Il colosso di Marussi di Henry Miller

Il commento...

“Il colosso di Marussi”
di Henry Miller


Acquista su laFeltrinelli/IBS/inMondadori

“La meta è la liberazione, essere liberi, che significa assumere una maggiore responsabilità” (Henry Miller)

L’incontro tra uno squattrinato scrittore americano, Henry Miller, in fuga da una mentalità da lui percepita come estranea e malvagia (impostata com’è sul successo, sul possesso di denaro, sulla superficialità dei rapporti) e la Grecia, culla non solo della civiltà classica ma anche della profondità di intrecci tra le relazioni umane, genera un libro-racconto dove i pensieri si confondono con le azioni e il ritmo narrativo è scandito dalle esperienze, non dai giorni.

Un diario di viaggio atipico dunque, “Il Colosso di Marussi” (disponibile su laFeltrinelli/IBS/inMondadori), impostato com’è solo sulle sensazioni -dall’aria respirata prima dell’imbarco, al sapore di un piatto caldo consumato in un’anonima osteria- e costellato da incontri fortuiti, inaspettati, fecondi: il vero protagonista del romanzo non è infatti Miller, ma l’uomo e la sua capacità di intrecciare legami con i propri simili.


(fonte: passoinindia.wordpress.com)

In un’atmosfera onirica, calda e suggestiva, il lettore quasi dimentica la linea storica, semplice sfondo ovattato e lontano: la seconda guerra mondiale infatti incombe, ma solo tramite il gracchiante vociare delle radio.
I giornali non si leggono (come afferma Miller, avrà tempo di informarsi una volta rientrato in patria) e l’attualità scivola in secondo piano.

La pace e la serenità del singolo individuo acquistano uno spessore rilevante, estraneo dalle contingenze politiche di un mondo esterno che viene allontanato dall’eterno belare delle capre.
Il flusso ininterrotto di idee e suggestioni che l’autore vuole trasmettere, in una sorta di testamento, gioca con un linguaggio semplice e al contempo raffinato: ogni singola avventura si colora con toni epici, ma senza eccedere in verbosità o lungaggini.

Anche le descrizioni dei paesaggi, che spesso interrompono gli episodi, non possono relegarsi a mero sfoggio di bravura; la natura si presenta come aspetto integrante della vita di ciascun uomo, in grado di condizionarne umori e modus operandi.


(“paesaggio greco”, foto di ...man_giu...)

Sempre in bilico tra antico e moderno, tra eterno ed effimero, Miller restituisce una Grecia simile ad un ritratto dell’umanità ideale: accogliente, fiera, misteriosa. Idra, Nauplia, Micene ed Epidauro non sono semplici aggregati urbani ma, per dirla con le parole di Byron, “città dell’anima”, luoghi dove riposarsi dagli affanni del quotidiano e ampliare i propri orizzonti cognitivi.

La fantasia di Miller si accende in questo paesaggio al confine col mito, anche senza aver letto Pindaro o Sofocle.
Si disinteressa delle teorie degli archeologi (categoria alla quale dedica la velenosa accusa di voler indagare il passato con apatia; critica di una certa attualità ancor oggi) e non possiede alcuna formazione specifica.

È proprio grazie alla purezza del neofita però che riesce a risvegliare una sonnolenta Grecia arcaica, svelando come la semplice curiosità sia sufficiente per godere dello spettacolo del mondo.

Ogni pagina de “Il Colosso di Marussi” è imbevuta di un’atmosfera esotica e fuori dal tempo: il lettore, seguendo lo scrittore lungo le tappe della sua moderna Odissea, percepisce le vibrazioni delle fredde montagne del nord come della polvere di Creta, quasi toccandole con mano.

Del resto, come scrive egli stesso:

“in Grecia le rocce sono eloquenti: gli uomini possono cadere morti, le rocce mai”.

Il racconto di questo splendido viaggio, così nitido anche se riportato su pagina, non può che entusiasmare chiunque renda il viaggio un’esplorazione, citando Paul Wühr, “senza mai fine”.

L’autore
Henry Miller, nato nel 1891 da genitori tedeschi e scomparso nel 1980, oltre che celebre scrittore (specie per “Tropico del Cancro”; disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori), esempio di rottura con le prassi letterarie sino ad allora in voga ed espressione di una forma di romanzo innovativa) fu anche pittore e reporter di viaggio.
Critico nei confronti della società americana, in vecchiaia -dopo diversi soggiorni in capitali europee come Parigi- si trasferì a Pacific Palisades, in una casa difficile da raggiungere e rifiutando di utilizzare l’automobile.

Caterina M

© 2013 imieilibri.it

 

Ti piace questo post? Segnalalo ai tuoi amici...
o condividilo sul tuo Social Network...  
  • Share/Bookmark
Ti piace “imieilibri.it”? Faccelo sapere...
Sottoscrivi gli aggiornamenti de “imieilibri.it” su Facebook...

Scrivi la tua opinione su questo post...