Malaspina di Maurizio Cucchi

Il commento...

“Malaspina”
di Maurizio Cucchi

“Malaspina”, laghetto alla periferia di Milano, dà il titolo alla nuova raccolta poetica di Maurizio Cucchi e simbolicamente riassume nella lucida scansione di quadri memorabili, il passaggio del tempo, l’opera di scavo nel buio dei ricordi, per risalire poi in superficie, alla luce di una quieta consapevolezza. Tutto il libro si costruisce attraverso lampi disincantati di memoria, sedimentazioni dell’io, riafferra dal passato luoghi e persone riportandoli ad un toccante, talvolta tragico presente. Si tratta di un percorso a ritroso dove storia individuale e storia collettiva si fondono. Ecco la meraviglia dell’ultimo Cucchi, che come dice bene Davide Rondoni, “è bambino, è vecchio, è realista e stupefatto, è chirurgo delle parole e delle visioni”.

Da sapiente e con nuova maturità, il poeta milanese dispiega un’ironia nascosta, da silenzioso ascoltatore-spettatore della vita usa il linguaggio delle cose per esprimere il dramma che la natura umana rappresenta. In bilico tra poesia e prosa, di pagina in pagina, nel libro entrano storie sommerse che si riappropriano di una fisicità dimenticata, dalle tenebre riemergono, con voce potente, personaggi come maschere allegoriche.

Ma non si inganni il lettore pensando che nelle sue rivisitazioni il poeta abbia voluto proiettarsi nel passato per riviverlo o rimpiangerlo. Nessuna nostalgia, nessun rimpianto per il tempo andato, bensì l’occasione di una dimensione sospesa tra sogno e realtà, “liquido amniotico” dove l’elemento umano si trasfonde in vegetale, in meccanico, geologico. L’intenzione dell’autore è insomma quella di una sedimentazione cosmica, vertiginosamente improntata alla sincerità e alla piena libertà creativa.

“Ho imparato a esprimere gli umori
anche gli umori forti
senza camuffarli.
Senza infingimenti.
Mi godo brevi soste felici
di sospensione e improvvisa
adesione. Mi oriento
verso un mondo più affabile
e poroso”

Cucchi si lascia, a tratti, attraversare da una imprevista dolcezza, da un calmo disincanto. Ha il coraggio di chi guarda il dramma del vivere, il disfarsi dell’essere e per meglio resistere trova nell’affabilità, nella serena accettazione, lo strumento più rivoluzionario.

Ricostruisce storie di uomini e donne, le passeggiate per Milano e ricordi sobriamente autobiografici con una sensibilità discreta, senza emozione esibita.

“Mi piacevano certe parole:/martello, lattemiele, peoci/,corriera, schiacciasassi, accetta/e pietanza./Mi piacevano oggetti come:/le biglie in terracotta colorate, la carriola...”

Come in un viaggio catartico, da archeologo, il poeta richiama in superficie oggetti e persone, macchine, muri e mezzi meccanici, e alberi e animali, e questi si fanno specchio riflettente, con distacco.

“Ma cos’è Malaspina? Una voce,
una strana parola, il laghetto
che passava fresco nella stanza buia,
per il ristoro verde di una gita aerea.
Lo rivedo adesso nel gelo, nel bianco
totale, in un estremo paesaggio ghiacciato
siberiano, alla fantasia, che si compiace
di un’escursione che il tempo ha già ibernato”

Con la delicatezza delle parole e del ritmo, Cucchi tesse un’opera lucidissima, a tratti raggelante, eppure colma di un’insospettata pietas e di una serenità contemplativa capaci di trasformare la realtà e la rovinosa condizione umana in un mondo “affabile”, concreto e visibile “un mondo intero da annusare, da tastare/e da leccare come un cane... senza conflitti/senza miserabile calcolo/ma nella pace e nella più normale/armonia discreta dell’esserci”.

Daniela Muti

(recensione per © Arcipelago Milano)


Maurizio Cucchi, “Malaspina”
Collana “Lo specchio” - Mondadori 2013, 92p., 16,00€
Disponibile online su:
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