La fragile bellezza del giorno di Giorgio Montefoschi

Il commento...

“La fragile bellezza del giorno”
di Giorgio Montefoschi


Su Amazon/la Feltrinelli/IBS/InMondadori

“Ora, questo tempo sta per concludersi. Lo so, perché sono sfinito, sento che sono a un passo dal raggiungerti, da venire dove sei tu...”

C’è tutto lo stradario di Roma nel nuovo “La fragile bellezza del giorno” (edito da Bompiani; disponibile online su Amazon/laFeltrinelli/IBS/InMondadori) di Giorgio Montefoschi. Dalla Salaria a viale Parioli, da via Margutta a viale Ungheria: immobili e silenziosi, quasi indifferenti alle vicende degli uomini e contro lo stereotipo di una capitale empatica e ‘piaciona’, fanno da sfondo al continuo spostarsi dei personaggi, al loro andare, più metaforico che fisico, sulle strade degli anni e delle vicende della vita.

Unica certezza? L’inevitabile nostos verso quella mansarda di viale Liegi, lì a ricordare, per sempre, un passato che non ritorna, se non come (desiderato?) cadeaux della memoria.

“Dunque, non abbandonarmi proprio ora. Te l’ho detto mentre ero in ascensore e te lo ripeto: non abbandonarmi, Carla... prendimi, carezzami la guancia, fammi dormire fra le tue braccia...”

Uno scrittore che ha perso la moglie e, con lei, la forza di scrivere. Un uomo cui sembra non restare nient’altro da fare che prendersi cura delle vite incasinate di figli e nipoti, almeno fino a quando, inaspettatamente, si innamora di una donna vent’anni più giovane di lui. E, ancora, l’incapacità a concedersi a quest’amore nuovo ma tormentato, nei sogni e non solo, da un cordone ombelicale mai reciso con la vita ‘prima’.

Tutto, nella costruzione del romanzo, sembra in realtà fare da cornice al racconto retrospettivo, appassionato e appassionante, del matrimonio tra Ernesto e Carla. Eroico, perché normale, fatto di piccoli gesti quotidiani, di liti e gelosie, di sospetti immotivati e disastri scampati, di letti condivisi nonostante tutto, di complicità e fughe verso la casa al mare, prima di tutto dai doveri di genitori, di amplessi rubati e sorrisi a denti stretti.

“Ma tu perché me lo chiedesti, proprio quel pomeriggio, se eri certa del mio amore? Eravamo abbracciati sul letto: quasi non c’eravamo spogliati per fare subito l’amore; le cicale ruggivano; l’aria, meravigliosa, era rovente. Perché me lo chiedesti, se eri felice, certa del nostro amore? Cosa avevi visto, rispecchiandoti in me?”


Egon Schiele, “L'abbraccio” (dettaglio)

Un amore fragile come, appunto, la bellezza di quel giorno di un’estate prematura in cui i due si sono dichiarati completa appartenenza. Eppure fortissimo, esclusivo, in grado di sopravvivere alla morte, di trasformare ogni gesto, il più semplice -un cappuccino caldo al caffè Hungaria, la fuga a Sabaudia quand’è ancora solo primavera- in un’amara madaleine e non permettere all’altro di andare avanti.

Così Montefoschi, con apparente leggerezza, sembra tratteggiare il tempo che passa, l’inevitabile confondersi di passato e presente, quelle “intermittenze del cuore” che, proprio quando vorrebbe lasciarsi alle spalle le dolci zavorre dei ricordi e proiettarsi verso un futuro dai tratti imprendibili, sembra condannato a non farcela. Il risultato? Un eterno desiderio del desiderio, il continuo sporgersi verso qualcosa, che forse non esiste davvero ma che lascia vuoti incolmabili dentro.

“Non siamo lontani dal nostro amore... Noi, Carla, ci siamo amati perché ci amavamo prima di esistere, in un’altra vita...”


Edvard Munch, “Bacio alla finestra”

A tutto questo, si aggiungono i continui rimandi, diegeticamente giustificati dal mestiere del protagonista, al rapporto tra letteratura e vita: ogni sogno, ogni novità è appuntato e ossessivamente conservato tra gli spunti per un nuovo romanzo possibile e anche gli episodi più quotidiani diventano oggetto di una narrazione secondaria che, messa in forma attraverso lo strumento opaco del linguaggio, nulla lascia dire sulla sua stessa attendibilità. E il sospetto è che valga per l’Ernesto scrittore, condannato a esorcizzare continuamente il blocco da foglio bianco, il principio del “vivir para contarla”.

In mezzo anche tanti libri, forse, perché no, provenienti dalla stessa libreria di Montefoschi: da “L’uomo senza qualità” (leggi un commento) di Musil, che sembra far compagnia al protagonista, ai racconti di Katherine Mansfield, ultimo libro letto da Carla, passando per gli immancabili consigli letterari ai figli, tra cui spiccano grandi classici come “Gita al faro” della Woolf e “L’airone” di Bassani.

Così lo scrittore, Premio Strega nel ’94 con “La casa del padre” (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/InMondadori), torna in libreria con un romanzo insieme intimo e universale, in cui i piani, quella della storia e quello del racconto si incrociano continuamente, fino a non far dubitare di una sua natura almeno a tratti autobiografica.

ViDa

© 2014 imieilibri.it


Giorgio Montefoschi, “La fragile bellezza del giorno”
Edito da Bompiani

Disponibile online su: 

- Amazon 
- laFeltrinelli
- IBS
- InMondadori

 

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