Premio “Campiello” 2013

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Questo evento si è tenuto il 7 settembre 2013 in tutta Italia (tutta la giornata).
L'evento...

Aspettando il Premio Campiello 2013

Tra gli appuntamenti più attesi, e discussi, della stagione letteraria ed editoriale italiana, il Premio Campiello -pensato negli anni '60 dagli industriali del Veneto, desiderosi di ritagliarsi uno spazio di visibilità nell'affollato “salotto” buono della società del tempo- ha, negli anni, portato all'attenzione del grande pubblico autori e romanzi che, altrimenti, sarebbero -forse- rimasti ignoti in un paese di (pochi) lettori che, in materia di consigli letterari, sembrano fidarsi solo di classifiche e top-ten.

Precursore nel suo genere, il Campiello è stato il primo -e presto copiatissimo- a basarsi sul meccanismo della giuria “popolare”. Se è, infatti, un comitato tecnico a nominare la cinquina di finalisti tra le opere di narrativa italiana pubblicate e regolarmente in commercio nell'anno di riferimento, tocca poi alla Giuria dei Trecento -lettori i cui nomi rimangono segreti fino alla sera della cerimonia per garantire l'indipendenza di giudizio- votare il vincitore.


(fonte: premio campiello.org)

Da “La Tregua” di Primo Levi -primo romanziere a esserne insignito nel '63 (dell'autore potete leggere il commento alla sua opera più fmosa: “Se questo è un uomo”) - per arrivare ai più recenti “Il sopravvissuto” di Antonio Scurati (vincitore nel 2005, leggi il commento) e “Accabadora” di Michela Murgia (premiata nel 2010, leggi il commento), il Premio ha visto aggiungersi all'albo dei vincitori opere poi diventate dei veri e proprio “classici” della narrativa italiana.

Capace di svecchiarsi nel tempo, di adattarsi alle esigenze di un panorama, quello editoriale, eternamente in fieri e di promuovere talento e capacità -interessante è stata, in questo senso, la scelta di premiare ogni anno, a partire dal 2004, un autore al suo esordio letterario, istituendo un'apposita sezione “Opera Prima”- non ha perso, comunque, alcuni dei suo tratti tradizionali e cerimoniali.

In attesa della cerimonia di premiazione che andrà “in scena”, sabato 7 settembre, al Gran Teatro la Fenice di Venezia -a condurre la serata, in diretta su Rai 5 e in differita su Rai 3, saranno gli istrionici e simpaticissimi Neri Marcorè e Geppi Cucciari- ecco allora una veloce panoramica (in ordine alfabetico; n.d.r.) degli autori e romanzi che si contenderanno la “vera da pozzo” della cinquantunesima edizione del Campiello.

Giovanni Cocco - “La caduta” (edito da Nutrimenti; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), ci sono, in piccolo, tutti gli eventi cardini del primo decennio dei Duemila, in questo romanzo dai toni apocalittici. Dalle bombe di Londra, all'uragano che ha distrutto New Orleans, passando per la Primavera Araba e il disastro della Concordia: i riferimenti sono velati, nascosti sotto le trame dell'inventiva ma inequivocabili. L'impianto narrativo sarebbe, a detta di qualcuno, quello della Torah o del libro dell'Apocalisse, il plot da far invidia ai grandi cicli rinascimentali. In mezzo la Storia, quella da manuale che travolge gli eroi quotidiani.

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Valerio Magrelli - “Geologia di un padre” (edito da Einaudi; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), un libro-memoria, un'infinita collezione di fogli, post-it, appunti sparsi che, fino alla morte del padre, non erano riusciti a prender forma. Un appassionato ricordo in ottantatré capitoli, uno per ogni anno di vita, di chi per lo scrittore è stato“zenit dell'ammirazione infantile” e, allo stesso tempo, un viaggio ragionato e frutto della lunga elaborazione del lutto, alla scoperta delle innumerevoli (e inaspettate) somiglianze con il Giacinto Magrelli uomo, prima che padre, con le sue fragilità e imperfezioni.

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Beatrice Masini - “Tentativi di botanica degli affetti” (edito da Bompiani; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), un tuffo indietro nei primi anni dell'Ottocento, la tenuta di campagna di un poeta famoso, un'acquarellista curiosa chiamata a ritrarlo e dei segreti di famiglia -quelli sulla nascita di una ragazza della servitù, cui sono riservati inusuali attenzioni e privilegi- il cui svelamento è pericoloso perché “la botanica degli affetti non è una scienza esatta, non conosce regole e può rivelarsi profondamente ingannevole”.

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Ugo Riccarelli - “L'amore graffia il mondo” (edito da Mondadori; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), nel libro dell'autore scomparso giusto poche settimane fa -già vincitore del premio Selezione Campiello nel 1998- c'è il mondo della provincia, della sua povertà estrema e dei sogni di evasione nella storia di Signorina e nel suo destino segnato da un omino che, cucendole addosso un vestitino di carta, ha aperto la strada al suo futuro (impossibile?) da sarta e stilista, almeno fino a quando, un figlio nato troppo presto e malato le “graffierà” l'aria intorno, costringendola a imparare la sopportazione devota.

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Fabio Stassi - “L'ultimo Ballo di Charlot” (edito da Sellerio; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), indicato da più parti come l'ultimo atto della “trilogia” americana dell'autore – che ha ambientato i suoi ultimi romanzi in Brasile e a Cuba- porta i segni incorrotti dell'american dream: dalle automobili, al cinema, alla febbre dell'oro. Focalizzatore? Charlie Chaplin, uno dei padri del cinema che in una lunga e appassionata lettera (immaginaria) al figlio minore, racconta la storia vera del suo passato, quella che nessuno ha mai voluto ascoltare e che, popolata dal padre alcolista, dalla madre uscita di senno e da artisti e acrobati, lo ha reso l'eroe degli umili e degli sconfitti.

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Matteo Cellini - vincitore della sezione Opera Prima con “Cate, io” (edito da Fazi; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), un viaggio nel claustrofobico mondo dell'adolescenza e dei suoi problemi, primo fra tutti quello del rapporto con il cibo di cui Caterina è vittima. Esclusa da tutti a causa della sua obesità, con intelligenza e sarcasmo, inventa un alterego, quello della supereroina il cui potere è quello di “essere il paragone che salva” perché nessuna è più brutta, più grassa o più sola di lei. Fino a conquistarsi il rispetto, la misura e un po' di tenerezza (ma senza pietà) del lettore.

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Sabato 7 settembre conosceremo, dunque, il successore di Carmine Abate (vincitore lo scorso anno con “La collina del vento”, edito da Mondadori; disponibile online su laFeltrinelli e IBS) e poi -come sempre- al giudizio lettori “l’ultima parola”. Come, infatti, diceva l'editore Leonardo Mondadori: «Il Campiello ha la grande qualità di essere veramente un premio imprevedibile, non pianificabile dalle case editrici. I lettori del “Campiello” non premiano l’autore famoso, premiano il libro che piace».

ViDa

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