Lo spacciatore di carne di Giuliano Sangiorgi

Il commento...

“Lo spacciatore di carne”
di Giuliano Sangiorgi


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“Posso cercare Stella tra chi di aria ne ha ancora perché ha avuto un motivo intenso per risparmiarla: il libro, le parole, le storie, le cose lette, divorate. (…) Un libro lo è. è un ottimo motivo per risparmiare aria da ingoiare.”

Ci sono libri che hanno un odore tutto loro e “Lo spacciatore di carne” (disponibile online su laFeltrinelli e IBS), esordio in narrativa di Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, è uno di questi, anche se di odori che si con-fondono in una vertigine di sensi ne ha tantissimi.

C'è quello a tratti nauseabondo della carne appena macellata dal padre di Edo, del sangue fresco che è sua archeologia e futuro. C'è quello di acqua di colonia troppo forte e camicie appena stirate dei “limoni” -la gente che indifferente e troppo poca sporca assiste impassibile alla delirante impresa del protagonista. E ancora c'è quello alla vaniglia di Stella, dell'incenso di Piero e quello sintetico del “sale” di Luca. C'è, forte, l'odore di carta, forse perché, come ha spesso ricordato lo stesso autore, neanche le scritture più “giovani” riescono a sfuggire del tutto al fascino del libro fisico e proprio perché “potrebbe essere il mio unico libro, dello Spacciatore, non esiste ebook”.

Ma, soprattutto, c'è un “odore” tanto indescrivibile quanto reale, simile a quello delle case da studenti: terra di mezzo -e un pò di nessuno- con tanti spazi inesplorati da conquistare.

Proprio a quell'universo di universitari trapiantati da un sud troppo lontano a un nord carico di speranze, sogni, voglia di fuggire e desideri di riscatto, attinge, infatti, l'eccezionale storia qualunque di Edoardo con i suoi viaggi Salento-Bologna e ritorno, gli esami finti e quelli improvvisati, i vuoti da riempire e gli amori sbagliati.

Il frontman di una delle band italiane più amate dipinge, così, il ritratto iperrealista di una condizione, quella dei giovani, in un paese come l'Italia non a misura loro. Pieno di rabbia e delusione, carico di aspettative, quelle di genitori, che pesano come macigni su figli incapaci o, forse, impossibilitati a soddisfarle. E, ancora, alla ricerca spasmodica di un odore da sentire proprio, di un'identità da difendere con o contro gli altri, per scongiurare il rischio di essere “quello che in un film lungo una vita avrebbe la leggerezza di una comparsa eterna. [Che] riempie allo stesso modo il quadro dei miei giorni e di quelli altrui. Inosservato. Non sono mai il protagonista dei miei giorni”.


(fonte: soldato rock.blogspot.com)

Il tutto in una vertigine di incontri, a volte casuali con gente tanto diversa da essere complementare, a volte cercati e sperati fino a diventarne dipendenti -come quell' amore “tossico” verso Stella che da al protagonista l'idea che “insieme non siamo più passeggeri, ma comandanti assoluti. Guidiamo noi. Si salpa.”- o, al contrario, ignorati, incompresi quando avrebbero potuto essere salvifichi.

Dedicata a tutti i giovani, prime vittime della situazione di crisi economica (e non solo) in cui versa il paese e con l'augurio che possano realizzare i migliori dei loro sogni possibili, Giuliano Sangiorgi da vita così a una storia dal lieto fine moderato, in cui il perfetto happyending e la soluzione migliore ai capricci del destino, lasciano il posto a un normale finale comodo (e forse un pò prevedibile). Risultato? Un retrogusto amaro, che suggerisce come solo certa (in)coscienza giovanile, destinata a estinguersi presto e lasciare posto all'accettazione e all'inevitabile ripetersi di quegli errori solo un attimo prima rimproverati ai grandi, possa lasciarci “convinti delle nostre follie che ci sembrano tanto meno impure del tempo che non viviamo e che ci costringe ogni giorno a sopportare le follie dei ben pensanti e di quelli ben vestiti. (…) Noi uomini senza ombra siamo liberi di cambiare ombra perché non ne abbiamo”.


(fonte: letteratu.it)

Già premiatissimo – ha di recente ricevuto, tra gli altri, il Premio Giovani del Festival “Collisioni” di Barolo- oltre che nelle classifiche dei più venduti, “Lo spacciatore di carne” non è solo un romanzo polisensoriale -gli odori, le sensazioni, le visioni alterate dalle dipendenze di Edo diventano un pò anche quelle del lettore- ma raccoglie l'eredità crossmediale del talento di cui è figlio.


(fonte: scrittura.pcacademy.it)

Da Claudio Villa, al reggae, da Bob Marley ai Coldplay e Jeff Buckley, c'è nelle sue pagine ovviamente tanta musica che, non è difficile pensare, come quella (finita per caso?) nell'iPod di Sangiorgi.

Ma c'è anche l'eco di tanta letteratura, proprio quella che lo stesso Sangiorgi -tweetintervistato durante il weekend in “collisioni” di Barolo (leggi il tweetreportage)- ha riconosciuto indispensabile per la creatività di un artista e dei grandi maestri di scrittura.

ViDa

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