L’inventore dei sogni di Ian Mc Ewan

Il commento...

“L’inventore dei sogni”
di Ian McEwan


(fonte: genitoricrescono.com)

“La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L’altro problema era che gli piaceva starsene da solo. [...] Gli piaceva stare da solo e pensare ai suoi pensieri.
Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni. Ed è impossibile sapere di una persona che cosa pensa, se quella persona non lo dice”

(Ian McEwan)

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L’inventore dei sogni (edito da Einaudi; disponibile su laFeltrinelli.it) e IBS) è un’incursione tenera e allo stesso tempo acuta nel mondo dell’infanzia, attraverso la quale Ian McEwan scruta il mondo degli adulti con gli occhi di un bambino di dieci anni e mezzo, Peter Fortune, diverso da tutti gli altri coetanei.

Etichettato come “difficile”, sempre silenzioso e poco interessato a ciò che lo circonda, l’universo di Peter è costellato da fantasticherie e riflessioni solitarie.

Nonostante riesca a popolare la realtà con personaggi immaginari e storie meravigliose, lo spazio di Peter non esce dai campi ristretti della casa, della scuola, del quartiere: una dimensione intima dove un ruolo fondamentale è ricoperto anche dal nucleo familiare (mamma, papà, la sorellina Kate ed il gatto William); sullo sfondo si muovono invece i compagni di classe, i vicini, la scanzonata banda delle vacanze estive in Islanda.

Ecco allora che questo ovattato raggio d’azione si trasforma in un terreno fertile per creare spettacolari animazioni: le bambole della sorella, ad esempio, prendono vita per scacciarlo dalla sua stanza capeggiate dalla “Cattiva” -così denominata a causa dell’aspetto poco rassicurante dovuto alle diverse mutilazioni subite- o ancora, il gatto William può scambiare la sua identità con Peter tramite una cerniera al di sotto del collo.

Il cambiamento d’identità è proprio il filo conduttore di diverse avventure: il fantasioso bambino si ritroverà intrappolato anche nel corpo del cuginetto di pochi mesi (e molto divertenti sono qui le descrizioni dei singoli e banali oggetti d’uso quotidiano, come biberon o piccoli cubi colorati, capaci invece di attrarre irresistibilmente la sua attenzione) o, in un processo speculare ed inverso, il piccolo Peter si scoprirà già adulto nel corso di una vacanza estiva.
Catapultato così nel mondo degli adulti, sino ad allora ritenuto noioso e privo di qualsiasi attrattiva, fronteggerà invece le nuove emozioni dovute alla sua crescita: gli impegni sul lavoro, l’innamoramento, il primo bacio.


(fonte: paginebaby.it)

Tutte queste micro-storie concorrono a comporre un quadro variegato, etereo e illusorio, dove le atmosfere sospese si intrecciano alle sensazioni più immediate.

Un mondo dove convivono e sgomitano paure e speranze, sogni e timori.
La dimensione onirica non riduce però questo piccolo volumetto a letteratura per ragazzi
: la decisione di affrontare il tema della famiglia e delle relazioni interpersonali con la voce di un bambino è solo uno strumento di indagine, un punto di vista particolare per raccontare la storia di una famiglia media, benestante, affiatata.

In meno di cento pagine l’autore riesce quindi a condensare atmosfere ed emozioni con brio e leggerezza. Al lettore il compito di godersi il buon umore e la fiducia scaturiti da questi sette deliziosi quadretti.

L’autore
Ian McEwan è nato nel 1948 in Gran Bretagna; con due raccolte di racconti e dieci romanzi è uno degli autori inglesi più tradotti nel nostro paese.
Tra le trasposizioni cinematografiche più celebri delle sue opere si può ricordare “Atonement” (“Espiazione” nella versione italiana) ben interpretato da una raffinata Keira Knightley. Infine, una curiosità: è stato soprannominato “Ian Macabre” per i toni, a volte un po’ cupi, delle sue storie.

 

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