Maurizio Maggiani racconta “Meccanica celeste” – “festa del racconto” 2010

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Questo reportage è relativo all'evento festa del racconto 2010
Il reportage...

“festa del racconto” 2010

Maurizio Maggiani racconta “Meccanica celeste”
(in dialogo con Tommaso Giartosio)

“Vi sono momenti che restano dentro di noi. Si fissano, da qualche parte, e non li perderemo mai”

E crediamo che questo lungo incontro/dialogo con Maurizio Maggiani e la sua “Meccanica celeste”, sia stato uno di questi.

Poco importa che sia iniziato davanti ad un pubblico un po’ disorientato dal lieve ritardo e da una variazione d’orario forse non sufficientemente resa nota, in una Piazza Garibaldi (siamo a Carpi - Modena) che si rivelerà anche “profetica”.

Perché dopo una manciata di minuti lo scrittore, Premio Strega 2005 con “Il viaggiatore notturno” (disponibile online su laFeltrinelli e IBS), ci aveva già incantati, trascinandoci realmente in un affascinante viaggio nel tempo e nelle parole, ma anche in una splendida lezione di vita.

E in qualche modo lo si intuisce subito, quando d’improvviso -e sorprendendo anche il buon Tommaso Giartosio, suo intervistatore- Maggiani prende la sedia e si posiziona al limitare del palco, perché, dice lui stesso, “vuol vedere la gente, parlare con noi”.

Maurizio Maggiani, si sposta in prima fila per parlare col pubblico

Iniziando a parlare del suo libro -“Meccanica celeste” (disponibile online su laFeltrinelli e IBS)- ci spiega che è un continuo intrecciarsi di storie, che un io narrante, o meglio un narratore, a noi -quasi- ignoto, racconta incessantemente nei nove mesi in cui, in una felice attesa, diverrà padre.

Un continuo svelarsi e incrociarsi di esistenze che si incontrano, si allontanano, si ritrovano.

Sullo sfondo bello e selvaggio di una Garfagnana, percepibile ma mai nominata in tutto il romanzo, un territorio che l’autore/narratore chiama semplicemente “distretto”, al quale egli, visceralmente, appartiene.

Ed è partendo da questi racconti di “viventi” (in cui -l'autore- include uomini, donne, animali, paesaggi), da queste voci raccolte lungo la strada, a cui -continua lo scrittore- vuole restituire la loro “grandezza”, di vite, sempre autentiche e mai inventate. Raccontando ogni momento della loro vita, ogni pausa tra vittorie e sconfitte.

Seguendo queste voci, Maggiani ci ha accompagnati attraverso un mondo di bellezza e di valori, se non sconosciuti almeno in parte dimenticati o ignorati.

Maurizio Maggiani, coinvolgente "affabulatore"...Perché compito del romanziere -afferma Maggiani- è quello di “custodire la verità e restituirla trasformata in romanzo” ma, sempre, rigorosamente integra. In quanto -egli ci dice- è questo il diritto dello scrittore, di affermare la sua verità romanzando”. Quella che racconta “non è una verità storica, ma la verità della memoria, la verità degli orgogliosi, non degli umili”.

Un percorso intricato, poiché -ci dice- “la forza della narrazione si esprime solo se coesistono fiducia e coraggio tra chi racconta e chi ascolta”.

E per quanto l’autore si schernisca dalla definizione di “affabulatore”, inizia a raccontare il suo percorso narrativo che affascina e irretisce tutti.

Nato in una valle stretta tra le montagne e il mare, all’incrocio tra Liguria e Romagna, in una terra aspra e povera da non potervi coltivare il grano e in una famiglia contadina che al nostro sguardo potrebbe apparire povera -racconta Maggiani-, in un tempo in cui il gioco più eccitante dei bambini era “la battaglia con i grottoni” (i pezzi di terra grossa e secca che si formavano dopo l’aratura della terra -ci spiega), Maggiani afferma di non essersi mai sentito povero, ma di avere ricevuto dalla sua gente tutto quanto gli poteva occorrere per trovare il proprio orgoglio, la propria fierezza di appartenenza. Perché ognuno, ogni persona, ha un valore elevato, unico, incomparabile.

Egli fin da bambino comprende l’importanza della donna, del suo ruolo di educatrice e di punto di riferimento all’interno della famiglia “allargata”  -dice- secondo anche le necessità del lavoro. Ci racconta della “casa-famiglia” che è anche metaforicamente il simbolo del ritorno, del rifugio, del luogo in cui ripararsi quando scendono la notte, il buio, la paura, che mettono fine al suo regno di “principe-bambino”, che al far della sera si “ritrova” con la voce di Nonna Anita -“vieni gnocco metete al sostio”- che lo riconduce al rifugio sicuro.


fonte: valledelsimeto.it

E di questi “rifugi”, ci racconta anche gli uomini “silenziosi” -ci dice-, possessori di un’autorità di principio che costituiva il “tetto” di queste case-famiglia.

Ecco allora come la “voce” nella narrazione di Maggiani assume un valore particolare: sono le voci che egli raccoglie, la loro testimonianza, il loro raccontarsi, le storie di una vita talvolta attraversata dal dolore o dalla rabbia ma anche dall’orgoglio -riafferma più volte-, dalla fierezza, dalla gioia, da una saggezza semplice ma profonda; voci che si sarebbero disperse se qualcuno non avesse dato loro la possibilità di trasformarsi in memoria scritta.

Ci parla anche del “valore del destino”, che per ognuno -ci dice- “è duplice. Poiché in parte voluto, cercato, per cui si combatte, anche se forse inutilmente, e in parte imposto dagli eventi della vita, dall’evoluzione del mondo e della storia, e della libertà intesa anche come vivere e capire il momento storico in cui viviamo e a cui siamo legati”.

Da uno scrittore che ama definirsi anarchicoascoltiamo come anche l’anarchia, a volte, al pari di Dio -innominabile-, sia un valore. Non un sogno irrealizzabile, ma l’espressione di un’uguaglianza senza distinzioni, universalmente elevata.

Per questo ci parla ancora della Garfagnana e della fierezza e liberta del popolo apuo, un concentrato di anarchia -che Maggiani ci esprime- come “il rifiuto incomprensibile e ostinato al dominio della storia”.

Maggiani ci parla dell’anarchia anche con la bella citazione del “Don Quijote” (vedi il seguente video), che nella sua geniale follia trasforma una folla di basso rango in cavalieri, con il suo famoso “todos caballeros”, a dimostrare che l’essere tutti uguali non significa essere tutti poveri.

Poi ci racconta anche episodi di vita bellissimi, come quello del vecchio cui chiede il significato di anarchia e la cui risposta è: l’anarchia non si può dire”! E colui che non si può dire -ricorda Maggiani- è Jahve, appunto, l’innominabile.

Ancora -ci narra- della Nonna Anita, che dice: “non so spiegarmi come mai tutti parlino di rivoluzione e anarchia quando è la stagione di vangare”! Con un senso di auto-ironia che fa ridere tutto il pubblico.

Maggiani risale alle memorie della sua infanzia, fino al giorno in cui andando “a far acqua” alla fontana di Santa Lucia, con la Zia Carla, incontra un vecchio, il primo anarchico del posto, seguace di Bakunin, di cui -oltre a fissare viva l’immagine del gesto di rollare una sigaretta con una mano sola- ricorda il riconoscimento, da parte dell’uomo, come “il ficio dell’Adorna” (la madre di Maggiani, battezzata Maria; mentre “Adorna” è il nome della mula preferita da “nonno” Garibaldi) e il perentorio ammonimento: “stà attento! Che se non ti comporti bene ti mando in Russia”!

In questa affascinante e coinvolgente narrazione, Maggiani esprime il “grande valore delle parole”, come dono ricevuto ma anche come “potere”, un potere forte ma oggi in parte dimenticato e in parte corrotto da una cultura delle apparenze, che violenta e distorce il senso più bello delle parole, inserendole in contesti privi di spessore, vuoti o incongruenti; la parola “orgoglio”, ad esempio, citata dallo scrittore come qualcosa di così bello da possedere, e oggi ormai totalmente svuotata dal suo significato spirituale.

E, per quanto non compaia nel romanzo -afferma con forza- “il male nella storia esiste, ed è un dovere rammentarlo, per evitarne il ritorno”. Anche se -specifica- in “Meccanica celeste” si raccontano malefatte, ma non l’analisi del male.

Un incontro a nostro parere bellissimo, irripetibile, un viaggio che, anche se finito, crediamo abbia lasciato tracce incancellabili in tutti i presenti. E un romanzo insolito e “singolare”, sicuramente da non perdere.

Elisa M e Claudio B

(10 ottobre 2010)

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In uno speciale “fuori-programma”, Maurizio Maggiani -alias Giuseppe Tomasi di Lampedusa- rivolge un saluto ai lettori de “imieilibri.it”.

 


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  • admin

    francesca dice,

    beh, complimenti a Elisa e complimenti al neofita. non ci credevi – hai detto – e invece l’hai fatto. ad majora


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