Lunar Park di Bret Easton Ellis

Il commento...

“Lunar Park”
di Bret Easton Ellis


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

«Sei una perfetta caricatura di te stesso.
Jayne lo disse dopo avermi squadrato con aria confusa e chiesto esplicitamente come mi sarei travestito per la festa di Halloween che avremmo dato quella sera, e dopo che le avevo risposto che mi sarei semplicemente travestito da “me”…»

Prendete uno degli scrittori più controversi della letteratura americana contemporanea, il personaggio del suo romanzo più venduto che, improvvisamente, si materializza nella cornice iperrealistica della sua stessa esistenza e una buona dose di “spirito di Halloween” a dare sapore a una vicenda già sovrabbondante di situazione narrative e spunti di riflessione. Il risultato? Sarà qualcosa di simile a “Lunar Park” (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori) di Bret Easton Ellis. Quattordici anni dopo aver sconvolto l’America (e non solo) con “American Psycho” (leggi un commento sul libro), il padre dell’affascinante e terribile Patrick Bateman torna, infatti, in libreria con un romanzo dalla natura indecidibile.

Da un lato non mancano, infatti, i tratti caratteristici della scrittura di Ellis, come la straordinaria abilità da ritrattista sociale. Dopo aver dipinto gli spietati e affascinanti yuppies degli anni Ottanta, infatti, sembra mettere al vetrino, qui, gli anni Duemila e i miti dell’efficientismo e le personalità narcisistiche che hanno contribuito a creare.

A fare le spese di una generazione di padri cresciuti, forse proprio in quegli stessi anni Ottanta, nell’indifferenza -intesa anche come semplice mancanza di discrimine- e in una sorta di apatia “tossica”? I figli che, costretti a frequentare scuole esclusive e ad impegnare  ogni singolo minuto del tempo libero con lezioni di yoga e altri “intensivi” programmi ricreativi, sembrano non riuscire ad andare avanti senza ingurgitare dosi massicce di psicofarmaci e, intanto, fantasticare fughe (im)possibili in fantastici “lunar park” dove, finalmente, smettere di essere adulti in fasce e ritornare a “fare” soltanto i bambini.

“La noia e i cliché della provincia soffocavano qualsiasi entusiasmo per la mia nuova vita di uomo deciso a trasformarsi nell’adulto responsabile  che probabilmente non sarebbe mai diventato […] Eravamo un gruppo qualsiasi di normali papà,insomma, e ci crogiolavamo nella morbida luce del benessere che avevamo creato unendoci alle nostre genericamente belle consorti nel tentativo di assicurare un posto al sole ai nostri figli perfetti.”

D’altro canto, però, un romanzo come questo sembra pensato per infrangere qualsiasi convenzione narrativa. Se le prime pagine di un libro costituiscono, infatti, una sorta di “patto narrativo” tra autore e lettore che portano quest’ultimo a prestarsi volontariamente a quel gioco illusorio di credere vero ciò che, invece, è palesemente frutto dell’inventiva narrativa, in “Lunar Park” il processo è fuorviante e macchinoso. Una (lunga) premessa sembra, infatti,  ripercorrere la genesi del romanzo, descrivere situazioni, ricostruire ambientazioni e anticipare o chiarire la materia narrativa successiva, regalandole una chiara impronta autobiografica.

«Be’ fare il marito non è un problema, ma la parte paterna è un po’ più difficile» -dissi- «Papà mi dai un succo di frutta?» «Che ne dici in un bicchiere d’acqua tesoro?» «Papa?» «Sì?» «Mi dai un succo di frutta?» «Che ne dici invece di un bicchiere d’acqua tesoro?» «Papà, mi dai un succo di frutta?» «Okay, tesoro, vuoi un succo di frutta?» «No, fa lo stesso, dammi solo un bicchiere d’acqua.» è come provare e riprovare di continuo una pièce di Beckett, cazzo.

La storia di uno scrittore che, all’apice (o forse all’atto finale?) del successo, reduce da un neverending tour di presentazioni dell’ultimo best seller e in pieno rehab dall’overdose di alcool, droghe, donne che è stata la sua vita fin lì,  decide di trasferirsi a vivere con quel che resta della sua famiglia e provarsi nel (inadeguato?) ruolo di padre? È quasi scontato che, complice una serie di dettagli biografici  imprescindibili, appaia chiaramente all’occhio del lettore come quella dello stesso Ellis. Ed è a questo punto che la straordinaria magia orrorifica dello scrittore è compiuta.

Un uomo dalle sembianze inequivocabili di Patrick Bateman che, improvvisamente, compare durante la festa di Halloween. Un Furby -il pupazzo meccanico tanto in voga tra i preadolescenti degli anni duemila- che, approfittando della distrazione della piccola proprietaria, si anima con effetti inquietanti. Uno studente del college che appare e scompare e che come elaborato finale consegna la bozza originale, gelosamente custodita da Ellis, di “American Psycho” (leggi un commento sul libro).
La storica automobile del padre, ormai morto, quotidianamente posteggiata a pochi isolati da casa. Ma, soprattutto, una serie di assassini che sconvolgono la città e che sembrano emulare quelli, terribili, di cui si è macchiato Patrick Bateman. La sfida, l’arduo “lavoro” che Ellis sembra proporre al lettore è proprio quella di trovar spazio a elementi come questi dentro la trama autobiografica del romanzo. O, nell’impossibilità di farlo, di svelare la costruita inattendibilità di un narratore che mente sapendo di dire la verità.

“Guarda com’è nero il cielo, mi disse lo scrittore. Sono stato io a farlo così…”


© Andrea Sampoli - fonte: fotocommunity.it

Il risultato? Un romanzo indecidibile appunto e dal carattere allucinatorio -tanto che sembrerebbe lecito, per ogni sequenza, chiedersi, in un continuo confondersi di piani, se non sia in realtà frutto del delirio drogato (o da astinenza) dell’istanza narrativa. E se c’è chi ha definito “Lunar Park” come il miglior esempio recente di auto fiction -con in mezzo un caleidoscopio di spunti di riflessione, dalle dipendenze all’infanzia negata, passando per le scomparse inspiegabili e gap generazionale padri/figli-  innegabile è il suo valore metaforico rispetto al potere costruttivo e illusorio dello scrittore nell’atto narrativo. Con un paradosso, che, contro ogni possibile previsione, lo scrittore appare come uno stregone che ha aperto il vaso di Pandora, scatenando forze malefiche che lui stesso è incapace di gestire e di cui è la prima vittima. E quasi a dire, la veglia dello scrittore genera mostri.

ViDa

© 2014 imieilibri.it


Bret Easton Ellis, “Lunar Park” - Edito da Einaudi

Disponibile online su:

- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 

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