Pitturare il volto. Il Trucco, l’Arte, la Moda di Patrizia Magli

Il commento...

“Pitturare il volto. Il  Trucco, l’Arte, la Moda”
di Patrizia Magli


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Lungi dall’essere un discorso  fatuo, “Pitturare il volto” (edito da Marsilio; disponibile online su laFeltrinelli e IBS) di Patrizia Magli, docente di semiotica dell’arte e del disegno industriale all’Università IUAV di Venezia, è un agile saggio, che attiene alla sociologia, alla psicologia, alla storia ed è corredato da fitte pagine di bibliografia.

Esso analizza il significato profondo del  Trucco, nelle varie geografie del mondo, in rapporto al senso del volto femminile, all’identità, alla menzogna, alla creatività.

“Cosmos”universo ma anche ordine, è la radice di cosmesi. Ne deriva che l’uso di cosmetici attiene all’ordine che vogliamo dare al nostro volto, un senso voluto, che va al di là della pura nudità del volto stesso. Ci si trucca non solo al fine di bellezza, ma per giocare una parte sul palcoscenico della società, per teatralizzare il nostro io -dice l’autrice- per apparire come vogliamo che gli altri ci vedano, in un duplice gioco tra il tu e il loro, come nella relazione tu e tu davanti allo specchio ove “ci guardiamo guardati, e ci vediamo veduti”.

Percepiamo così che il Trucco, non è argomento futile, pur essendo effimero, nel senso che non è permanente come i tatuaggi di origine australiana, o come la scarificazione africana o la chirurgia estetica, ma ha a che fare con l’identità e la creatività femminile, quindi con l’arte e la moda.

È interessante ricordare che “maquillage” in francese significa  mascheramento, e deriva da “maquis” -macchia di arbusti, termine usato nella I guerra mondiale e che “make up”, l’equivalente inglese, evoca invece il fare. Ma fare cosa? Una manipolazione? Così pensano i moralisti, che attribuiscono un valore negativo al pitturare il volto, perché considerano questa pratica un inganno, in un’ottica truffaldina, illusoria.

In realtà il Trucco è una sorta di autoritratto, “un dialogo polemico tra noi e il nostro volto”, che attiene all’identità, al fine di moltiplicarla; a volte ha una funzione salutare come il pesante eyeliner  egiziano, finalizzato anche a proteggere gli occhi dal sole e dal vento del deserto.

Il Trucco è simile -ma differisce nella finalità- alla maschera, una delle due forme di cancellazione del volto, insieme al velo islamico. La maschera (in greco  pròsopon -davanti agli occhi degli altri, in latino per-sona , per il suono della voce emergente dai fori  della maschera) tende ad  annullare l’individualità per proporre un carattere sociale, un’appartenenza, una funzione rituale religiosa.

Il Trucco, “l’abito del volto”, esalta il soggetto femminile  e persegue il fine di integrazione sociale per mimetismo per lo più, ma anche per distinguersi in una continua oscillazione tra conformismo ed individualizzazione.

Il  velo islamico è l’altra forma di cancellazione dell’individualità femminile, secondo l’autrice, ed  esso appare per la prima volta con il temine “sitr=cortina” nel “versetto del velo” nel Corano, relativo alle seconde nozze  di Maometto. Il velo è là  inteso come separazione netta tra il Profeta e l’invitato  invadente, ed ha in  seguito  assunto il significato di divisione tra il pubblico e il privato.

Pagine intense sono dedicate dalla Magli al concetto di Bellezza nella filosofia greca in antitesi all’accezione moderna, ove si è smarrito il senso di misura ed armonia a favore del difforme e del caos, assunti a nuova categoria del brutto-bello.

Marilena Poletti Pasero

(recensione per  © Arcipelago Milano)

Le immagini del presente post sono dei rispettivi autori e proprietari e sono state selezionate a cura della redazione de imieilibri.it

 

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