Da Parigi alla luna di Adam Gopnik

Il commento...

“Da Parigi alla luna”
di Adam Gopnik

“Avremo sempre Parigi” (dal film Casablanca)

Una vecchia stampa francese riproduceva un treno, molto realistico persino nei dettagli, lanciato verso la luna; i passeggeri, ordinatamente disposti sulla banchina, non si mostravano affatto stupiti che un convoglio potesse mirare ad un altro pianeta.

Questa, secondo Adam Gopnik, è l’immagine rivelatrice della Ville Lumiere: solo da Parigi, infatti, si può raggiungere la luna, come sintetizza nel titolo del suo “Da Parigi alla luna” (disponibile su laFeltrinelli/IBS/inMondadori).

Il romanzo del corrispondente americano del “New Yorker” è stato definito “una sorta diario sentimentale”, definizione che calza a pennello: l’autore, tra ricordi e impressioni, riporta su pagina i cinque anni trascorsi nella capitale francese, assieme alla moglie Martha e al piccolo Luke.

Tra le difficoltà della vita quotidiana (sapevate che trovare una casa in affitto può rivelarsi una vera e propria caccia al tesoro?) e le piccole gioie della routine (come il teatro delle marionette domenicale, o le giostre dai cavalli con il muso appena scrostato) Gopnkik esplora, osserva, fotografa una delle città più affascinanti e suggestive del mondo.

Il caleidoscopio, l’amalgama di musei, parchi, ville e caffè -nonché dei numerosi e buonissimi caffè- si srotola capitolo dopo capitolo e la penna dell’autore cattura non solo i luoghi, ma anche le mille sfumature dei parigini stessi, caratterizzati da una cortese ritrosia che trasformano quasi in una filosofia esistenzialista.

Parigi, tra i deliziosi comignoli che riflettono la timida luce del sole, gioca con l’inviato americano, in una specie di match diretto tra due culture che si fronteggiano, si attraggono, si scrutano e ritraggono continuamente. I racconti che scaturiscono da questa inevitabile commistione possono essere, talvolta, anche irresistibilmente ironici: tentare di acquistare un tacchino per il giorno del Ringraziamento, ad esempio, può essere molto difficile con uno sciopero generale in corso…

Non solo: anche il concetto di palestra, a giudicare dal faticosissimo iter intrapreso da Gopnik, è molto diverso; il parigino medio si guarda bene dal praticare un’intensa -e faticosa!- attività sportiva, preferendo frequentare i centri sportivi a mo’ di salotti dove conversare, scambiare opinioni e rilassarsi tra amici.

In questo ritratto di città, tanto romantica quanto complessa e moderna, il giornalista americano si fa dunque cicerone per ogni lettore; lo accompagna, a volte grazie ad una passeggiata, a volte introducendolo in una tipica brasserie, negli angoli più personali della sua Parigi.

Le pagine di Adam Gopnik sembrano perciò confermare una delle intuizioni più interessanti di Italo Calvino, ispirata, peraltro, proprio dalla medesima città; il celebre autore italiano scriveva infatti, nel suo “Eremita a Parigi. Pagine autobiografiche” (disponibile su laFeltrinelli/IBS/inMondadori): “Il luogo più naturale per me è quello in cui è più naturale vivere da straniero”.

Caterina M

© 2014 imieilibri.it

 

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