Marina Bellezza di Silvia Avallone

Il commento...

“Marina Bellezza”
di Silvia Avallone


Su Amazon/IBS/laFeltrinelli/inMondadori

“Diventare adulti significa saper distinguere la realtà dal desiderio, pensò Andrea; saper rinunciare, all’occorrenza, al desiderio. Saperlo nominare, ridimensionare. Il desiderio fa parte della vita, al pari della violenza. Diventare adulti significa gestire il desiderio e la violenza.”

C’è ancora la provincia a fare da sfondo gestaltiano alle vicende di “Marina Bellezza” (disponibile online su Amazon/IBS/laFeltrinelli/inMondadori), ultimo romanzo di Silvia Avallone.

Come nell’opera prima “Acciaio” (leggi un commento sul libro), la giovane promessa della narrativa nostrana, sembra, infatti, scovare tra le pieghe di chi vive ai margini, lontano dall’enclave politica, economica e strategica della società, storie che, sotto un carapace di apparente resistenza, mal celano i segni di un perfetto adeguarsi ai tempi. A dispetto di paratesti -copertina, in primis- che strizzano l’occhio a sobborghi americani maledetti e affascinanti, sono questa volta le natie montagne biellesi, una terra di spaccapietre, di cercatori d’oro, di migranti. Una frontiera al contrario, non da conquistare ma da cui allontanarsi”, dove se qualcosa di vagamente americano c’è, è il sogno a stelle e strisce della protagonista e di decine di ragazzine come lei di sfondare grazie a un talent.

“Si sono susseguite epoche, nella Storia, in cui il fine era conoscere il mondo, esplorarlo, sentirne la vastità, il mistero. Questa invece, nel secondo decennio del ventunesimo secolo, era l’epoca in cui il fine non era più perdersi nel mondo, ma esserlo, sostituirlo, riassumerlo tutto dentro di sé. Era una guerra tra pionieri della visibilità, non del mistero. Una lotta all’ ultimo sangue tra chi riusciva a conquistarsi più spazio nei media, non sulla Terra. Un far west virtuale, ma non per questo meno feroce.”

Figlia ideale di un tempo che concede a chiunque il famoso quarto d’ora di celebrità, Marina Bellezza -singolare e un po’ retrò, una volta appurato che non ha niente a che vedere con poetici paesaggi marini, sembra la scelta editoriale di un titolo che è esattamente il nome della protagonista- è una ventenne come tante, che ascolta Justin Bieber e Bruno Mars, veste abiti succinti e glitterati e ha il dono di una voce magnifica. Un talent, un riscatto promesso che passa dal diventare finalmente qualcuno e, soprattutto, dalla disponibilità di soldi facili, gli eccessi patinati di un mondo, quello dello spettacolo, in realtà solo accennato nel romanzo, la trasformano, però, presto, nella caricatura di una starlette di provincia, superficiale e scostante, convinta di poter tenere in pugno chiunque con i suoi capricci e apparentemente incapace di rapporti umani sinceri.

Il risultato? Un personaggio eccessivo, tra il barocco e l’espressionista, che, nonostante ciò, sembra mancare di profondità, essere poco più dei coloriti insulti rivolti alle rivali, col rischio di rendere praticamente impossibile qualsiasi moto di empatia nei suoi confronti, anche di fronte al passato ingombrante di cui è vittima.

Attorno a lei, forse anche per contrappasso, gravitano personaggi deboli, attanagliati dal dubbio, incapaci di decidere e di dare una sterzata definitiva alle loro vite.

Come Elsa, la coinquilina che passa le giornate tra le pagine di Gramsci, la tesi di dottorato da scrivere e i versi di Mandel’štam, forse segretamenteinvidiosa della vita di Marina. O come Andrea, che ha mollato l’università e si accontenta di un posto precario alla biblioteca di paese ma sogna di tornare a fare il mestiere del nonno, il margaro, immerso tra pascoli e vacche. Tutti, però, nascondono il loro segreto, pronto a esplodere e a travolgerli in un amarcord dal sapore amaro.

«Io ho una mia teoria su cos’è la libertà» proseguì, sollevando la testa. Quella parola suonava strana pronunciata da lei, come una cosa stupida o che non c’entrava niente. (...) «La libertà non è una cosa positiva, è una cosa che ti fa un male cane. Però alla fine ci devi passare, per forza.»

(Oltre) cinquecento pagine sono forse un po’  troppe per una storia -quella dello straordinario successo e della carriera precoce di Marina? quella del matrimonio improvvisato con Andrea? o del triangolo amoroso di cui sono vittime?- che eccede di eventi ma che, in fondo, manca di veri turning point e sembra fluttuare dietro i moti oscillatori dell’animo indeciso di Marina. Ma non lo sono, di certo, per tratteggiare i confini di un tempo di frontiera, indefinito e indefinibile, ontologicamente dubbio, come è il passaggio all’età adulta. Stretti tra genitori ingombranti e da assumere, al massimo, come modelli al contrario -un padre ex-sindaco e filo-berlusconiano che non può non trovare di cattivo gusto il ritorno alla terra, nel caso di Andrea e una madre alcolizzata e un padre imprenditore alla deriva, nel caso di Marina- e un passato irrisolvibile dalle tinte inquietanti che, prepotente, continua a riproporsi, non c’è da stupirsi, infatti, che, anche cresciuti nell’idillico mondo protetto delle montagne, non sappiano guardare dritto negli occhi il loro futuro.

“Erano soli al mondo, lo erano sempre stati. E questo non era un mondo qualsiasi, ma una frontiera ripida e desertica, in cui non esistevano certezze, in cui il futuro era inimmaginabile.”

Dalla narrativa alla riflessione sociologica, allora, il passo è breve e se il progetto di un bildungsroman si perde tra gli eccessi ingiustificabili di Marina Bellezza, Silvia Avallone riesce, però, nel fotografare uno spaccato inconfondibile della crisi, sociale prima che economica, che stiamo vivendo.

I tratti essenziali? Il gap generazionale tra padri che, più che lavorare per il futuro dei figli, sembrano averlo inevitabilmente precipitato verso la rovina e figli che, proprio per questo, non possono che sostituire un certo desiderio di revenge alla gratitudine. Ma, soprattutto, il mito di una devolution, il ritorno nobile alla campagna, agli antichi mestieri, alla possibilità di vivere nella perfetta armonia con i cicli della natura che, in tempi di spread, precariato e cassa integrazione, insieme al “piano B” della narrativa (leggi, a proposito, lo “speciale” sulla letteratura della crisi), è l’alternativa di tanti giovani anche italiani.

ViDa

© 2014 imieilibri.it


Silvia Avallone, “Marina Bellezza” - Edito da Rizzoli

Disponibile online su:

- Amazon
- IBS
- laFeltrinelli
- inMondadori

 

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