Amanti e regine. Il potere delle donne di Benedetta Craveri

Il commento...

“Amanti e regine. Il potere delle donne”
di Benedetta Craveri


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

“A voler ignorare sistematicamente la violenza ed il potere delle donne, a proclamarle sempre oppresse e quindi innocenti, si dipinge una umanità divisa in due che non corrisponde alla verità…”
(Élisabeth Badinter)

Per parafrasare un vecchio film anni Quaranta, anche il perfidissimo libro di Benedetta Craveri, “Amanti e regine. Il potere delle donne” (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori), è tutto “arsenico e vecchi merletti”; nella sfavillante corte francese dell’Ancien Régime sfilano infatti delle efficacissime figure femminili, avvolte nelle spire di potere, desiderio, amore e riscatto.

Su ognuna di queste ricche, sfacciate, ambiziose donne molto si era già scritto; migliaia di monografie o contributi specifici hanno già scandagliato, esaltando o denigrando, regine quali Caterina de’Medici, la marchesa di Pompadour o l’inflazionatissima Maria Antonietta. Eppure, qui ci confrontiamo con una vera e propria galleria di ritratti, con una serie icone -ora avventurose, ora romantiche- dai primi decenni del XVI secolo sino alla fine del XVIII. Le loro fortune altalenanti, la loro bellezza, le loro trame politiche si intrecciano così un susseguirsi di “gemme della storia” (la definizione è di Natalia Aspesi) capaci di illuminare non solo questo particolare momento dello stato francese, ma l’intera storia delle donne.

Ecco allora come tra veleni ed intrighi, tra rocambolesche ascese al potere (ed altrettanto fulminee cadute) il lettore rimane stregato dal potere affabulatorio di queste eroine; come non sodalizzare, ad esempio, con l’eterea Gabrielle D’Estrées, l’amante di Enrico IV appellata dalla regina di Navarra “bagascia”?
Del resto, la pessima reputazione che accompagnava la fanciulla non era estranea alle donne della famiglia; la nonna vantava di esseri intrufolata, seppur di sfuggita, sia nel letto di papa Clemente VII, sia in quello di Francesco I. La madre poi, soprannominata assieme alle sue sei sorelle “i sette Peccati Capitali”, abbandonò sia la prole che il marito per fuggire assieme all’ultimo dei suoi amanti, e morire con lui di morte violenta (dopo aver generato un’altra figlia…)

Alcune di queste donne, ben intenzionate a smentire le amare parole, datate al 1626, di Marie de Gournay (“Fortunato sei tu, Lettore, se non appartieni a quel sesso che, privato della libertà, è interdetto da tutti i beni…. Un sesso a cui, come sola felicità, come uniche e sovrane virtù, si lasciano l’ignoranza, la servitù e la facoltà di passare per stupido, se questo gioco gli piace…”) hanno avuto successo o, come la povera Gabrielle, sono rimaste vittime della loro stessa ambizione; eppure, anche coloro che hanno fallito nell’intento di esercitare una potente influenza sul potere monarchico, si sono imposte sulla moda, sul gusto culturale, persino sul mecenatismo artistico e letterario di corte.

I letti dei re di Francia non sono dunque che il primo palcoscenico dove affermarsi; in quello che Natalia Aspesi ha definito “un vorticare di drappi e lini, tra puzze e profumi, tra parrucche e belletti, nascevano alleanze e guerre”. Legittime o meno, queste donne -dismesse le sontuose vesti ufficiali- rivelavano la propria indole ed i propri capricci, piegando il talamo reale ai loro desideri, almeno fin quando non erano sostituite da nuove, appetibili giovani senza scrupoli. Eppure, anche questo rocambolesco turbinio di fascino e sensualità, mai disgiunto da un certo brio intellettuale, era destinato ad appassire; con il regno di Luigi XIV, queste affascinanti sirene scomparvero.

Divenute oggetto di aperte ostilità, messe alla berlina, soffocate dal protocollo sempre più rigido; la corte si svuota di pizzi e letture, riacquista il cipiglio maschile ed è ben intenzionata a non lasciarsi più guidare da questo stuolo di Circi.


fonte: Fondazione Enrico Mattei

Dovrà passare più di un secolo prima che le donne rivendichino di nuovo libertà, autonomia, diritti; ad ogni modo, la lezione assimilata nei “ruggenti” anni della corte francese non sarà mai dimenticata. Per quanto immaginario, è suggestivo pensare alle icone moderne, da Madonna alla principessa Kate, come figlie indirette di Anna d’Austria o di Athénais de Montespan: certo è che tante di quelle trasgressioni, deviazioni all’etichetta, strappi alle regole erano già stati compiuti nel frizzantissimo XVI secolo.

Caterina M

© 2014 imieilibri.it


Benedetta Craveri, “Amanti e regine. Il potere delle donne” - Edito da Adelphi
Disponibile online su:
- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 

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