia”, è dedicato all’analisi di un’operazione spesso considerata insoddisfacente (se non addirittura criminale!) e qui presentata invece come una delle strategie sanatorie più efficaci, di biblica memoria. Già l’episodio di Naaman infatti, comandante dell’esercito arameo ammalatosi di lebbra, concorre ad evidenziare quanto la mediazione sia spesso l’unico strumento capace di sciogliere le più spinose situazioni: Naaman, guarito da Elia, promette di adorare soltanto Dio; poco dopo, tuttavia, chiede di essere perdonato qualora dovesse venerare l’idolo aramaico Rimmon per volere del suo re… ed il profeta acconsente!

Altro spettro d’indagine è l’evento storico così come narrato dalla vulgata: un’analisi attenta può far vacillare le credenze comuni più usuali, come ad esempio celebre ribellione di Spartaco, il gladiatore di origine tracia che nel 63 a.C. si rese protagonista di uno dei tentativi rivoltosi capaci di far scricchiolare il solido potere centrale di Roma. La fuga di Spartaco e compagni è stata spesso in chiave di eroica lotta di classe. Applicare un’etichetta simile ad un’epoca in cui il concetto di “classe” è di difficile definizione è già di per se alquanto equivoco; se poi leggiamo in filigrana solo taluni aspetti di tale sommossa, senza considerare la globalità del tentativo (il quale, peraltro, non era certo il primo) risulta evidente come tale esegesi sia inapplicabile ed errata.

Di particolare interesse è poi l’approfondimento circa la memoria italiana, “storie e personaggi di un paese diviso”, dove si toccano alcuni dei “nervi scoperti” del nostro passato più recente; Paolo Mieli rielabora anche in questo caso la tradizione storicistica, attento a segnalare i punti cruciali di un dibattito ancora insanato (basti pensare al clamore degli scritti di G. Pansa…)

La raccolta di articoli e saggi confluita in questo denso e corposo libro aiuta dunque il lettore non tanto nel formulare una propria opinione circa i numerosissimi eventi citati -i due millenni circa coperti non consentono di approfondire tutte le vicissitudini a cui si fa riferimento- quanto nel proporre nuovi stimoli e nel fornire un metodo d’approccio alle fonti, antiche come moderne. Se da un lato infatti la menzione di precise coordinate storiche possono indurre ad ulteriori indagini (del resto, lo stesso padre fondatore della storia, il greco Erodoto, aveva così titolato la sua opera), dall’altro la critica applicata alla lettura spiega come sia facile cadere di costruzioni a posteriori, prive di solidi agganci interpretativi e frutto di interpolazioni successive.

Metodo ed esempi si combinano così in un ricco insieme biunivoco; spiegandosi vicendevolmente, i due elementi fondanti del testo di Mieli compongono un ricchissimo mosaico utile per operare un carotaggio negli avvenimenti storici scevro da ogni pregiudizio o ingenuità.

Caterina M

© 2014 imieilibri.it


Paolo Mieli, “I Conti con la storia” - Edito da Rizzoli

Disponibile su:

- Amazon
- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 

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