Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia di Claudio Camarca

Il commento...

“Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia”
a cura di Claudio Camarca

“La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un principio e una fine” (Giovanni Falcone)

Con questo spirito il curatore e tutta la sua équipe di valenti collaboratori (composta da 19 autori di lemmi e 51 autori dei testi), hanno impostato la stesura di questa opera, unica per ideazione in forma di dizionario alfabetico (4700 lemmi) e per ricchezza di notizie e dati relativi alle “mafie”; il termine è assunto a neologismo universale per significare tutte quelle associazioni criminose che perseguono profitti e vantaggi ingiusti con l'intimidazione e il ricatto, secondo la definizione di mafia per la prima volta inserita nel Codice penale italiano con la legge Rognoni-La Torre nel 1982, a seguito dell'omicidio dello stesso sindacalista Pio La Torre e del Generale Dalla Chiesa.

Biografie di vittime, carnefici, oppositori, imputati (per i quali, si ricorda, vige sempre la presunzione di innocenza), eventi e luoghi del crimine, tutto è documentato su fonti ineccepibili, gli atti giudiziari esaminati dagli autori del DEM (acronimo di Dizionario Enciclopedico delle Mafie; n.d.r.), nel corso di tre anni di lavoro.

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Il DEM (edito da Castelvecchi; disponibile online su laFeltrinelli e IBS) vuole essere uno spartiacque in quel “fiume carsico” che è la mafia, un groviglio inestricabile di interessi tra il potere e la società civile; uno squillo di tromba per svegliare le coscienze, smuovere l'indifferenza e fare leva sulla responsabilità di ognuno in una piccola-grande azione di contrasto quotidiano al prevalere della corruzione e prepotenza, dilaganti sul territorio; un faro di conoscenza a 360 gradi sul male assoluto, una mappatura del crimine organizzato, con un procedimento simile all'“Enciclopedie” francese: qui perseguire e sistematizzare la conoscenza per crescere, là vincere l'oscurità dell'ignoranza per difendersi. Ora a tutti è dato sapere ciò che è racchiuso nelle carte processuali e il  mistero che protegge le mafie è in parte svelato, sicché anche  la legge dell'omertà subisce un duro colpo.

Giancarlo Caselli nella prefazione rileva che le mafie sono sempre più “mafie d'affari”.

Sono soggetti politici-sociali infiltrati ovunque, al sud come al nord (il confino?) in grado di orientare le scelte politiche con il voto di scambio, dai consigli comunali fino al Parlamento e financo al Governo, in un rapporto organico mafia e una certa politica, grazie anche al finanziamento occulto dei partiti, in una singolare convergenza di interessi, conniventi a volte persino alcuni magistrati.

I proventi degli appalti pilotati, delle cosiddette ecomafie (le cui attività sono discariche abusive, rifiuti tossici, tombamento scorie), l'abusivismo edilizio, la diffusione della droga a livello internazionale, il gioco d'azzardo, il pizzo, la corruzione nella grande distribuzione, l'usura, le rapine, fanno sì che i soggetti  mafiosi dispongano di ingenti quantità di denaro sporco e occulto, che reimmettono sul mercato grazie al riciclaggio di banche e banchieri compiacenti (celebre il caso del Banco Ambrosiano), denaro buono per reinvestire in borsa e per corrompere o minacciare commercianti e imprenditori pubblici o privati, decretando la fine del libero mercato, in un sorta di “vampirizzazione” del tessuto economico sociale.

E tutto questo genera metastasi nell'economia e prima ancora nelle coscienze. Con buona pace di chi ritiene, e ahimè sono molti, che la mafia venga incontro ai bisogni di settori deboli e marginali della società, procurando lavoro e reti di protezione, sì, ma letali, infine, per chi vi incappi. È come giocare a carte con dei bari. Chi può vincere?

Si capisce allora che la mafia è una questione nazionale, dice Caselli, come ben sapeva Falcone nelle sue geniali intuizioni, che gli sono costate la vita: dal 1982, sono stati fatti passi da gigante nel contrasto alle cosche, grazie all'art. 416 bis, alla legge sui pentititi, alla creazione della Procura nazionale antimafia e alla sua formidabile banca dati, alla DIA-Direzione investigativa antimafia, alle nuove tecnologie e alle intercettazioni telefoniche, oggi messe a rischio dall'uso massiccio  della rete e di Facebook, attraverso le quali vengono inviati messaggi criminali difficilmente rilevabili, in nome della libertà del web, come apprendiamo dal DEM.

Più che di criminalità organizzata, verrebbe spontaneo parlare di  criminalità istituzionalizzata, anche alla luce dei dati relativi  alle sue attività illecite, che, si legge nel testo  ammontano al 20% del Pil italiano, ai 300 omicidi all'anno riconducibili alle mafie, e ai 30.000 addetti a quel tipo di crimine.

Già Pio La Torre nel 1982 aveva capito che per combattere efficacemente la mafia occorreva colpirla nei suoi interessi più cari, il profitto. E così con la legge 109-96 (di cui Libera è stata promotrice con la raccolta di 1 milione di firme), siamo giunti alla confisca dei beni dei mafiosi , e la loro riconversione a fini sociali, attività queste sostenute dalle ormai numerose Associazioni antimafia e dalle cooperative di giovani, quelle di Libera in primis, fondata da Don Ciotti, che figura nel DEM con suoi articoli.

Ora abbiamo un lume di speranza in un mare di nefandezze, e procediamo a piccoli passi verso una cultura della legalità e una “antimafia sociale”.

Marilena Poletti Pasero

(recensione per © Arcipelago Milano)


“Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia”
a cura di Claudio Camarca, prefazione di Gian Carlo Caselli
Castelvecchi 2013
pp.960, euro 25 (-15% online su laFeltrinelli e IBS)


Le immagini del presente post sono dei rispettivi autori e proprietari e sono state selezionate a cura della redazione de “imieilibri.it”

 

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