La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci

Il commento...

“La rabbia e l'orgoglio”
di Oriana Fallaci


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«Ma vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre…»
(Oriana Fallaci)

Ha creato così tante polemiche, questo libro. Ha venduto così tanto (è tuttora disponibile online su laFeltrinelli e IBS), ha fatto così tanto parlare... forse è stato il caso letterario dell'anno, in Italia ma non solo, per cui mi sono decisa a leggerlo.

L'argomento è scottante, si parla dell'attentato dell'11 settembre, si parla di popoli in guerra, di religioni, di geo-politica. Argomenti tosti, dunque, ma affrontati in maniera sorprendente: sì, perché in questo libro la Fallaci urla le proprie emozioni, la propria rabbia, senza nascondersi in formule di maniera e stilismi troppo sofisticati. Colpisce molto la forza con cui esprime le sue idee, non ha riguardi, non fa la “politically correct”, dice ciò che pensa e basta.

Il suo modo di descrivere l'attentato innanzitutto è molto crudo, molto diretto, e poi ha il coraggio di dire “chi” -a suo modo di vedere- sta dalla parte del “bene” e chi dalla parte del “male”.

A volte ho sentito dentro di me un sentimento di astio, di rancore verso i musulmani, ma razionalmente ho voluto reprimerlo, ho cercato spiegazioni storiche, sociologiche a ciò che stava e sta succedendo nel mondo. Lei no, lei sputa in faccia ai musulmani il suo disprezzo, senza giri di parole, a cominciare da Arafat. In un certo senso mi sono sentita rincuorata da questo libro, ho capito che i miei sentimenti di rancore erano giustificati e giustificabili, anche se poi preferisco personalmente non offendere ma tentare di capire le situazioni e le persone.

La Fallaci poi prosegue il suo discorso affrontando il tema della patria, e evidenziando lo spirito unitario che vige in America e le ridicole, stupide (a suo avviso) divisioni che sono all'ordine del giorno in Italia: anche in questo caso, senza mezze misure esalta gli americani e striglia gli italiani, senza nascondersi. Su questo punto invece non mi sono trovata d'accordo, in fondo in tante manifestazioni che lei cita, con gli operai con le bandierine in mano ad applaudire Bush, io ci ho visto tanta retorica, una retorica alla quale il ben più critico popolo italiano, ed europeo in genere, non cede.

Ne nasce una disputa sulla cultura, sulle differenze culturali, e io nonostante la difesa bellissima, sentita, convincente della storia e degli ideali della rivoluzione americana che la Fallaci fa nel libro mi sento comunque appartenere alla storia, e alla storia delle idee, degli europei, non certo al gigantismo, alla spettacolarizzazione, alla schiavitù verso il dio-denaro degli americani.

Poi però, quando la disputa sulle culture diventa quella tra cultura araba e cultura occidentale, allora mi trovo d'accordo pienamente con lei. Che forse è sin troppo dura nel dire che i musulmani e tutta la loro cultura si limitano a Maometto, mentre noi abbiamo i Dante, i Leonardo, le scienze che salvano milioni di malati (e tutto ciò nonostante la Chiesa, dice l'atea Fallaci).

Da questo punto in poi sono molti i racconti personali, forse anche troppi secondo me, e la scrittrice fiorentina finisce quasi per auto-celebrarsi, per offrirsi attraverso le sue pagine come un eroe, cosa che mi è risultata francamente un po' stucchevole. Mi è sembrato che andando più sul personale la Fallaci si sia fatta prendere un po' la mano, così come nelle invettive contro i musulmani.
Resta il fatto però che questo libro mi ha fatto pensare, mi ha tolto di dosso alcune di quelle reticenze che avevo ad arrabbiarmi senza remore contro una cultura a volte troppo aggressiva come quella musulmana, e di questo la ringrazio!

 

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