Liberi di costruire di Marco Romano

Il commento...

“Liberi di costruire”
di Marco Romano

Pagine ambiziose, provocatorie, imperdibili per chi voglia intraprendere, in piena libertà di giudizio, il cammino non facile lungo il tema della società urbana e del suo sviluppo.

Marco Romano -docente di Estetica  della città, a lungo direttore del Dipartimento di Urbanistica allo IUAV e della Rivista “Urbanistica”, storica voce dell'INU-  fa derivare la sua ricerca, e le sue proposte, da una considerazione antica e per questo, attualissima:

«Il senso della soggettività umana si forma nel contesto di un gruppo sociale nel quale tutti condividono una comune appartenenza e dove il comportamento o l'azione individuale è confrontabile con quello degli altri e diviene -pressoché automaticamente- termine di un giudizio.»

«Questo legame comune -ricorda Romano- è in Europa l'appartenenza di ogni persona ad una “civitas”, la cui consistenza morale viene espressa dalla consistenza materiale dell'“urbs”, ove è da mille anni radicato il sentimento dei cittadini europei , della propria identità.»

E se il sentimento comune della ricerca di forme successive di democrazia e libertà sono i caratteri tipici della società cittadina, è proprio nella città che da oltre mille anni si mette in scena il conflitto tra coloro che intendono rispecchiare nelle trasformazioni urbane, un nuovo passo della democrazia e della libertà di chi, di converso, questa libertà e questa democrazia intende contenere, orientare, conformare.

Una dialettica secolare, i cui momenti salienti Romano ripercorre con riferimenti ricchi e preziosi, che fanno della lettura del suo libro, “Liberi di costruire” (edito da Bollati Boringhieri, nella collana “Temi”; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), anche un  esercizio di golosità intellettuale.

Si approda così alla desolata constatazione che, in questi ultimi cinquanta anni, l'ideologia e la pratica della pianificazione si riducono alla pretesa di trasformare i desideri e le aspirazioni degli uomini in diritti codificati in  una dottrina, che viene imposta da governi illuminati e pedagogici a cittadini riottosi e spesso ignari o dimentichi del loro stesso bene.

 
Lo scambio delle prospettive, dall'essere al dovere essere, conduce -quasi- sempre, e gli anni recenti lo confermano, ad immiserire l'opera di pianificazione “all'angustia di una recriminazione continua di come i processi reali contraddicano puntualmente i suoi principi”.

Una diagnosi così fascinosa e al contempo urticante non può che condurre ad un “Che fare?” scoppiettante di proposte tanto eterodosse quanto ragionevoli, che affondano la loro traiettoria nell'osservazione attenta ed arci-documentata dei percorsi storici e fattuali delle diverse Istituzioni politico amministrative europee, negli ultimi cinque  secoli.

Per non togliere al lettori il piacere della scoperta ed il fremito dell'iconoclastia citeremo soltanto i titoli dei quattro capitoli finali dell'opera di Romano: “Liberarsi dalle commissioni edilizie”; “Liberarsi dalle norme edilizie”; “Una libera casa di vacanza”; e, infine, come deflagrazione finale “Liberarsi dallo Stato”. Scusate se è poco.

Paolo Bonaccorsi

(recensione per  © Arcipelago Milano)

Marco Romano, “Liberi di costruire”, pp.176
Bollati Boringhieri, 2013 - online su laFeltrinelli e IBS


Le immagini del presente post sono dei rispettivi autori e proprietari e sono state selezionate a cura della redazione de “imieilibri.it”

 

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