Un eroe del nostro tempo di Michail Lermontov

Il commento...
Dopo Controcorrente, non potevo far altro che ricercare un libro simbolo del Romanticismo, così eccomi qui, fresco fresco di lettura, a scrivere di questo appassionante, quanto breve romanzo, che tra l'altro, nell'edizione in mio possesso, presenta anche un'apprezzabile postfazione dell'autore di Lolita, Nabokov.

Il protagonista dell'opera è un ufficiale dell'esercito russo, un tal Grigòrij Aleksàndrovic Pecòrin (perdonate ma non ho caratteri cirillici sulla tastiera, il cui nome si legge Grigòri Aliecsandravic Pieciòrin), ma la struttura è talmente singolare, che non è da subito che avviene la consocenza del protagonista. Nella storia ci si avvicina a Pecòrin (ricordate che si legge Peciòrin, per carità) a piccoli passi e più ci si avvicina alla sua machiavellica turpitudine, più si vorrebbe distanziarcisi.
Non avevo mai letto Lermontov, e purtroppo devo ammettere che anche dei "Grandi russi" la mia conoscenza è infinitesima rispetto alla loro produzione, ciononostante non posso far altro che dire quel che ripeto sempre, la loro capacità di toccare l'animo umano nelle descrizioni, è talmente sublime da risultare perfetta. Sono i migliori in questo, non so dire perché, so dalla mia esperienza che è così.

Lermontov disegna, in questo suo breve romanzo in cui i capitoli son scanditi dai racconti, prima che vengono fatti sul protagonista, poi tratti dalle pagine del suo stesso diario, ogni fisionomia umana, sia attraverso le grandi manifestazioni di vita, che le piccole quotidiane azioni. Pecòrin è un personaggio di una negatività talmente aberrante da risultare semplicemente l'eccesso opposto di tutti quei personaggi pieni di virtù di cui il Romanticismo abbonda.
Lo stesso autore nella sua Prefazione scrive: "... Un eroe del nostro tempo ... è proprio un ritratto, ma non di un singolo uomo: è un ritratto composto con i vizi di tutta la nostra generazione nel loro pieno sviluppo. Mi ripeterete che un uomo non può essere così malvagio, e io vi dico: avete ritenuto possibile l'esistenza di tutti gli scellerati tragici e romantici; perché non credete dunque nella realtà di Pecòrin? ... non sarà perché contiene più verità di quanto non vorreste? ..."

All'inizio della recensione ho scritto che speravo di trovare in questo libro un reale "antagonista" di Controcorrente, in questo ammetto di aver preso un bel granchio, ma se vi va, accettate il consiglio e compratelo, perché se son le passioni dell'uomo che state cercando, ve ne troverete tante da ritrovarvi le vostre stesse.
Buona lettura.

Ps. Il libro contiene, tra gli altri aneddoti, un'interessante curiosità. Pare infatti che Lermontov nell'ultima parte di questo suo romanzo, il fatalista, sia stato il primo ad inscenare la pratica della roulette russa. Il protagonista della scena è Vulic, un sottotenente serbo che perderà la fatidica scommessa e con essa la vita.

 

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