Incontro con Ermanno Olmi – reportage

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Questo reportage è relativo all'evento “L'apocalisse è un lieto fine” di Ermanno Olmi
Il reportage...

Incontro con Ermanno Olmi - reportage
Imparare dall'umiltà della natura e dalla dignità del lavoro

“Ho bisogno della bellezza, così come amo ogni anelito dell’uomo per compararsi a essa. Rinuncerei a qualsiasi merito artistico pur di riuscire a fare della mia vita un’opera d’arte” (Ermanno Olmi)


(fonte: 100vino.it)

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Un Ermanno Olmi forse provato dall'età nel fisico ma, di certo, non nello spirito e visibilmente emozionato per tutto l'affetto tornatogli in cambio da questi giorni di promozione del suo nuovo libro “L'apocalisse è un lieto fine. Storie della mia vita e del nostro futuro” (edito da Rizzoli; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), quello che ha incontrato lo scorso giovedì (14 marzo 2013 - n.d.r.) i cultori del suo cinema, ma anche i tanti entusiasti della sua figura di uomo e intellettuale, nella Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano.

A partire dai ricordi di ottant'anni di vita -almeno due terzi dei quali passati dietro ad una macchina da presa a cercare di immortalare i cambiamenti a volte imprevisti e non sempre in positivo della società- condensati nell'autobiografia presentata e passando per le domande curiose del pubblico, e in conversazione con il giornalista Marco Garzonio, il maestro ha ripercorso i temi e gli aspetti cruciali della sua vita da artista e da uomo.

Dalla profonda amicizia e stima professionale che lo legava a tanti altri registi come lui protagonisti degli anni di maggior salute del cinema italiano, agli incontri mancati, come quello con Fellini che lo avrebbe ritenuto -aneddoto riferito ne “Il libro dei sogni” (edito da Rizzoli; disponibile su laFeltrinelli e IBS)- l'unico regista in grado di tramutare in immagini un suo sogno ricorrente di bambini che disinnescavano un ordigno, passando per la giovinezza spesa tra gavetta, incarichi umili -tra cui quello di curatore del servizio ricreativo per gli operai della Edisonvolta- e gare tra gli amici a chi prima seduceva le dattilografe.

E ancora la colonna sonora, fatta di motivetti popolari, dal Boogie Woogie a Bambina innamorata, che fa da sottofondo alle pagine scritte, i riferimenti costanti alla poesia di Pasolini e l'attenzione ai temi del rispetto della natura, della sua ciclicità, della sacralità del lavoro della terra: senza inutili pudori e affatto preoccupato di mostrare le emozioni di uomo ormai non più giovane, Olmi ha ricordato al pubblico presente che una sola vita ci è data da vivere e, allora, conviene farlo nella maniera migliore possibile.

Grande l'attenzione per i temi della spiritualità e della religione: dalla riflessione sulla necessità per il vero cristiano di riscoprire povertà e sacrificio, alle impressioni a caldo sul nuovo Papa che, figlio di ferrovieri e per aver scelto il nome del santo, Francesco, più umile e creativo si auspica sia da iato alla tradizione secolarizzata della chiesa.

Non è mancata neanche una parantesi rosa, con il pensiero rivolto alla moglie, Loredana, presenza costante e conforto tanto che, intervistato, avrebbe detto essere stata lei a salvarlo dalla voglia di morire che lo aveva attaccato dopo la malattia, sul finire degli anni '80, e con una riflessione su come sempre nuovi riescano ad essere, anche dopo molti anni di vita di coppia, i quotidiani gesti d'amore perchè “per fare la seconda carezza alla persona che ami devi già aver scordato quella di prima, altrimenti sarebbe solo una banale ripetizione”.

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E, ancora, il peso dei ricordi e l'esperienza della scrittura: dal successo di “Ragazzo della Bovisa” (edito da Mondadori; disponibile su laFeltrinelli e IBS) romanzo quasi-autobiografico al progetto editoriale di “Lettera a una Chiesa che ha dimenticato Gesù” (edito da Piemme; disponibile online su disponibile su laFeltrinelli e IBS), in libreria in questi giorni, passando per l'avventura da scrittore che, affidando alla pagina le sue storie in forma di parole, può, finalmente, lasciarle andare per la loro strada.

Leggerezza, a tratti ironia ma soprattutto onestà intellettuale e tanta umiltà, con queste grandissime doti umane il regista si è presentato ai suoi fan, lasciandole loro come più grande eredità dell'incontro.

ViDa

© 2013 imieilibri.it



Alberto Rabagliati - “Bambina Innamorata”

 


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