Il corpo umano di Paolo Giordano

Il commento...

“Il corpo umano”
di Paolo Giordano


“Corpi” di Vadim Stein

“…avrei imparato almeno una lezione: le fratture peggiori sono quelle che ci si procura da fermi, quando il corpo decide di andare in pezzi e lo fa, in una frazione di secondo si sbriciola in così tante schegge che dopo è impensabile ricomporlo.”

I corpi non ci appartengono. Passiamo parte del nostro tempo ad addestrarli, a renderli (quasi) perfetti, ad abituarli a nascondere emozioni e pensieri, senza mai riuscirci veramente. Ed è nei momenti in cui più avremmo bisogno che funzionassero alla perfezione che cedono, mostrando con prometeica vergogna il nostro essere poco più che carne e umori.

Così, proprio a partire da un’ineluttabile meccanica corporea, Paolo Giordano -già Premio Strega nel 2008 (leggi un approfondimento sull’edizione 2013), per “La solitudine dei numeri primi”- ne “Il corpo umano” (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori), rilegge la capostipite delle moderne guerre preventive. Una base nel mezzo del deserto di sabbia del Gulistan, un plotone di ragazzi poco più che ventenni cui l’Afghanistan appare come inevitabile e un po’ goliardico rito iniziatico e, in mezzo, la noia inquieta di intere giornate tutte uguali ad aspettare invano che qualcosa (di terribile) accada.

Non ce la fanno, i corpi non sopportano le attese e tempi morti, neanche quando in gioco c’è la loro stessa vita. Costretti alla vicinanza che gli spazi limitati di una base militare impongono agli odori e alla chimica degli altri, finiscono per confondersi, diventano uno solo e come uno solo e incontrollabile chiedono di soddisfarne i bisogni.


fonte: wired.it

Zampieri, l’unica donna del gruppo, che perde l’ultimo residuo di vergogna a mostrarsi nuda, il suo corpo che diventa oggetto di inaspettata attrazione per i compagni, un morbo che complice un banale omissis dilaga e i corpi che stremati e ormai dimentichi di cosa sia il pudore si contagiano e, ancora, Egitto, il medico della base che, smessi ansiolitici e altri veneni dell’anima, si abbandona agli scambi carnali di una relazione per altri versi senza futuro. Con le storie degli uomini del capitano René, disarmati –nonostante il meglio delle tecnologie militari che lo Stato gli fornisce- e forse mai pronti alla guerra, o almeno a quella vera combattuta sul campo e per le strade e non su carte strategiche, Paolo Giordano sembra tratteggiare le sconosciute tinte tenui di un mondo che le migliori euristiche di rappresentazione (anche) mediatica vogliono maschiocentrico e impenetrabile.


fonte: daportasantanna.it

“I suoi occhi – una vera novità – si riempirono di lacrime. Non basta essere eroici per essere degli eroi”

Senza alcun (fastidioso) cedimento alla retorica della guerra o delle missioni patrie da compiere e con, anzi, una realistica pragmaticità di linguaggi e atteggiamenti, infatti, guerre preventive, nemici giusti e ragioni di stato lasciano presto il posto al dolore mascherato da euforia, vitalismo, machismo e  incapace di esplodere di chi è stato addestrato a non farsi tradire dal corpo. E se, in certi momenti, surreali e al minimo inadeguate al portato di quello che stanno per compiere, appaiono le preoccupazioni dei soldati per l’amante digitale che non entra chat,  la fidanzata laureanda e l’ultima cena sbagliata a base di sushi, poco basta a capire il loro essere unico vitale e insieme angosciante legame con la quotidianità precedente alla missione.

“Negli anni successivi alla missione, ognuno dei ragazzi s’impegnò a rendere la propria vita irriconoscibile, finché i ricordi di quell’altra, dell’esistenza di prima, non si macchiarono di una luce fasulla, artificiale, ed essi stessi non si convinsero che niente di quello che era accaduto fosse accaduto realmente, o per lo meno, non a loro.”

Che ne sarà dopo, quando sarà accaduto l’indicibile e i loro corpi sbaragliati e costretti a ricominciare, saranno di colpo traghettati in un mondo e in una rete di rapporti umani diventati improvvisamente adulti senza aspettarli? Alcuni sceglieranno di cambiare vita, altri si sentiranno in dovere di pagare per le proprie responsabilità e ancora ci sarà chi non sarà in grado di abbandonare quella divisa che è tutto quello che è. E tutti avranno a loro modo ragione ché, come in guerra, non ci sono mai né vincitori né  vinti.

ViDa

© 2013 imieilibri.it


Paolo Giordano, classe ’82, dopo aver conseguito la laurea specialistica e il dottorato in fisica teorica, si dedica alla scrittura.

Nel 2008 esce il romanzo d’esordio “La solitudine dei numeri primi” (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori), vincitore di numerosi premi, tra cui il Premio Strega e il Premio Campiello Opera Prima (leggi un approfondimento sull’edizione 2013). “Il corpo umano” è il suo secondo romanzo.

 

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