Il Tempo, grande scultore di Marguerite Yourcenar

Il commento...

“Il Tempo, grande scultore”
di Marguerite Yourcenar


“La persistenza della memoria”, Salvador Dalì - 1931

“Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s’annichila” (Giordano Bruno)

Marguerite Yourcenar, celebre autrice di “Memorie di Adriano” e prima donna eletta all’Académie française, può essere riscoperta -nella bellezza e profondità delle sue riflessioni su temi come l’esistenzialismo, la libertà e la morte- in un volumetto di appena 216 pp. dal titolo “Il Tempo, grande scultore”, pubblicato nel 1983 (edito in Italia da Einaudi; disponibile su laFeltrinelli.it e IBS).

“Tutto scorre. L’anima che assiste, immobile, al passare delle gioie, delle tristezze e delle morti, di cui è fatta la vita, ha ricevuto la grande lezione delle cose che passano”

Questo breve estratto riassume tutti i punti toccati dalla scrittrice, raccolti e separati in diversi micro-saggi: Michelangelo e la Sistina, la crudeltà femminile; l’erotismo medievale; la facilità sinistra del morire ecc.

Ogni intervento, rapido nella sua brevità ma denso e prezioso, accompagna il lettore a riscoprire alcuni passaggi della propria stessa vita; oppure, con la ben nota sensibilità che la contraddistingue, Marguerite Yourcenar lo invita a soffermarsi su temi più ampi, come quello del destino delle arti e della letteratura, con una prosa molto vicina alla resa poetica, con cura e attenzione nella scelta delle parole e nella costruzione del discorso, vera “impalcatura logica” di impronta filosofica.

“Una classica misura della meditazione” dunque, alter ego del più conosciuto Adriano; ma, del resto, questo testo ne costituisce l’antefatto, l’ordito, il percorso. Dall’elaborazione, a partire dallo sviluppo delle suggestioni qui contenuto ebbe infatti luogo quella fortunatissima creazione a metà tra il racconto storico ed il saggio.

I continui richiami alla modernità esplodono però ne “Il Tempo, grande scultore”, pur essendo anch’essi soggetti -come a più riprese suggerito dall’autrice- ad estrema mutevolezza.


“Romantic Feelings”, scultura di ghiaccio - Artisti vari

Il tempo, agente fondamentale e termine di paragone tra ere diverse, non è poi considerato come una successione di eventi, come un lineare (o peggio, progressivo!) svolgimento di fatti, persone, documenti: è una relazione, un agente atmosferico al pari del sole o della pioggia, in grado di scalfire “le statue esposte al vento marino”.

Ecco allora che in quelle statue, erose a poco a poco, si identifica l’intero genere umano, e non solo le creazioni di un anonimo scultore greco del V a. C.

Allo stesso modo, quest’entità si configura come un fattore che dà e toglie, come una forza in grado di aggiungere o sottrarre a suo piacimento; scavando in questo processo però, è possibile cogliere un sostrato di bellezza e semplicità nella forma al suo stato grezzo, puro.
Tutti i racconti umani
infatti, anche quelli biblici, sono infarciti di un surplus che nasconde l’essenza più profonda della materia.

Particolarmente avvincente, al proposito, è allora il brevissimo dialogo tra la Yourcenar e un soldato coreano: quest’ultimo ritiene che avrebbe sentito più vicina la figura di Gesù se questi fosse stato fucilato, e non crocefisso. L’autrice, riportando questo passo, riflette su quanto l’uomo sia in difficoltà nel “ritrovare l’essenziale, sotto ciò che potremmo chiamare gli accessori del passato”.

Lo sguardo alla mitopoietica e alla capacità di narrazione è approfondito anche in un’ulteriore sezione del libro, “Tono e linguaggio del romanzo storico”: qui si penetra infatti nel sommerso mondo della genesi creativa di una storia ambientata in secoli inghiottiti dal tempo, dove ogni resto materiale è affidato a qualche frammento di muro o coccio, dove le voci dei protagonisti dell’epoca sono irrimediabilmente filtrate da fonti scritte (non sempre veritiere, o comunque frutto di un ben preciso punto di vista).


Giorgio Albertazzi interpreta Adriano

Lo scrittore, nel cimentarsi in questa delicata operazione di ripristino del passato, deve districarsi nello studio delle evidenze materiali, completando ed integrando le lacune con una rara “fantasia verosimile”.

Bisogna però avere un’accortezza particolare, nell’uso di ogni singola parola, per non cadere in grossolani errori; ad esempio, la parola patriota -comune e quasi abusata nel XVIII secolo- sarebbe risultata assurda nel 1500.

Gli spunti per meglio comprendere quest’inesorabile clessidra sono perciò molteplici, ma la “morale” che accompagna ogni pagina e riflessione, potrebbe ben riassumersi nella frase di Charles Baudelaire:
Non v’è che un modo per dimenticare il tempo: impiegarlo!

Caterina M

© 2013 imieilibri.it

 

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