Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio

Il commento...

“Il bordo vertiginoso delle cose”
di Gianrico Carofiglio


Su Amazon/laFeltrinelli/IBS/inMondadori

“Se qualcuno mi avesse chiesto allora che cosa detestavo, credo che avrei risposto più o meno così: la mediocrità (era una parola che avevo imparato da poco e che mi piaceva molto usare), la prepotenza, il conformismo e il fascismo. Un’impostazione, potremmo dire, alquanto generica. Anche se, a pensarci adesso, tutto sommato condivisibile…”

È un viaggio nel passato quello che Enrico Vallesi, il protagonista de “Il bordo vertiginoso delle cose” (disponibile online su Amazon/laFeltrinelli/IBS/inMondadori) compie fin dalle prime pagine del romanzo.

Gianrico Carofiglio ci racconta di uno scrittore che decide, a un certo punto della sua vita, di prendere un treno e tornare a Bari, dove è nato e cresciuto. Là ci sono suo fratello, la sua infanzia e soprattutto la sua adolescenza. Là c’è il ricordo del primo amore, quello per Celeste, la professoressa di filosofia, e c’è quell’amico, Salvatore, che adesso è in prigione e che un tempo era stato per lui fascino e mistero. Gli aveva insegnato a fare a botte, quel Salvatore.

Tornare indietro, per il protagonista, significa riconsiderare il proprio passato e dargli un altro significato. Significa anche confrontarsi con il fratello, Angelo, che non vede da anni e che ormai è quasi un estraneo.

“È una sensazione bizzarra, arrivare nella tua città -insomma: quella che un tempo era la tua città- e ritrovarti nel ruolo del turista. Non solo per il fatto di starci in albergo, o qualcosa di simile, ma perché ti vengono presentate come entità esotiche e ricche di fascino cose che per te sono sempre state normali, parte di uno scenario personale allargato ma consueto…

I ricordi di Enrico Vallesi ci vengono narrati in prima persona e piombiamo in un mondo che sembra essere rimasto segreto per lungo tempo. Spesso sono episodi banali, di un’infanzia in cui facilmente ci si può riconoscere: le paure da ragazzino, le passioni, quella per la chitarra e per la scrittura, gli episodi imbarazzanti che non si è mai confidato a nessuno. A volte, invece, il protagonista racconta qualcosa che fa rabbrividire. Una violenza precoce, qualcosa di diverso. Un lato oscuro.

“Ma da quel pomeriggio all’oratorio qualcosa era cambiato e nulla sarebbe tornato come prima. Quei pugni in faccia mi avevano fatto intuire una parte di me ­­- una creatura sconosciuta in agguato nella penombra- cui non mi piaceva pensare…”

Riconoscere l’esistenza di questo lato oscuro è il primo passo per superare il confine delle cose, per ritrovarsi dall’altra parte, rispetto alla quotidianità delle nostre giornate.

In questo romanzo Carofiglio ci invita anche a una riflessione sulla memoria. Le parti di narrazione in cui, attraverso un dialogo, una spiegazione filosofica o semplicemente un pensiero, si indaga sul ricordo, sono senza dubbio le più affascinanti. Il protagonista arriva anche a chiedere ad Angelo, suo fratello, cosa ricordi di lui, per confrontare le loro versioni e convincersi sempre più di quanto un dettaglio del passato possa essere ingigantito, trasformato o addirittura cancellato dalla nostra mente.

“Dicono che la memoria non sia materiale registrato come una pellicola e depositato per sempre da qualche parte del cervello. Dicono che sia qualcosa di molto più complicato, molto più sfuggente: molto più simile a dipingere un quadro che a proiettare un film…”

Un altro aspetto che fa di questo romanzo un piccolo capolavoro è quello di una strana e affascinante saggezza che emerge dai dialoghi con le persone comuni che il protagonista incontra nel suo ritorno a Bari e con cui si ferma a chiacchierare.

Queste persone, passeggeri, una barbona, un pescatore, con frasi semplici regalano moniti di vita e si agganciano alla perfezione col senso di tutta la storia.

- «Mai preso un pesce in vita mia. Sono venuto qui due volte, non ho pescato niente e ho rinunciato. Non sono mai stato bravo a gestire le frustrazioni»

- «Forse non usava l’esca giusta. È un errore comune. Non solo nella pesca»


(fonte: scattidigusto.it

SilviaM

© 2014 imieilibri.it


Gianrico Carofiglio, “Il bordo vertiginoso delle cose”
Edito da Rizzoli

Disponibile online su:

- Amazon
- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 

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