Vita di un uomo: Francesco d’Assisi di Chiara Frugoni

Il commento...

“Vita di un uomo: Francesco d’Assisi”
di Chiara Frugoni

“Se avete uomini che escluderanno una qualsiasi delle creature di Dio dal rifugio della compassione e della pietà, avrete uomini che trattano nello stesso modo i simili. Non ferire o umiliare i nostri fratelli è il nostro primo dovere verso di loro, ma non è sufficiente fermarsi lì. Abbiamo una missione più alta: essere loro di servizio dovunque ne abbiano necessità” (San Francesco d’Assisi)

Tracciare una biografia è sempre materia affascinante e pericolosa, specie se il soggetto esaminato non è un semplice uomo, ma addirittura uno tra i più celebri santi della chiesa occidentale. Una figura forte e controversa, “il giullare di Dio”, la voce gioiosa del medioevo, il patrono d’Italia: San Francesco d’Assisi, fondatore dell’ordine francescano e autore del “Cantico delle creature”, testo tanto apprezzato da rendere il suo autore uno degli iniziatori della nostra tradizione letteraria.

Il testo di Chiara Frugoni, “Vita di un uomo: Francesco d’Assisi” (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori), nell’affrontare questa difficile “icona” si rivolge ad un pubblico eterogeneo, utilizzando un linguaggio preciso e schietto; nessuna informazione è data per scontata, nessun passaggio cruciale della vita di Francesco -che, come ricorda il titolo, è un uomo prima che un santo- non viene valorizzato.

Ecco allora che la figura di Francesco viene plasmata sin dall’infanzia, in un’agiata famiglia mercantile, imbevuta di letture cavalleresche; scopriamo un bambino che amava il francese (la mamma, la nobile Pica Bourlemont, vantava origini d’oltralpe) e le vite avventurose dei prodi paladini di cui sognava di imitare le gesta.

Crescendo, l’intelligente e vivace ragazzino diviene un adolescente inquieto e ambizioso: nel 1154, durante la guerra che contrappose Assisi a Perugia, il giovane fu catturato e incarcerato. Fu proprio questo periodo di forzata reclusione ad indurlo a profonde riflessioni su come stava conducendo la sua vita, vita che sarebbe stata a breve sconvolta da una conversione tanto profonda quanto repentina.

L’ultimo atto di questo conflittuale e potente percorso interiore si svolse davanti al crocifisso ligneo di San Damiano dove, mentre pregava pronunciando la famosa formula “Alto e Glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio”, raccontò di aver ricevuto un ben preciso ordine dal crocifisso, parlante per miracolo; per tre volte infatti, questi avrebbe ripetuto: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina…”.

Una frase che si configura come pietra miliare di tutto il cammino religioso di Francesco, dapprima solitario, poi sempre più attorniato da nuovi “discepoli”; il suo predicare infatti, così abile e ben orchestrato (basti pensare alla sua Madonna povertà, declamata come la più bella, preziosa e rara delle principesse), raccolse in breve tempo un nugolo di volenterosi aiutanti. Inutili i tentativi del padre di ostacolare questa vocazione inspiegabile, vacue le offese e i lazzi dei vecchi amici.

Francesco, con una rottura che immaginiamo dolorosa e lacerante, chiuse i battenti del ricco mondo mercantile per addentrarsi in quello degli stenti e della sofferenza fisica, dei motteggi e della penuria, sorretto però da quella “febbre d’amore” verso il prossimo che lo aveva già spinto a scambiare le proprie vesti con quelle di un mendicante.

La preghiera, il servizio ai lebbrosi, il lavoro manuale e l’elemosina contraddistinsero l’operato di Francesco, in totale contrapposizione alla morale dei facili agi della società duecentesca; lontano dalle attrattive mondane, allontanando ambizione e orgoglio, il “poverello d’Assisi” seppe creare una coscienza alternativa improntata alla gioia: una felicità tanto forte da essere considerata, per l’epoca, persino sovversiva.

L’approvazione papale a questo “ordo fratum minorum” giunse nel 1209, dopo non poche esitazioni; Innocenzo III, tuttavia, scelse con furbizia di integrare quei frati totalmente estranei dalle logiche di potere romane, anziché bollarli di eresia: riconobbe infatti la grande capacità del gruppo di ri-avvicinare la gente comune alla fede, di evitare uno scollamento tra popolo e alte gerarchie ecclesiastiche sempre più netto ed irrimediabile.

L’avvincente narrazione della Frugoni si snoda ancora tra l’incontro con il lupo di Gubbio (animale, o ladrone?), l’allestimento del primo presepe-vivente della storia, quello di Greccio, la ricezione -argomento di vivaci dispute teologiche- delle stigmate; da corpo malandato e mortale, Francesco si trasforma poco a poco in imitazione del Cristo, in santo.

Il viaggio nell’Italia del Duecento si chiude proprio con la sua morte, anche questa ricca di aneddoti deliziosi; pare infatti che il moribondo non abbia avuto nessun epico slancio nel momento del trapasso, nessuna intenzione di lasciare ai posteri belle frasi infiocchettate. Francesco si accontentò di gioire alla vista dei suoi adorati mostaccioli, dei dolcetti tipici, e gustandone il rustico sapore si congedò dalla vita terrena.

Su Francesco si è scritto tanto; l’agile testo della Frugoni si pone però come un piccolo gioiello editoriale, fruibile e colto allo stesso modo. Il più bel complimento a “Vita di uomo: Francesco d’Assisi” è stato pronunciato da Jacques Le Goff, uno tra i più grandi medievisti mondiali; egli infatti, nell’introduzione, spiega che se dovesse scegliere un solo libro sulla figura del santo da portare con sé in un’isola deserta, prenderebbe proprio quello dell’autrice. E dello scrittore francese, tra i più autorevoli in attività, ci si può fidare.

Caterina M

© 2014 imieilibri.it


Chiara Frugoni, “Vita di un uomo: Francesco d’Assisi”
Edito da Einaudi.
Disponibile online su:
- laFeltrinelli
- IBS
- inMondadori

 

Ti piace questo post? Segnalalo ai tuoi amici...
o condividilo sul tuo Social Network...  
  • Share/Bookmark
Ti piace “imieilibri.it”? Faccelo sapere...
Sottoscrivi gli aggiornamenti de “imieilibri.it” su Facebook...

Scrivi la tua opinione su questo post...