Italo Calvino: un fiume di parole “incantate”, lungo -quasi- un secolo…

L'approfondimento...

Italo Calvino: un fiume di parole “incantate”, lungo -quasi- un secolo
La vita dietro le opere

“Chi ha l’occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi” (Italo Calvino)

La ricca e affascinante produzione letteraria di uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento, Italo Calvino, risente delle complesse vicende personali che interessarono l’autore sin dalla sua nascita “esotica” a Santiago de Las Vegas de La Habana, il 15 ottobre del 1923. Ecco allora che se “il genere umano è una zona del vivente che va definita circoscrivendone i confini” -come scriveva introducendo la grande opera enciclopedica di Plinio il Vecchio- anche la poetica di Calvino va affrontata conoscendo, almeno sommariamente, le grandi tappe della sua vita.

Tracciare una biografia di Calvino non è tuttavia un’operazione semplice, e non solo per il gran numero di avvenimenti intercorsi o per il clima socio-politico, complesso ed esplosivo, nel quale si trovò ad operare.

Lo stesso autore, infatti, si divertì a “mischiare le carte in tavola”, come ben si evince da un celebre frammento di lettera, indirizzata a Germana Pescio Bottino, datata al 9 giugno 1964:

“Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente) Perciò i dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all’altra.”

Certo è, però, che i primi tre anni di vita del piccolo Italo trascorsero a Cuba: i genitori infatti, agronomo lui e assistente di botanica lei (con perfino due lauree, una in matematica e l’altra in scienze naturali), lì risiedevano in attesa di tornare in Italia: un uragano aveva infatti distrutto il bungalow che avevano trasformato in una vera e propria casa.

Una volta rimpatriati, si stabilirono a Sanremo: qui nacque il secondogenito della coppia, Floriano Calvino, anch’egli destinato ad un ruolo di rilevanza internazionale, ma nel campo della geologia. Gli anni dal 1926 al 1938 trascorsero sereni, nonostante l’avvento del fascismo già in nuce: la famiglia, pur non aderendo all’ideologia che lentamente si andava affermando, non si caratterizzò neppure -inizialmente- per una sfrenata attività di opposizione.

L’atmosfera di casa Calvino, tollerante e laica, dovette rivestire un ruolo centrale per la formazione personale del ragazzo: abituato ad un clima di dialogo e confronto, fu in questo periodo che il giovane Italo sviluppò un forte interesse per il mondo scientifico e per l’osservazione attenta di ogni particolare: forse nasce qui anche la sua prosa chiara e d’impianto classico, “realista” e specchio fedele di ciò che la circonda.

Il momento di rottura con questo clima irenico si ebbe nell’estate del 1938, antifona dello scoppio della guerra che lo coinvolgerà personalmente: si arruolerà infatti nella seconda divisione partigiana d’assalto “Garibaldi” dopo l’uccisione di Felice Cascione, capo partigiano nonché medico di professione. Dopo quest’esperienza, tra cui spicca la partecipazione alla battaglia di Baiardo, le passioni più vive in Italo troveranno un terreno più fertile: abbandonati infatti i precedenti studi di agraria, condotti senza troppa brillantezza, si dedicherà alla letteratura, al cinema e al teatro. L’eco della sua partecipazione partigiana si riverserà nel suo primo romanzo, “Il sentiero dei nidi di ragno”, e nella raccolta “Ultimo viene il corvo”.

“Tutti abbiamo una ferita per riscattare la quale combattiamo”
(da “Il sentiero dei nidi di ragno”)

Iscrittosi dunque alla Facoltà di lettere di Torino, conoscerà Cesare Pavese, altra figura chiave della prosa italiana; proseguendo la sua produzione di racconti e iniziando a collaborare con giornali come “il Politecnico” diretto da Elio Vittorini, Italo Calvino inizia ad affermarsi come una delle penne più capaci di cogliere lo scenario post Liberazione, conservando una propria visione politica non riducibile in termini di comunismo astratto. Si laurea nel 1947 con una tesi su Joseph Conrad, il suggestivo autore di “Cuore di tenebra”: si delinea dunque anche un altro grande interesse del giovane Italo, la curiosità per i viaggi -interiori e non- che lo spingerà ad intraprendere numerosi spostamenti negli anni successivi.

Un ulteriore polo di attrazione è la sfera del popolare e del fiabesco: l’amore di Italo per i mondi fantastici, creazione delle immaginazioni più fervide, confluirà nell’edizione di “Fiabe italiane”, una raccolta interpolata di diversi racconti pubblicata nel 1956.

“Io credo questo. Le fiabe sono vere”

La passione per il surrealismo e la favola si articolerà anche in uno dei progetti più riusciti della produzione calviniana, quello della trilogia degli antenati: il barone rampante, il visconte dimezzato e il cavaliere inesistente costituiscono infatti il frutto di una fantasia capace di attraversare epoche e comporre paesaggi solo in apparenza reali e probabili.

“Alle volte uno si crede incompleto, ma è soltanto giovane”
(da “Il visconte dimezzato”)


Illustrazione di Giulia Orecchia

Sul piano politico Calvino, dichiaratosi sempre anarchico pur stringendo rapporti col partito comunista, dissente dalle direttive della politica sovietica soprattutto per quanto concerne le restrizioni della libera espressione individuale, nonché per l’affievolirsi della formula democratica. La decisione di lasciare il partito è infine dettata dall’invasione dell’Ungheria da parte dell’armata rossa, cui seguirono i drammatici avvenimenti di Poznan e Budapest.

Tra il 1958 e il 1985 la produzione saggistica e novellistica dell’autore cresce vertiginosamente e la fama raggiunta è ormai internazionale: tra i numerosi premi, spicca quello conferitogli nell’isola di Maiorca.

In occasione del suo matrimonio con la traduttrice Esther Judith Singer, detta Chichita, avrà modo di entrare in contatto con il comandante Ernesto “Che” Guevara, al quale dedicherà due pagine dopo la sua brutale morte in Bolivia. Il ritorno a Torino non sarà definitivo; nel 1967 si trasferisce infatti a Parigi: l’originaria intenzione di fermarsi per cinque anni non sarà rispettata ed il tempo di permanenza si allungherà notevolmente. Nei tredici anni trascorsi dallo scrittore nella capitale parigina questi sarà coinvolto nella vita intellettuale della metropoli, pur conducendo una vita riservata.

Nella vulcanica produzione di questi anni si distingue l’uscita, nel 1972, de “Le città invisibili”, opera allusiva e dalla potente carica immaginifica.

Alla collaborazione con “il Corriere della Sera” seguirà poi l’uscita della serie di racconti sul signor Palomar: questi ultimi assorbiranno gli stimoli provenienti dai numerosi viaggi di Calvino. Dall’Iran agli USA, dal Messico al Giappone, Italo catturerà le diverse luci emesse da ciascuno di questi diversissimi paesi, proiettandole a sua volta nella pagina scritta.

“L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose” (da “Le città invisibili”)

Nel 1979 inizia la collaborazione con “La Repubblica” e pubblica “Se una notte d’inverno un viaggiatore” (di cui potete leggere un precedente commento), opera cruciale della metaletteratura, dove l’autore esplora le molteplici opportunità offerte dalla letteratura come gioco di specchi, a mo’ di scatole cinesi infinite e moltiplicabili.

“La lettura è un atto necessariamente individuale, molto più dello scrivere”
(da “Se una notte d’inverno un viaggiatore”)

L’interesse per le realtà straniere prosegue con la sua partecipazione ad attività di promozione culturale in Argentina, dove avrà modo di incontrare anche un altro grande “visionario”, Jorge Luis Borges (autore su cui potete leggere un precedente approfondimento); lavora inoltre ad una serie di conferenze che si sarebbero dovute tenere all’Università di Harvard (le postume “Lezioni americane”).

“La fantasia è un posto dove ci piove dentro” (da “Lezioni americane”)

Sarà infatti colto da ictus il 6 settembre 1985; il quadro clinico andrà peggiorando sino al 19 settembre, quando sopraggiungerà una fatale emorragia celebrale.

Italo Calvino venne sepolto nel panoramico cimitero di Castiglione della Pescaia, molto simile a un giardino incantato che, possiamo immaginare, sarebbe stata una location perfetta anche per tanti dei romanzi non scritti rimasti nella fervida intelligenza creativa dello scrittore.

Caterina M

© 2013 imieilibri.it

 

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