La terra sacra di Marco Di Bari

Il commento...

La terra del titolo di questo prezioso libro di Marco di Bari (qui alla sua seconda prova come poeta, dopo "Voce nei Muri") è, per sua stessa ammissione, una "terra fatta di parole".
È comunque una terra "sacra" perché le parole, che la compongono come zolle, si aprono a scenari memoriali, si protendono verso il recupero del dato mnemonico, più che biografico, a disegnare una mappa di un percorso che si snoda nel tempo prima che nei luoghi.
C'è un dolore delicatissimo in queste pagine, una sofferenza mai platealmente esibita bensì trattenuta, accarezzata, quasi cesellata e resa al lettore in un discorso frugale.
Spicca al centro di questo libro uno dei testi più incisivi della raccolta, una sorta di piccolo poema epico-lirico in cui viene ricostruita la figura di Ottavio, l'uomo che ha cambiato (lo si legge in epigrafe) la storia della famiglia dell'autore, un personaggio che emerge dalla Grande Guerra, in un testo in cui "le trincee erano fosse sepolcrali aperte / le mine vendette della terra ferita". Proprio perché "ferita", oltraggiata dal dolore di un conflitto, la terra si fa carne, si fa sangue vivo, "sacro" per l'autore e anche per il lettore, che qui non può perdersi l'occasione di godersi la poesia di Di Bari, uno di quei rari poeti d'oggi che ancora conosce e sa delineare il valore e l'importanza della memoria.

 

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