“Sicilia. La fabbrica del mito”. Matteo Collura a Palazzo Sormani

L'evento...

L'Unione Lettori Italiani di Milano

è lieta di invitarvi al nuovo appuntamento con gli
“Incontri con l’Autore” a Palazzo Sormani

Un incontro dedicato al volto misterioso e affascinante della Sicilia


Scultura di Igor Mitoraj - fonte: ecocasavacanze.it

Terra aspra la Sicilia, terra di silenzi ed enigmi, misteri, miti.

L'occasione per parlarne sarà data dalla presentazione del nuovo libro di Matteo Collura, “Sicilia. La fabbrica del mito” (edito da Longanesi; disponibile su laFeltrinelli.it), che chiude la trilogia dedicata alla sua terra, la cui origine affonda in misteri legati ai suoi miti.

Ad introdurre l'incontro -mercoledì 20 marzo (alle 18)- nella consueta bellissima cornice della Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, sarà Erminia Dell'Oro, cui seguiranno gli interventi di Marta Morazzoni e dell'autore.

Saranno tanti i protagonisti di “leggende”, che ancora oggi condizionano la vita dell'isola, che incontreremo nella conversazione con Collura: come Salvatore Giuliano, legato all'America, il mago Cagliostro, Ettore Majorana, la Real casa dei Matti, i frati "mafiosi" di Mazzarino, e  tanti altri.


Il Libro
Con “Sicilia. La fabbrica del mito”, Matteo Collura conclude la trilogia, dedicata alla propria terra, che ha avuto inizio con “In Sicilia” del 2004 e proseguita con “L’isola senza ponte” del 2007, entrambi editi da Longanesi.
Un “terzo tempo”, dunque, dedicato all’irriducibile perdurare di quello che, per gli storici dal fiato corto, è una sorta di Provvidenza: il mito, emblema rappresentativo, il più rappresentativo della Trinacria, che esercita una fascinosa ancorché stucchevole dittatura nella vicenda plurimillenaria dell’Isola.

Scultura di Igor Mitoraj
fonte: wikipedia.orgj
Ma il mito, osserva Collura, altro non è che una delle molte maschere imposte alla Sicilia, nel corso delle sue tante stratificazioni umane, storiche e culturali, i cui divulgatori, come sempre avviene, sono coloro che definiamo vincitori.
«Del resto, ricorda il Principe di Salina nel “Gattopardo“, siamo stati avvezzi, da una lunga, lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare il capello in quattro. Se non si faceva così, non si scampava dagli esattori bizantini, dagli emiri berberi, dai vicerè spagnoli.».

Questa forma di adattamento, che è poi una straordinaria forma di resistenza, ha salvato i siciliani dallo sparire, ancorandoli, tuttavia, a una “durata” attenta esclusivamente al passato e incapace di dare luogo a correnti vitali. Da ciò, sottolinea Collura, citando ancora il “Gattopardo” l’incredibile fenomeno della formazione attuale dei miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che attrae soltanto perché è morto.

Anche se -aggiungiamo noi- quel passato remoto ha suscitato tante e tanto profonde suggestioni da far scrivere a Paul Luis Courier (facente parte dell’armata napoleonica bloccata nella primavera del 1806 sulla costa della Calabria) che nel traversar lo Stretto “Non volgerò lo sguardo indietro… Voglio vedere la patria di Proserpina e sapere perché il diavolo ha preso moglie proprio in quel paese”.

E pagina dopo pagina Collura, con affettuosa puntualità e impagabile ironia, offre una risposta, anzi un ventaglio multicolore di risposte alla domanda di Courier.
Assistiamo così al “ratto con fine di matrimonio” (come recitava fino a non molto tempo fa il nostro codice penale) consumato da Elio Vittorini ai danni, se così si può dire, di Rosa Quasimodo, nell’estate del 1927. Alla misteriosa morte di Vincenzo Bellini. Alla vicenda profetica di Salvatore Giuliano, in cui la presenza della madre acquista un rilievo decisivo e straziante. Così come nelle processioni pasquali in Sicilia la figura della Vergine appare sempre più dolorosa che quella di Cristo.

Alla torbida questione dei monaci mafiosi di Mazzarino, conclusa con la risposta di padre Agrippino, durante il dibattimento processuale, al Pubblico Ministero che gli aveva domandato cosa fosse per lui la mafia “Figliolo, confesso che non lo so”. Di agghiacciante attualità, dopo le recentissime polemiche sul “Petrolio” pasoliniano, è la narrazione delle vite e delle morti parallele di Ippolito Nievo e di Enrico Mattei, con i quali far scomparire delle gigantesche e terribili verità storiche.

Narrazione alla quale Collura pone come epitaffio la seguente affermazione: “Una cosa è certa: se si viaggia portando con sé dei segreti, dalla Sicilia si parte ma non si arriva poi a destinazione. Così è stato per Ippolito Nievo, così per Enrico Mattei. Perché? Perché così vuole una irriducibile maledizione, chiamata mistero siciliano”.

Mistero che aleggia in tutte le altre ricostruzioni dell’Autore, come quelle dedicate a Raymond Roussel e al caso di Ettore Majorana. (Paolo Bonaccorsi)

Marilena Poletti Pasero

(recensione libro da  © Arcipelago Milano)


Le immagini del presente post sono dei rispettivi autori e proprietari e sono stati selezionate a cura della redazione de imieilibri.it

 


Evento organizzato da Unione Lettori Italiani di Milano

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