“Donne e cibo”: storia di un rapporto multiforme – reportage

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“Donne e cibo”: storia di un rapporto multiforme - reportage

Di seguito il reportage dell’incontro dal titolo “Donne e cibo”, tenutosi presso il Piccolo Teatro Grassi di Milano lo scorso lunedì 15 aprile, nell'ambito del ciclo “Convivio. A tavola tra cibo e sapere”.

“Il piacere della tavola è di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, di tutti i paesi e di tutti i giorni; può associarsi a tutti gli altri piaceri, e resta ultimo a consolarci della loro perdita”
(Anthelme Brillat-Savarin)

La storia delle donne in cucina come punto di “equilibrio” tra venia, sublime consolazione attraverso le gioie del gusto e del buon mangiare dell'amaro della vita, e venenum, avvelenamento: è stato questo il fil rouge dell'incontro che Giuseppina Muzzarelli ha condotto sulle trame “in rosa” dell'arte della cucina.

È insito nel ruolo della donna, infatti, di provvedere all'alimentazione, non esclusivamente fisica, di chi sta loro intorno. Basti pensare all'allattamento: nei primi mesi di vita del suo bambino, con quell'attaccamento e quella prossimità carnale, la mamma fa di sostanze nutritive, legami affettivi e istanze di protezione potenti mezzi di scambio.


(fonte: ostetrichesempreconte.blogspot.com)

In fondo è un istinto primordiale, legato ad una precisa divisione di ruoli che garantiva l'equilibrio della coppia: toccava alla donna ingentilire il sapore delle bestie che l'uomo predatore era riuscito a cacciare.

Nel tempo però sulla necessità di conservare i cibi si stratificano pratiche sociali e di condivisione: le cucine diventano regno indiscusso delle donne che trovano, al loro interno, realizzazione e riscatto rispetto ad una società che le vuole ai margini. 
Segreti di famiglia
, amicizie, amori più o meno clandestini vivono e si raccontano tra un arrosto da preparare, una torta da sfornare, dei fichi da fare seccare.

Ma non solo. Il cibo sapientemente trattato dalle mani abili delle donne diventa antidoto, elisir d'amore, potente curativo alle pene della vita o, a metà tra stregoneria e diceria, veleno.
Non si contano i casi di donne finite davanti a corti medievali con l'accusa di aver avvelenato (o provato a farlo) i mariti: processi le cui carte sono raccolte e analizzate dalla studiosa di Storia medievale in “Donne e cibo. Una relazione nella storia” (disponibile su laFeltrinelli.it).

Ma ci sono ancora almeno due sfumature che rendono interessante, agli occhi della studiosa, il rapporto tra donna e cibo.

Il primo ha a che vedere con il potere simbolico del cibo, diventato nel tempo -almeno prima che la logica della magrezza e della perfetta forma fisica rendessero le diete così di moda e il digiuno una necessità- strumento di rivendicazione sociale.
Dalle martiri che sceglievano il digiuno come mezzo di elevazione e di ascesa, alle tante donne che usavano l'arma del “stasera non cucino” per le più disparate rivendicazioni contro i mariti: un po' a tutte è capitato di essere come l’Antonietta di “Una giornata particolare” (film del '77 di Ettore Scola), che esprime il suo personale dissenso verso la visita del Fuhrer a Roma, rifiutandosi di cucinare.


(dal film “Una giornata particolare”)

La seconda ha a che vedere, invece, con l'arte di scrivere di cucina.

Se oggi proliferano, infatti, i ricettari, le enciclopedie, i giornali, le trasmissioni e i blog di cucina, lo scrivere di cibo ha una tradizione antica.

Qualcuno la farebbe risalire addirittura a Ildegarda, benedettina del II secolo che dimostrò almeno di conoscere svariati tipi di erbe, il loro uso in cucina e le loro proprietà curative, tanto che qualcuno ha poi creato un falso storico in cui le indicazioni della santa diventano vere e proprie (gustose?) ricette.

Come dimenticare, poi, Petronilla, la prima donna a tenere sulla Domenica del Corriere una rubrica di cucina da cui dava idee, soluzioni per pranzi domenicali, cene con gli amici improvvisate o rimedi casalinghi alla conservazione dei cibi.


(fonte: panorama.it)

Senza dimenticare del ruolo di collante famigliare e sociale che le ricette tramandate da nonna in nipote hanno avuto, della piccola rivoluzione culturale che avviene quando le donne escono dalle cucine delle loro case e entrano, non senza difficoltà, non senza dover vincere pregiudizi e stereotipi, da chef in quelle dei migliori ristoranti.

Per arrivare ad oggi: la passione per la cucina sembra essere rinata, anche e soprattutto tra le più giovani, il cui stare in cucina è un segno di libertà creativa più che di relegazione.


(dal film “Julie & Julia”

A ognuna di loro, a tutte le declinazioni dello stare in cucina al femminile è dedicata, quindi, l'opera di ricerca della Muzzarelli che arriverà presto in libreria con un nuovo libro dal titolo -probabile- “Nelle mani delle donne”.

ViDa

© 2013 imieilibri.it

 


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