Cinque -e più- (“buoni”) motivi per cui leggere e conoscere gli albi illustrati…

L'approfondimento...

Cinque motivi per cui leggere e conoscere gli albi illustrati

I libri “con le figure” appartengono ad un mondo che vale la pena di essere conosciuto ed approfondito.

È un terreno pieno di possibilità e di occasioni per i lettori cui sono indirizzati e, per questo, gli adulti, coloro attraverso cui passa la mediazione tra il libro illustrato e il bambino, vanno sensibilizzati con una certa attenzione.

1) Introduzione alla lettura

In primo luogo, i picture books introducono alla lettura, hanno il privilegio di essere i primi libri letti dai bambini, sono l’occasione per affrontare un viaggio nelle storie e nei racconti attraverso le illustrazioni che contengono.

Il bambino dai 18-20 mesi ai 3-4 anni inizia a comprendere che sia le immagini sia le parole sono simboli e che esiste una relazione tra testo e figure, inizia a chiedersi cosa viene dopo e a girare la pagina, perché ha sempre maggiori capacità di memoria che gli permettono di ricordare e collegare eventi, cogliere i rapporti di successione e costruire schemi di storie. Il bambino a questa età si rende conto se una storia è finita o se si saltano dei passaggi.
Si tratta, in questo caso, di una lettura ad alta voce da parte dell'adulto nei confronti del bambino, un'attività piena di vantaggi, primo fra tutti la condivisione tra bambino e adulto di un momento piacevole, un momento in cui godere della compagnia dell'uno e dell'altro, un momento in cui ridere e divertirsi insieme. Leggere ad alta voce un albo illustrato permette inoltre al bambino di esplorare con lo sguardo le immagini mentre ascolta la storia, così da creare un'abitudine all'ascolto e una dilatazione dei tempi di attenzione.

Leggere ad alta voce stimola la voglia di imparare a leggere perché nei primi anni di vita il desiderio di emulazione è molto forte, tanto più quando è diretto a un'attività che visibilmente appassiona e diverte l'adulto che la propone.

Leggere ad alta voce non dovrebbe essere un'esperienza che si conclude non appena il bambino ha imparato a leggere perché i bambini amano farsi leggere storie anche dopo aver appreso l'alfabeto.

Mantenere l'abitudine di leggere insieme ai bambini le storie che più piacciono loro è un'occasione per addentrarsi insieme nello spazio dell'immaginazione ed avere un territorio comune di idee, di immagini, di emozioni.

2) Capacità di suscitare emozioni e il gusto per il bello

Un secondo aspetto di particolare rilievo riguarda proprio la capacità degli albi illustrati di suscitare emozioni. Forte, infatti, è la tendenza a ritenere che le emozioni siano alla base del nostro sviluppo personale. Negli ultimi anni si va affermando e diffondendo sempre di più l’attenzione alle dimensioni emozionali nella crescita, nell’apprendimento e nell’educazione. Oggi gli illustratori non raccontano solo una storia ma riescono a trasmettere in chi legge le emozioni che i personaggi della storia stessa vivono attraverso le illustrazioni. Con precisione e coraggio, fra arte e poesia, essi descrivono le ansie, le ossessioni, le gioie, le scoperte dell'essere umano. 

È il caso de “Gli uccelli” di Germano Zullo e Albertine (Topipittori, 2010; disponibile su laFeltrinelli IBS), un albo ricco di coloratissime tempere e poche essenziali parole: un uomo, che potrebbe sembrare uno di tanti, un giorno, che potrebbe essere uno giorno qualsiasi, parte con il suo camion, se non fosse che proprio in fondo allo stesso scopre qualcosa di inaspettato.

Le emozioni che si provano nel leggere e nello sfogliare questi libri sono spesso provocate dalla bellezza contenuta nelle illustrazioni degli stessi. E c'è bisogno di ricordarsi che cos'è la bellezza, di saperla riconoscere, di difenderla e per farlo occorre esercizio critico, fin da bambini perché essi non sono estranei alla dimensione estetica del libro, ne sono sensibili come chiunque altro.

Coltivare e mantenere l'abitudine dello sguardo al bello è un modo per conoscere se stessi e il mondo, vedere e guardare con attenzione aiuta a educare la visione che abbiamo del reale, a cogliere con meraviglia e stupore l'aspetto fisico del mondo.

Un albo illustrato bello è un libro leggibile, quando la tensione fra parole e immagini si mantiene forte e costante per tutta la storia, quando induce il bambino, o il lettore, a soffermarsi sulle illustrazioni, a esplorarle piano, a tornare indietro e ricominciare la lettura per trovare i dettagli descritti nel testo scritto e cercare ciò che le immagini aggiungono rispetto alle parole.

3) Valenza pedagogica

In terzo luogo, il picture book può essere uno strumento pedagogico fondamentale nelle esperienze di crescita e della trasmissione di cultura ai più piccoli. Per “strumento pedagogico” non s'intende quel tipo di libri che vogliono educare a superare gli ostacoli della vita e che sono caratterizzati da un forte didascalismo e da un'esplicita dichiarazione del tema trattato. Quando si parla di consapevolezza pedagogica non ci si riferisce alla conoscenza dell'autore riguardo le problematiche legate al processo evolutivo del bambino o le necessità della crescita.

Gli albi che contengono un certo spessore pedagogico e una certa maturità artistica sono quegli albi il cui autore non conosce o non è interessato ai bisogni immediati dei bambini ma conserva uno sguardo “bambino” verso il mondo e una modalità di interrogarsi sulla realtà che lo porta a farsi grandi domande, le stesse dell'infanzia. Wolf Erlbruch, nel suo libro “La grande domanda” (E/O, 2004; disponibile su laFeltrinelli IBS), apre proprio uno spazio di esplorazione in cui il lettore è libero di muoversi e di cogliere di volta in volta ciò di cui ha bisogno.

Il picture book, essendo un medium che vede un dialogo privilegiato con i bambini della prima infanzia, non può non essere pedagogico, solo per il semplice atto di essere stato scelto da un adulto e offerto a un bambino e di presentarsi alla lettura. Diverse voci pedagogiche, come Antonio Faeti, Marco Dallari, Roberto Farnè, Enzo Catarsi [1], affermano che le illustrazioni e gli albi illustrati sono “importanti strumenti narrativi, capaci, da un lato, di raccontare storie e contribuire ad arricchire le trame scritte, dall’altro lato, di offrire stimoli per potenziare i processi cognitivi e di apprendimento durante l’età evolutiva” [2].

Tutto questo è possibile nel momento in cui la qualità grafico-pittorica delle illustrazioni e dell'oggetto libro garantisce un alto livello di resa espressiva, creativa e tecnica del prodotto.
La qualità pedagogica è strettamente collegata alla qualità formale, ossia al testo, all'immagine, alla grafica, perché prodotti di mediocri progetti editoriali o di scialbe e stereotipate impaginazioni non aiutano la crescita estetico-cognitiva del bambino: il linguaggio dell'albo nasce da un rapporto tra parola, immagine, grafica e supporto  del libro, i quali, nel loro insieme, determinano il contenuto e i temi di un picture book.

Un esempio di albo che nella sua interezza mostra quello che è il “contenuto del libro” è “Di notte sulla strada di casa”, di Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo (Topipittori, 2005; disponibile su laFeltrinelli e IBS): dalla copertina che mostra il davanti e il dietro dell'automobile in cui siede il protagonista al risguardo finale che riprende la copertina, ogni elemento determina il significato complessivo della storia.

Nel momento in cui si prende in mano questo libro, si intuisce immediatamente che si racconterà di un viaggio notturno e il primo risguardo invita il lettore ad allinearsi con il punto di vista di chi osserva, che è seduto dietro, è basso ed è un bambino, elemento, quest'ultimo, che riconosciamo dalla serie di domande iniziali come “Che ore sono?”, “Dove stiamo andando?”, domande che pagina dopo pagina diventano filosofiche e universali “I pesci sognano?”, “Hanno freddo gli uccelli?”, diventano il contrappunto di ciò che il protagonista vede e che ci mostra attraverso il suo sguardo: “Chi abita là?” accompagna un'immagine in cui dalla finestra di una roulotte compare un uomo mentre un cane guarda il lettore. 

Giunti alla fine del libro, esso non mostra il volto del suo piccolo protagonista, bensì un suo desiderio, che è stretto tra le sue mani e ha la copertina dell'oggetto che il lettore stesso tiene in mano e la storia ricomincia, può essere riscritta e riletta perché non c'è fine alle domande.

4) Moltitudine e varietà dei punti di vista  

Quarto motivo per cui è interessante leggere e conoscere gli albi illustrati risiede nel fatto che essi educano alla varietà e alla moltitudine di punti di vista. Attraverso la lettura di un picture book si può imparare, quindi, a produrre forme nuove di pensiero, organizzazione, deduzione, interpretazione della realtà, una realtà che non è solo esterna al lettore ma è anche dentro di sé

Lo dimostra l'albo, di Alex Cousseau e Kitty Crowther, “Dentro me” (Topipittori, 2007; disponibile su laFeltrinelli IBS), in cui un bambino decide di compiere un viaggio dentro di lui per capire chi è e che cos'è.

Parole e immagini vivono in un rapporto di violenza e delicatezza offrendo una possibilità di equilibrio alla sbilanciata e difficile ricerca di sé.

Gli albi illustrati sono libri particolarmente dedicati all'infanzia perché, come essa è una terra di mezzo, di transizione, così anche i picture books sono luoghi di cambiamento, in cui ogni cosa è dinamica e da cui si torna diversi da prima.

“Papà!”, di Philippe Corentin (Babalibri, 1999, disponibile su laFeltrinelli e IBS), è un esempio in cui l'autore invita alla trasgressione dello stereotipo: sui temi classici della paura del buio, la soglia del sonno, la richiesta di aiuto e attenzione, i primi rapporti con l'altro, domina il capovolgimento del punto di vista.
Il bambino e il bambino-mostro protagonisti della storia appartengono a due mondi paralleli diversi ma convivono nella stessa camera e hanno lo stesso letto. L'uno è alter-ego dell'altro perché, anche se diverso e alieno, è bisognoso delle medesime cure di ogni bambino piccolo: il legame mostro/bambino nella letteratura in generale è solido e profondo, in grado di aprire uno spazio ignoto e imprevedibile. Alla richiesta di aiuto della piccola creatura verde compare una mamma mostro che con dolcezza rassicura il figlio di aver fatto un brutto sogno riaccompagnandolo a letto e tenendolo per mano. Dall'altra parte, una famiglia di umani è esclusa dalla pagina, tagliata fuori ad altezza polpaccio forse perché potrebbe apparire più spaventosa dei mostri agli occhi dei bambini.  

Educare lo sguardo a una varietà di punti di vista significa anche riuscire a comprendere le caratteristiche di un'epoca: attraverso le illustrazioni si possono cogliere le mentalità, le abitudini, i costumi, gli stili di vita che sono stati propri di un particolare periodo storico. L'illustrazione può essere quindi un importante e alternativo documento sociale della vita quotidiana visto anche che essa stessa è un'arte alternativa: a differenza della “grande” arte, che è espressione dell'interiorità dell'artista ed è destinata ad avere un grande successo nella cerchia di un pubblico elitario, l'illustrazione lascia spazio all'interpretazione degli umori popolari rendendosi comprensibile e accessibile a un pubblico più vasto.

5) Temi liminari

I picture books talvolta raccontano storie sfuggenti e interiori e affrontano temi apparentemente indicibili come il conflitto, il cambiamento, l’identità, la malattia, la crescita, la morte: qualsiasi argomento può essere presentato anche ai lettori più piccoli purché sia usata delicatezza e professionalità nei modi. I bambini sono desiderosi di apprendere e scoprire quello che risulta a loro ignoto ed essere rassicurati su ciò che non conoscono. Anch’essi sono partecipi di una società soggetta a cambiamenti e catastrofi ed hanno il diritto di essere informati su quello che succede intorno a loro. I bambini, fin da piccoli, iniziano a sperimentare, nelle piccole società di una classe, le dinamiche della competizione, le gerarchie, l’esclusione o l’inclusione nel gruppo, e cominciano a porre domande sulla guerra, sull’ingiustizia, sulla diversità sociale e fisica.

Gli albi possono essere, dunque, un valido aiuto per l’adulto che avvicina il bambino a particolari tematiche, proprio per questa capacità di narrare e di dar voce e immagini a contenuti controversi

Fra questi troviamo “Maria ed io” di Miguel Gallando (Comma 22, 2009; disponibile su IBS), in cui l’autore riporta l’esperienza personale di padre di una bambina autistica, “L’anatra, la morte e il tulipano” di Erlbruch (E/O, 2007; disponibile su laFeltrinelli e IBS), che mette in scena il personaggio della morte già nel titolo, perché l'autore sa bene che non c'è età più filosofica dell'infanzia e che quindi è su questo piano che si deve lavorare. I suoi libri affrontano sempre grandi temi: la creazione dell'universo, la nascita dell'individuo, il desiderio di riprodursi, il mistero del vivere, la morte; e si ha l'impressione che ridurre l'importanza del tema sia il primo passo per tradire i piccoli  lettori. Per loro solo i grandi temi hanno significato, perché in loro solo grandi domande trovano spazio, per quanto noi adulti non siamo sempre in  grado o disponibili a sufficienza per riconoscerle [3].

Per lo stesso motivo, anche un argomento come la Shoah trova spazio e visibilità tra realtà e poesia, dolore e speranza nell’albo di Lorenza Farina e Sonia Maria Possentini, “Il volo di Sara” (Fatatrac, 2012; disponibile su laFeltrinelli e IBS): la storia delicata di un’amicizia tra una bambina e un pettirosso sullo sfondo cupo della seconda guerra mondiale è protagonista di questo libro, che offre al lettore un racconto per immagini intense e delicate.

Conoscere e leggere gli albi illustrati è una strada verso la formazione di lettori più preparati, più consapevoli nelle scelte e negli acquisti, verso un innalzamento del gusto, verso un piacere della lettura sostenuto da esperienze forti e significative, che allargano la mente e il cuore

Valentina Maistrello © 2013

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Bibliografia

[1] Grandi W., Lessici familiari per piccoli occhi curiosi in Ricerche di Pedagogia e Didattica (2010), 5, 1 – Infanzie e Famiglie. [Torna al paragrafo]

[2] Ibidem, cit. p. 9. [Torna al paragrafo]

[3] Varrà E., La grande domanda: l'opera di Wolf Erlbruch, in “Infanzia. Rivista di studi ed esperienze sull'educazione 0-6”, n° 12, 2007, pp. 86-89 in Terrusi, Albi illustrati, p. 228. [Torna al paragrafo]

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