Il Signore della Svastica di Norman Spinrad

Il commento...

Perché leggere: “Il signore della svastica” (The Iron Dream, 1972)

Norman Richard Spinrad (New York, 1940) definisce se stesso come anarchico e sindacalista ancor prima che come scrittore. Queste auto-definizioni dovrebbero iniziare a dare una misura del personaggio. Ma per dare qualche altra idea su che razza di tipo sia questo Spinrad, posso aggiungere anche che molti dei suoi romanzi ebbero, e alcuni hanno tutt’ora, notevoli problemi a trovare un editore a causa dei loro contenuti fortemente politici, che la pubblicazione di Jack Barron e l’eternità (Bug Jack Barron, 1969) gli causò una pubblica denuncia da parte di un deputato al parlamento inglese, e che il romanzo che vi consiglio oggi, Il signore della svastica, fu per ben otto anni bandito dalla Germania.

Il signore della svastica, come del resto tutte le opere di Spinrad, presenta numerosi elementi originali, a partire dal fatto che non si pone come un romanzo dello stesso Spinrad bensì come “Norman Spinrad presenta: IL SIGNORE DELLA SVASTICA, Romanzo di Adolf Hitler”

Il romanzo è strutturato in tre parti. La prima, brevissima, che fornisce la chiave di lettura, contiene una breve biografia dell’autore e qualche nota pubblicitaria dell’editore. Qui veniamo a sapere che Hitler, dopo una breve esperienza di militante politico in Germania, nel 1919 si trasferì negli USA intraprendendo la carriera prima di illustratore e poi di scrittore di fantascienza.

La seconda parte, che poi è il romanzo vero e proprio, essenzialmente racconta in chiave fantastica l’ascesa del nazismo e lo svolgimento della seconda guerra mondiale quale sarebbe dovuta essere secondo la fantasia dell’autore (Hitler), senza cioè l’intervento nel conflitto degli Stati Uniti, in un mondo post-atomico in cui il comunismo di stampo sovietico ha preso il sopravvento all'interno dell'europa (sottintendendo in questo modo che nella nostra realtà, lo sviluppo delle dittature nazi-fasciste abbia funto da freno a tale ascesa).

La terza parte, attribuita al critico letterario Homer Whipple e scritta qualche anno dopo la pubblicazione del romanzo hitleriano (per la precisione, il romanzo fu pubblicato nel ’54, postuma di un anno rispetto all’autore, mentre la postfazione sarebbe del ’59) , è un analisi delle qualità, ma soprattutto dei limiti, dell’opera di Hitler, e dei motivi del successo da essa ottenuto presso il grande pubblico.

Il libro contiene una quantità di spunti e di implicazioni notevole. Innanzitutto può essere letto come un’ucronia (una storia alternativa del nazismo e della seconda guerra mondiale) all’interno di un'altra ucronia (cioè un mondo in cui Hitler non ascese al potere e in cui non avvenne la seconda guerra mondiale).

C’è anche, nel successo attribuito al romanzo fascistoide di Hitler, una pesante, anche se sottile, critica rivolta a una certa componente della letteratura fantascientifica dei primordi, e per traslazione, a tutta una parte della società americana dell’epoca.

Nella parte conclusiva, inoltre, nelle considerazioni di Whipple, Spinrad fa una pungente satira dell’incapacità delle critica letteraria (ma anche, cosa assai più importante, degli storici) di andare oltre il fatto compiuto. Incapacità questa che rende inetti, allo stesso modo, ad analizzare con lucidità gli avvenimenti del presente e di comprenderne le implicazioni. Vorrei segnalare anche, nella parte iniziale, l’elenco di titoli degli altri romanzi di fantascienza di Hitler, veramente da ridere.

Riguardo al romanzo vero e proprio, oltre alla trama, che come ho già detto racconta le fantasie di potenza di Hitler, non c’è molto da dire. è ossessivo, mal scritto, stupido nei presupposti e nello svolgimento, intriso fino al midollo di pregiudizio genetico e razziale. Del resto, come credo sappiate tutti, Hitler non è mai stato considerato un genio della letteratura, nemmeno dai suoi ammiratori più devoti.

Allora perché leggerlo? Si parla tanto della sospensione dell’incredulità necessaria (e più che mai nel genere fantastico) alla fruizione di un opera letteraria di fantasia. Ebbene, non è questo che Spinrad chiede ai suoi lettori, semmai esattamente i contrario. Questo romanzo, cioè, diventa godibile solo quando il lettore tenga il distacco più completo dalle vicende narrate, ricordando sempre che ciò che sta leggendo è opera di un certo Adolf Hitler, e riportando all’immagine dell’autore ogni goffaggine descrittiva, ogni imprecisione narrativa, l’estrema ripetitività del linguaggio. Si tratta di un godimento intellettuale, un gioco continuo fatto di citazioni, richiami alla Storia, ironia sul significato psicologico del nazismo/fascismo e sulle motivazioni profonde che ne hanno decretato il successo (e qui segnalo che col termine fascismo, riferito alla letteratura di Spinrad, va intesa una forma mentis più che il movimento politico in sé).

Vi parrà che a questo punto abbia raccontato sin troppo di questo romanzo, ma se deciderete di leggerlo, e ve lo consiglio caldamente, vi accorgerete che ci sono un bel po’ di cose su cui ho preferito tacere per non rovinarvi le sorprese. E qui mi fermo.

Buona lettura.

 

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