Norwegian Wood di Haruki Murakami

Postato da Giulia in Commenti Libri > Romanzo
Il commento...

“Norwegian Wood”
di Haruki Murakami


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

“Il cielo era così infinito che a guardarlo fisso dava le vertigini”

“I once had a girl or should I say she once had me” cantavano i Beatles e “canta” Murakami in “Norwegian wood”, il libro con cui l’ho conosciuto (disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori).

E con questa frase si può raccontare la storia di Watanabe, uno studente appassionato di letteratura che passa i suoi giorni di universitario incontrando fuggevolmente due ragazze, molto diverse tra loro: Naoko -un’amica d’infanzia che porta nel suo passato il peso emotivo di due suicidi, quello della sorella e del suo ragazzo, da qui la sua instabilità psicologica e i discorsi sulla morte- e Midori -un’esuberante compagna di corso che sbuca all’improvviso dietro ogni angolo e trascina il protagonista in bizzarre conversazioni.

Non aspettatevi un senso preciso e definito in Norwegian Wood, un significato univoco che esclude tutti gli altri non è adatto a questo libro, ma -come gli Haiku della tradizione giapponese- è un insieme di elementi giustapposti che vanno oltre la parola scritta: alla trama del racconto si accostano colori -come il verde evocato nel dal nome di Midori- musica -come il malinconico brano dei Beatles- evanescenti visioni -come quella di un bosco che emerge nelle primissime pagina- e l’affiorare degli anni ’60, che si disperdono fugaci sullo sfondo.

Come la struttura degli Haiku vuole, l’insieme di questi elementi non deve portare ad un messaggio preciso, ma instillare nel lettore una sottile sensazione emotiva, anche irrazionale.

Il protagonista -Watanabe- non agisce secondo uno schema, come invece fa “Sturmtruppen”  il suo compagno di stanza, ma si fa condurre dalle emozioni e dal corso degli eventi senza preoccuparsi di trovare una finale o chiedersi dove questo lo porterà in futuro.

Da qui le sue relazioni insensate nate per curiosità oppure semplicemente per caso da quella con l’amico Nagasawa, una sorta di controverso “Grande Gatsby” e soprattutto con le due ragazze che appaiono e scompaiono repentinamente dalla sua vita lasciando solo qualche ricordo. Per questo sono loro ad avere lui e non viceversa, perché Watanabe non decide nulla, non si oppone né trae conclusioni, aspetta semplicemente ciò che avverrà.

Perché una storia del genere dovrebbe essere un capolavoro se non ha un senso insito?
Mi sono fatta la stessa domanda finendo di leggere il libro. Ho riflettuto su molte cose, dalla descrizione del bosco misterioso in cui si dice ci siano dei buchi nascosti che fanno sparire inaspettatamente le persone senza che vi sia più traccia di loro, ai lutti vicini e lontani che il ragazzo si trova ad affrontare, quello che traspare è una sensazione di precarietà e morte, la stessa che Naoko dice continui a chiamarla, nonostante lei sia viva. Ma forse è di questo che è fatta la nostra vita, di tante piccole cose che vanno e vengono, di persone inaspettate, ricordi e fatti insensati.

Chiudendo il libro ci si rende conto all’istante che Murakami è riuscito a far provare a chi partendo dall’Iliade ha creato la sua cultura letteraria su grandi gesta e storie di immortali, la stessa sensazione che si prova quando -come la stessa Naoko- ci rendiamo conto che la morte fa parte dell’enorme e fitta foresta della nostra esistenza in cui non si trova una strada da seguire, come quei buchi misteriosi in cui, talvolta, qualcosa scompare.

Malinconia, ecco perché Norwegian Wood è un capolavoro.

Giulia

© 2013 imieilibri.it



The Beatles - “Norwegian Wood”

 

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