“Ferite a morte”: la “Spoon River” di Serena Dandini per le donne uccise dall’“amore”

L'approfondimento...

“Ferite a morte”

la “Spoon River” di Serena Dandini per le donne uccise dall'“amore”


(fonte: reset-italia.net)

Ottocentosettantasette donne sono state uccise in Italia, tra il 2005 e lo scorso anno per mano dei loro mariti, fidanzati, ex, padri. Oggi, per lo stesso motivo, ne muore in media una ogni tre giorni.
Questa l'agghiacciante verità che sta nei numeri (vedi l'infografica realizzata per alfemminile.com), ma non solo...


“Femminicidio” di Marilena Nardi (fonte: nonsai.it)

Chi ha cercato di inquadrare il drammatico fenomeno in una cornice teorica e sociale lo ha chiamato femminicidio, parola che sintetizza in maniera cruda, ma efficace, la già “chirurgica” definizione della criminologa americana Diana Russell che precisa come - al di là dei diversi moventi- si tratta sempre di “violenza estrema da parte dell'uomo contro la donna, proprio in quanto donna”.

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Quello dell'Italia è un primato triste, che le è costato anche un monito da parte del CEDAW, il comitato per l'abolizione delle discriminazioni contro le donne e un report da parte della relatrice speciale ONU che, già nel 2011, invitava il nostro paese a rivedere e rendere efficienti le misure contro le violenze.

Contro la spirale del silenzio entro cui rischia di cadere un crimine tanto difficile da prevenire, a causa del numero ancora  troppo ridotto di donne che si convincono a denunciare sin da subito le violenze in ambito (para)domestico, si erge il progetto teatrale di Serena Dandini, significativamente intitolato “Ferite a morte”, i cui testi, nel frattempo sono stati raccolti in un libro, omonimo (edito da Rizzoli; disponibile online su laFeltrinelli e IBS).

Il rischio più grande è, infatti, che le storie di ognuna di queste donne uccise da quello che avevano scambiato per amore, si perdano sulle pagine delle cronache o che soggette a i processi di tematizzazione e di selezione tipiche dell'informazione non godano dell'attenzione che meritano.

“Suzie”, di Rossella Fumasoni
Non sono solo numeri e c'è molto di più di un nome e cognome dietro ogni femminicidio.
Ci sono la sopportazione e l'umiltà, la paura e il silenzio, la devozione e la dignità, ma anche, a volte, il coraggio di allontanarsi dall'uomo che sta  rendendo loro  la vita impossibile, nonostante le sue minacce.

A loro, l'attrice e conduttrice dedica uno spettacolo teatrale che è una sorta di Spoon River  moderna e tutta al femminile: come i morti sulla collina di Edgar Lee Master, è dalla voce, prematuramente ultraterrena di queste donne che è raccontato quanto successo. 

Per ciascuno di loro, infatti, la Dandini, con l'aiuto di Maura Misiti, ricercatrice del CNR, ha scritto un breve testo drammaturgico: ci sono l'iraniana lapidata con le pietre del deserto, la bimba di Bamako morta per un'emorragia seguita alla mutilazione dei genitali e tantissime altre donne uccise per essersi permesse a dire no. 


(fonte: eliotroporosa.blogspot.it)

A portarle sulle scene alcune tra le migliori attrici italiane, come Paola Cortellesi e Geppi Cucciari, Lella Costa, Ambra Angiolini, Angela Finocchiaro, ma anche donne protagoniste del panorama culturale nazionale, come Nicoletta Mantovani, Concita De Gregorio, Paola Turci, Ilaria D'Amico ed Eva Cantarella, e tantissime altre, per uno spettacolo che è, allo stesso tempo drammatico, come non potrebbe non essere viste le storie a cui attinge, ma dai toni leggeri e a tratti grotteschi tipici della scrittura dell'autrice, nota ai più per trasmissioni televisive come Parla con me.

Obiettivo? Sensibilizzare l'opinione pubblica su un tema, quello del rispetto per le donne, di cui spesso difetta la società maschilista e sessuofoba che non ci accorgiamo di essere.

E insieme creare spazi di dibattito e approfondimento, oltre che chiedere un maggiore sforzo istituzionale, in termini di garanzie e strumenti di tutela per le donne che hanno subito violenze e di valorizzazione del lavoro dei tantissimi centri anti-violenza distribuiti sul territorio- quasi 14mila sono le donne che si sono ricolti ad essi in caso di violenza, a dimostrazione dell'importanza della loro presenza.

Non è un caso, quindi, che l'intero ricavato servirà a finanziarne l'attività, oltre a quella dei centri Dire, nati dalle donne sensibili al tema incontratesi in rete, e la convenzione nomore!, fatta di associazioni di donne e altri  enti sociali per la prima volta uniti nel chiedere alle istituzioni una concreta azione contro il problema della violenza sulle donne.

Dopo l'esordio a Palermo dello scorso 24 novembre 2012, una speciale anteprima fortemente voluta come segno di solidarietà in occasione dall'odioso e tragico episodio dell'uccisione della diciasettenne Carmela Petrucci, il progetto è proseguito, ampliandosi sempre più in termini di  adesione e “ascolto”, con diverse tappe nelle maggiori città italiane - tra cui Bologna, Genova, Firenze, Roma, Milano- e in occasione delle più importanti manifestazioni culturali del paese.

Sulla scena corpi vestiti di nero ad unica eccezione delle scarpe rosse che rimandano al sangue versato dalle vittime di questi finti amori e che ricordano l'istallazione “Zapatos Rojos” di Elina Chauvet, un DJ che, dal vivo, accompagna le performance e uno schermo su cui vengono proiettati video particolarmente significativi: tutto questo è Ferite a Morte, uno spettacolo in cui, come ha dichiarato l'autrice, “ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale”.

Vi ricordiamo, e invitiamo tutti a farlo, che è possibile aderire alla petizione online per chiedere al Governo la convocazione degli Stati Generali contro la violenza sulle donne.

ViDa

© 2013 imieilibri.it


Per maggiori informazioni su tutte le date, biglietti e partnership basta visitare il sito ufficiale del progetto.

Di seguito, vi offriamo il video della tappa di Palermo, presso il Teatro Biondo, dello scorso 24 novembre 2012.

 

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