Al limite della notte di Michael Cunningham

Il commento...

“Al limite della notte”
di Michael Cunningham

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Peter è un gallerista di New York, alle prese con un nuovo artista da esporre e clienti troppo esigenti da soddisfare e Rebecca, sua moglie, la collaboratrice di una rivista che da poco ha cambiato proprietà. La loro una tranquilla e anche un po' abitudinaria vita di coppia che si trascina, tra tradimenti ignorati e gelosie sfiorate, da almeno vent'anni, quando lui era un dottorando in università e lei una studentessa del suo seminario. Tutto fino a quando Erry-Ethan, il fratello dal trascorso da tossicodipendente di lei, non si materializza nelle vesti di una sfacciata quanto perfetta statua in carne ed ossa, degna di Rodin.

Così, in punta di piedi e quasi incidentalmente, tra le pieghe di una storia centripeta che mette in gioco tantissimi temi -l'amore, l'omosessualità, l'arte, la schizzo-logica delle città e della società post-moderna- Michael Cunningham in “Al limite della notte” (edito da Bompiani; disponibile su laFeltrinelli e IBS) varca la soglia delle responsabilità inevitabilmente poste in essere da un progetto di vita al plurale.


(fonte: irma-torino.it)

Cosa vuol dire essere padre e madre? Come si può pensare di poter disporre della vita dei propri figli? Ritrovarsi a programmarle, credendo di cercare solo il meglio per loro, per poi rendersi conto che, forse, sarebbe stato meglio lasciarli andare da soli sulla loro strada?

Con l'evanescenza di un sogno, arrivato al limite della notte, appunto, e di cui, al risveglio, ci si sforza a cercare un senso, infatti, l'arrivo di Ethan di colpo cancella le certezze di Peter e di Rebecca. Doppio imperfetto della figlia, Beatrice, scappata al futuro universitario programmato dai genitori per uno da barista in un locale di periferia lontano da casa, proprio Ethan che è un errore -non solo perchè così lo hanno soprannominato fin da piccolo, ma per le stesse condizioni anomale della sua nascita- rappresenta per la coppia una possibilità di riscatto, il rimedio possibile agli sbagli da genitori e amanti.
Da qui la tenacia, cieca a tratti, di Rebecca nel cercare di tenerlo con sé, di salvarlo da un destino segnato, l'incosciente curiosità di Peter verso una dimensione ignota della sessualità, perfetta perchè, per la prima volta, non programmata e, insieme, la sua consapevolezza degli errori che, l'orgoglio ferito, l'ha portato a compiere verso la figlia.

Sullo sfondo di una New York che scorre, insensibile alle vite degli uomini che la popolano e in cui anche stare male in pubblico sembra contravvenire alle regole del buon vivere civile, Cunningham ci regala così una fiaba moderna e dal lieto fine moderato, in cui a vincere non è l'amore appassionato e travolgente, ma quello normale, che sa vivere di abitudine e di piccole cose.
E, in cui, come succede forse più nella vita che nei libri, i genitori riescono ad accettare i propri limiti e riconoscere i propri sbagli, memori più dei figli che sono stati che delle responsabilità che il presente gli impone.

L'Autore

Michael Cunningham è uno scrittore statunitense. Esordisce nel 1990 con il romanzo “Una casa alla fine del mondo”.

Nel 1998 viene insignito del premio Pulitzer per la narrativa per il romanzo “Le Ore” (edito da Bompiani; disponibile su laFeltrinelli e IBS), da cui viene tratto l'omonimo film, per la regia di Stephen Daldry e con Nicole Kidman e Meryl Streep.

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