“L’orologio di Pontormo”. La grande arte del ‘500 a Palazzo Sormani

Marilena Poletti Pasero Postato da Marilena Poletti Pasero (Presidente Unione Lettori Italiani di Milano e organizzatrice della rassegna “Incontri con l'autore”) in Eventi > incontri letterari > incontro con autori > presentazioni
Questo evento si è tenuto il 17 aprile 2013 presso la Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, Via Francesco Sforza 7 (Milano), alle 18:00.
L'evento...

L'Unione Lettori Italiani di Milano

è lieta di invitarvi al nuovo appuntamento con gli
“Incontri con l’Autore” a Palazzo Sormani

dedicato alla Grande Arte del '500


Jacopo Pontormo, Deposizione” (dettaglio)

“protagonista” del nuovo appuntamento con gli “Incontri con l’Autore” sarà, infatti, il pittore cinquecentesco Jacopo Carucci, detto il Pontormo, a cui il professor Salvatore Silvano Nigro ha dedicato il dottissimo saggio “L'orologio di Pontormo” (edito da Bompiani; disponibile su laFeltrinelli.it), che sarà presentato mercoledì 17 aprile (alle 18.00) nella consueta, e più che mai appropriata, sede della Sala del GrechettoPalazzo Sormani di Milano.

All'incontro interverranno anche Lea Vergine e Vincenzo Trione.

Un  libro “di letteratura sul tempo e sul corpo”, che ci restituisce la figura di un grande -a volte dimenticato- la cui forza dei particolari (come le mani di Cosimo il vecchio, come la torsione del S. Gerolamo nell'atto del pensare, come la forza di S. Giovanni che pare udire voci prima dell'Apocalisse, come la circolarità inquietante della Cena di Emmaus, o le geometrie disassate  della Deposizione di Cristo) ci ricordano che i collegamenti del Pontormo con i grandi del suo tempo, da Michelangelo a Durer, non ci restituiscono che una piccola parte dell'essenza del pittore, grande per una sua cifra innovativa personale di rottura con il passato, anticipatore di Caravaggio.


Jacopo Pontormo, Venere e Amore

Nel 2014 una grande mostra a Firenze onorerà Jacopo Carucci, alias Pontormo, definito il più grande pittore manierista del '500. E Salvatore Nigro, docente allo IULM e collaboratore del Domenicale del Sole 24 ore, già sin d'ora rende omaggio alla sua memoria con questo saggio, inclusivo della preziosa copia anastatica del così detto diario del pittore,”Libro mio”.

Il libro fu scritto nei due ultimi anni della sua vita, tra il 1555 e il 1556, mentre lavorava da quasi 10 anni  nella chiesa medicea di S. Lorenzo, al grande affresco del Giudizio universale terminato, a causa della sua morte, dall'allievo Bronzino. Il dipinto fu poi distrutto nel 1738, in occasione del rifacimento  della chiesa e di  questo ci rimangono solo disegni preparatori e scritti dello stesso Vasari, che mostra di  non apprezzare l'opera, sia perché in odore di eterodossia e quindi  conflittuale con la Chiesa, sia  per lo stile fortemente innovativo ed espressivo dei suoi personaggi contorti, come  quei  dannati ritratti da cadaveri gonfi d'acqua, per maggiore realismo.

“Libro mio” è al contempo un manualetto di prescrizioni sanitarie, letteratura “de preservazione”, un ricettario del tempo (vedi l'uovo di pesce del Pontormo), un piccolo catalogo di disegni preparatori, stilati a margine del testo,con indicazioni climatiche e lunari. Un breviario “che scandisce insieme il tempo del corpo dell'artista e quello del corpaccione” dell'umanità dolente del Giudizio.

Squallido sembrerebbe questo vademecum, ma in realtà, rileva l'autore, tale era la vita del pittore, ombroso, introverso, sospettoso, taccagno, solitario, riflessivo, eterodosso, ma sicuramente eccentrico e innovativo, un' aquila nel panorama del '500, per le sue trovate spaziali, spaesanti, senza riferimento alcuno, come nel Giuseppe in Egitto,  per i suoi colori di luce chiara accecante e spiazzante, e non scuri, come richiederebbe una Deposizione di Cristo, per le sue figure allungate di sapore nordico.

Pontormo  viveva  a Firenze in un casamento  mitico, una sorte di torre, nella quale si isolava, tirando a sé la scala di accesso, per il bisogno insopprimibile di dare spazio al fragore e al “travagliare” della sua mente, lui pittore flosofo, “un anacoreta” pauroso della morte “quel fredo velenoso... che era come sentir frigere el fuoco ne l'acqua”, morte simboleggiata nella scala stessa.

Di grande interesse in questo saggio sono i riferimenti letterari di Nigro, a 360 gradi nel tempo, attraverso i quali l'autore  riesce a far rivivere la figura del Pontormo: dai carteggi del pittore con l'amico  Varchi, il filologo (autore dell'Ercolano, una prima raccolta di modi di dire fiorentini,tra i quali “rimanere con un palmo di naso”). A lui Pontormo scrive in merito ad un  suo sondaggio, per rivendicare il primato della pittura su tutte le altre arti.

Salvatore NigroDagli scritti che il dotto amico del cuore  Bronzino gli dedica, come  la poesia “La prigione”, che allude al suo isolamento, e a lui Pontormo scrive di rimando “Or col cervello non poss'io far mill' atlanti?”. E dalle citazioni che molti altri intellettuali del tempo nominati da Nigro, dedicheranno allo stile del Pontormo, per elogiarlo o denigrarlo.

A lui fanno riferimento nella nostra era, continua l'autore, anche Sciascia, Ceronetti, lo stesso Manganelli dell'Introduzione, la quale  apparve dapprima sul Corriere della sera nel 1985, e infine anche nella Introduzione tedesca del “Libro mio” nel 1988.

Marilena Poletti Pasero

(recensione da  © Arcipelago Milano)


Le immagini del presente post sono dei rispettivi autori e proprietari e sono stati selezionate a cura della redazione de imieilibri.it

 


Evento organizzato da Unione Lettori Italiani di Milano e pubblicato anche qui!

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