“And The Winner is…”: i nomi del #TotoNobel… aspettando l’annuncio ufficiale della Swedish Academy

L'approfondimento...

“And The Winner is…”

I nomi del #TotoNobel… Aspettando l’annuncio ufficiale della Swedish Academy

Dopo un periodo di riserbo, quasi, assoluto, in cui la Swedish Academy -deputata alle candidature per il Premio Nobel per la letteratura- ha mantenuto un piccolo alone di “mistero” è giunta -giusto poche ore fa- la notizia che il prossimo giovedì 10 ottobre (alle 13.00 in punto!) verrà annunciato al mondo il vincitore di quest’anno. Ma… intanto già da settimane -sul web- impazza il #TotoNobel.

Un assordante tam-tam di messaggi e cinguettii “profetici” -e anche vere e proprie scommesse: già da tempo che i bookmakers accettano puntate sul nome del possibile vincitore- su chi si aggiudicherà il riconoscimento che, ogni anno, secondo i dettami di Alfred Nobel, premia “chi abbia prodotto in campo letterario l'opera più originale in direzione ideologica”.

Provare per credere: basta seguire su Twitter l’hashtag #TotoNobel -entrato nelle “tendenze” le scorse settimane- per ritrovarsi in un universo di nomi e rose di presunte candidature (ne troverete anche alcuni anche sul nostro profilo @imieilibri_it).

Quanto sono realistiche queste proiezioni? A giudicare la ripetitività con cui, anno dopo anno, si ripropongono -e, puntualmente, sbagliano- alcuni nomi sembrerebbe poco.

Un esempio? Basti pensare a Don Delillo, scrittore tra i più rappresentativi della narrativa postmoderna a stelle e strisce e autore, tra gli altri, di “Rumore bianco”, che è, da ormai parecchi anni, una presenza fissa tra i “presunti” candidati al Nobel.

“Si arriva a un età in cui ogni minuto di sonno è un minuto in meno per fare qualcosa di utile.” (Don Delillo, “Rumore bianco”)

Anche campanilismo e orgoglio nazionale giocano la loro parte. Non è un caso, per esempio , che, a detta dei filoamericani, sarebbe questo l'anno di Philip Roth: considerato una sorta di coscienza critica del parterre letterario ebraico di lingua inglese, l’autore di “Indignazione”, nonostante abbia annunciato già lo scorso anno il suo definitivo ritiro dal mondo editoriale, sembrerebbe un candidato perfetto per la capacità di guardare con disincanto e sarcasmo la realtà contemporanea.

“Le scelte più accidentali, banali, comiche, producono gli esiti più sproporzionati…” (Philip Roth, “Indignazione”)

Una possibile alternativa?
 
Cormac McCarthy, autore “di frontiera”, tra i primi a traghettare dal cinema alla letteratura il genere western, che con grande versatilità e maestria si è di recente provato, con “La strada” nell’altrettanto prolifica letteratura post-apocalittica, con grande seguito cinematografico.

“Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso” (Cormac McCarthy, “La strada”

E dall’America vengono anche due dei nomi delle (poche) scrittrici donne verosimilmente in lizza per il Nobel: Joyce Carol Oates, con la sua prolifica scrittura di epopee moderne e la canadese Alice Munro, autrice, tra gli altri, di “Nemico, amico, amante” e considerata una delle più grandi scrittrici viventi del Nord America.

“Hai mai notato… quando qualcuno dice che gli spiace dir qualcosa in realtà non vede l'ora di dirla?” (Alice Munro, “Nemico, amico, amante”)

Tra le altre anche, Dacia Maraini: da sempre straordinaria narratrice di un universo femminile spesso minacciato dall’esterno (protagonista di libri come “L'amore rubato”, sarebbe anche la migliore tra i candidati italiani.

“La sola difesa contro la nostra, di tutti, aggressività nascosta è la sublimazione, ovvero il principio della educazione ai sentimenti, al rispetto dell’altro, alla libertà di chi si ama.” (Dacia Maraini, “L'amore rubato”)

Il più “quotato” -o, almeno, molto desiderato, dai suoi numerosi fans sulla rete- rimane comunque Haruki Murakami: celebre in Italia soprattutto per la saga “1Q84” , ma autore anche di romanzi al limite tra sogno e realtà -come “L'uccello che girava le viti del mondo”, “Norwegian wood”- allo scrittore di Kioto spetterebbe il premio più ambito in ambito letterario grazie al suo ultimo romanzo, uscito in Giappone lo scorso aprile e a breve sul mercato britannico con il titolo “Colourless Tsukuru Tazaki and His Years of Pilgrimage” che, come svela il The Guardian, è la storia di un quasi quarantenne che cerca di rielaborare il trauma di un'adolescenza solitaria.

“Quello che apprezzo di più, riguardo ai romanzi, è non riuscire a comprenderli completamente…” (Haruki Murakami, “1Q84”)

Tra gli altri favoriti del Toto-Nobel, lo scrittore ungherese Peter Nàdas, il poeta coreano Ko Un e, ancora una volta – dopo le previsioni (mancate, visto che quell’anno il premio toccò al poeta svedese Tomas Transtromer) che, complice lo scoppio della Primavera Araba, lo volevano candidato ideale nel 2011- il poeta siriano Adonis.

“Esisteva un Oriente simile a un bambino che implora, chiede aiuto e l'Occidente era il suo infallibile signore.” (Adonis)

Non manca neanche quest’anno chi propone di dare una chance anche alla letteratura “poetica” dei cantautori.

Da Leonard Cohen a Bob Dylan -anche lui un evergreen dei toto Nobel- fino al nostrano Roberto Vecchioni, la cui candidatura -come svelato qualche giorno fa da un pezzo sul Corriere- è stata proposta (e accettata) all’Accademia Svedese da Enrico Tiozzo, uno dei professori di letteratura cui questa si rivolge per ottenere indicazioni circa i soggetti meritevoli del nostro Paese.

Come a dire c’è posto un po’ per tutti nella roulette delle previsioni in cui ognuno ha il suo, personalissimo, (Toto)Nobel ideale.

ViDa

© 2013 imieilibri.it



Roberto Vecchioni - “Sogna ragazzo sogna”

 

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