La dama e l’unicorno di Tracy Chevalier

Il commento...

“La dama e l’unicorno”
di Tracy Chevalier

“Se vuoi la magia, togliti l'armatura! La magia è molto più forte dell'acciaio!” (Richard Bach)

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Possono delle semplici tappezzerie mettere a nudo le relazioni, complesse e burrascose, tra mogli e mariti, tra genitori e figli, tra servi e gentiluomini?

“La dama e l’unicorno” di Tracy Chevalier (disponibile su laFeltrinelli e IBS) si addentra nella pericolosa torre di Babele dei rapporti familiari, e di corte, tra il 1490 e il 1492, quando il Medioevo sta lentamente sfumando nel Rinascimento.

Il fulcro e l’occasione per dipingere ritratti di donne e uomini che furono, ma con passioni e desideri molto vicini ai nostri, è data dalla serie di arazzi fiamminghi oggi conservati nel museo di Cluny a Parigi; questo ciclo fu commissionato da Jean Le Viste, presidente della Cour des aides di Lione, e tessuto nelle Fiandre tra il 1480 e il 1500.

 
(fonte: it.wikipedia.org)

Realizzati con lana e seta, secondo lo stile millefiori (lo sfondo è infatti arricchito da una miriade di piccoli boccioli, secondo un gusto simile all’horror vacui delle croci longobarde), i sei pannelli recano tutti al centro una dama, un unicorno e un leone, assieme ad altri piccoli animali, piante, stendardi e scudi.

Cinque di questi sono dedicati ai sensi: nel gusto, la dama sta prendendo un dolce offertole da un’ancella, con una scimmietta ai suoi piedi che sgranocchia anch’essa qualcosa, mentre leone ed unicorno sorreggono stendardi; nell’udito, la dama suona un organo; nella vista, l’unicorno si riflette nello specchio della dama; nell’olfatto, la dama intreccia una corona di fiori; nel tatto, accarezza il pelo dell’unicorno.

Più enigmatico e misterioso il sesto pannello, di dimensioni maggiori e dall’iconografia più complessa: la dama sta difatti uscendo da una tenda blu, troneggiata dall’enigmatica scritta “A Mon Seul Désir”, il mio solo desiderio.

La critica si è a lungo interrogata sul significato di questo ciclo, concentrandosi ad esempio sulla simbologia legata all’unicorno, animale fantastico e dotato, secondo la scienza medievale, di poteri magici, come quello di annullare l’effetto mortifero di alcuni veleni; inoltre, secondo la letteratura cortese, quest’animale mitico possedeva anche risonanze erotiche: cacciatore selvaggio ed impetuoso, sarebbe stato domato e ammansito solo dall’amore per una fanciulla.

Eppure, nonostante le tante spiegazioni addotte, il segreto dell’“unico desiderio” della bella dama dai biondi capelli e dalla carnagione diafana è rimasto intatto nel corso dei secoli. Tracy Chevalier, nel suo romanzo, tenta però di ricostruire le vicende catturate dal meraviglioso ciclo di arazzi, attribuendo i disegni preparatori ad un artista immaginario, libertino e affascinante di nome Nicolas des Innocents.


(fonte: en.wikipedia.org)

Jean Le Viste, mecenate dell’impresa, vorrebbe gli arazzi -destinati al suo salone di ricevimento- decorati con scene tratte dalla battaglia di Nancy, avvenuta tredici anni prima; la moglie del potente uomo tuttavia, l’infelice e orgogliosa Geneviève, persuade consorte e pittore a dimenticare sangue e fragori di battaglie a favore di un altro tema portante, quello della seduzione di un unicorno da parte di una dama.

Una volta terminati i cartoni preparatori, Nicolas intraprende un viaggio a Bruxelles, per seguire il delicato passaggio dal disegno alla realizzazione su stoffa, curata dalla bottega del tessitore Georges de la Chapelle.

L’estenuante lavoro di filatura è accompagnato da una maggiore profondità riservata, a turno, ad ognuno dei personaggi: in prima persona, i protagonisti condurranno infatti trame parallele.

Il lettore sarà così avvinto dall’amore di Nicolas per Claude, affascinante e inarrivabile figlia di Jean Le Viste, dalle vicende della bottega di Bruxelles, dal tempestoso e difficile rapporto tra la stessa Claude e la madre, Geneviève, aristocratica severa e attenta.

Un meraviglioso arazzo nell’arazzo dunque; le dame dei sei pannelli rivivono nelle donne tratteggiate dalla Chevalier, ognuna con le sue speranze e caratteristiche speciali. E se la laconica scritta “A Mon Seul Désir” custodisce intatto tutto il suo mistero, dopo la lettura di questo romanzo è inevitabile sentirsi un po’ più vicini allo scioglimento dell’enigma.

Caterina M

© 2013 imieilibri.it

 

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