Viaggi Inattesi di Giovanni Nebuloni

Il commento...

“Viaggi Inattesi”
di Giovanni Nebuloni


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“Il fado è come un gioco, che Dio inventò ispirato. Se ci ha posto in questa vita, era per giocare al fado. Alla tavola dei sentimenti, il cuore è un dado che rotola con le chitarre e il numero che indica è il fado.”

Tre luoghi - Vanzago, in provincia di Milano, Neblina, situata nella foresta amazzonica, e la città francese di Montségur - costituiscono i punti focali della fitta trama in cui si snoda il racconto “Viaggi Inattesi” (disponibile su IBS) di Giovanni Nebuloni.

In queste tre zone la potente e ricchissima setta massonica della Prima Loggia ha costruito le sue basi di ricerca.
Lo scopo di questi loschi figuri è di comprendere a pieno i principi fisici dell’energia dell’universo per poterla così dominare a loro piacimento. Accortasi che l’energia universale gravitava attorno ad una specifica classe (la 5C) di bambini della scuola elementare di Vanzago, la Loggia, ha fatto assassinare nel corso degli anni alcuni di loro, scoprendo che ad ogni piccola vittima uccisa si creava nell’universo una nuova galassia: gli omicidi continuano fino a giungere ad undici meravigliose galassie. Oltre a omicidi e corruzione, i massoni si macchiano di altri spregevoli delitti, come la creazione di cloni nel laboratorio di Neblina, per utilizzarli nello sfruttamento di massa e come cavie per esperimenti.

Come la rottura dello spazio-tempo, andando avanti con la lettura, l’intreccio del racconto si infittisce sempre più, raccontandoci tanti “viaggi” e situazioni differenti, con personaggi che agiscono in luoghi e tempi diversi: c’è la storia di Nino, uno dei sopravvissuti della 5C che perde la sua famiglia; ci sono i cloni di Neblina e la storia della loro rivolta; e, ancora, il risvegliarsi di Amalia Rodriguez, la nota cantante di fado, la musica popolare portoghese che simboleggia il destino.

Da qui il titolo “Viaggi Inattesi” che costituisce il fil rouge del libro, rappresentando i viaggi dei protagonisti attraverso il tempo e lo spazio per giungere in altri luoghi e, talvolta, per assumere una nuova forma. Una traversata che non è solo esteriore, ma anche interiore.

L’esposizione sintetica della trama potrebbe apparire poco intuitiva, tra strane visioni e caravelle spaziali volanti, ma tutti questi frammenti della storia racchiudono un pezzo di verità, una parte della sua interpretazione, un accenno che spinge alla conoscenza; infatti tutti questi elementi particolari a metà tra fisica e filosofia, messi insieme, vogliono portare alla “scoperta” di un punto di vista universale.

Nebuloni con questo suo sesto romanzo vuole infatti esprimere l’opera compiuta di una nuova corrente letteraria da lui fondata: la Fact-Finding Writing, che significa scrivere per conoscere, diversamente dai libri di narrativa odierna dove si scrive per raccontare.

La Fact-Finding Writing è diversa da un romanzo come lo intendiamo solitamente: l’intreccio narrativo è, infatti, disperso in un gioco visionario, una sorta di cubo di Rubik, in cui Albert Eisten è un poeta e Edgar Allan Poe uno scienziato. Tutti questi elementi insieme, dovrebbero spingere il lettore a giungere, se non ad una vera e propria conoscenza, ad una “visione” più universale.

Il titolo stesso infatti nasconde un piccolo indizio, uno dei tanti frammenti di verità verso la comprensione. Nel pensiero di ognuno di noi esistono, di fatto, delle certezze fisse: i legami affettivi, le abitudini di ogni giorno, il luogo in cui viviamo e lo scorrere delle giornate sempre uguali (i nostri personali spazio e tempo). Molto spesso si pensa e si agisce come se tutto ciò fosse immutabile, come se il viaggio dell’esistenza fosse sempre programmabile. Invece il titolo ricorda che, come è avvenuto ai protagonisti, anche nella vita tutto può cambiare, che dietro l’angolo possono celarsi dei “Viaggi Inattesi” e che, perfino lo spazio e il tempo, anch’essi preda del mutamento, possono celare delle sorprese e sfuggire al rigido sistema umano di certezze.

È un libro che va letto con attenzione, per non perdersi tra le molte astrazioni simboliche che forse rischiano di portare il lettore un po’ in confusione. Altrettanto, trovare un messaggio di fondo, può non essere univoco; dal mio punto di vista il senso della storia è che il destino e l’universo non possono essere controllati, o forse no, sta al lettore cercare la sua verità.

“Non sempre il fado, dal latino fatuum, fato, destino, è drammatico o triste. La canzone che hai ripetuto a memoria, Fado Curvo il suo nome, è profonda come la più profonda fossa dell’oceano. E curvo, questo essere curvo, com’è curvato l’universo secondo il poeta sublime, di nome Albert Einstein”

Giulia

© 2014 imieilibri.it

 

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