Storia di un corpo di Daniel Pennac

Il commento...

“Storia di un corpo”
di Daniel Pennac

“Aspirando a dire tutto, ho detto così poco! Ho a malapena sfiorato questo corpo che volevo descrivere”

Dalla nascita alla morte ogni essere umano conosce ed esperisce il mondo attraverso i cinque sensi. Tatto, udito, vista, olfatto e gusto.
Con gli stessi sensi, ma forse con uno in più, impara anche a conoscere il proprio corpo e a riconoscerne i cambiamenti.

In Storia di un corpo (Feltrinelli; disponibile online), romanzo in forma di diario, Daniel Pennac  mostra le fasi che un uomo e il suo corpo attraversano, dalla giovinezza alla vecchiaia.

“Se descrivo esattamente tutto quello che provo, il mio diario sarà un ambasciatore tra la mente e il corpo. Sarà il traduttore delle mie sensazioni”.

Il protagonista, con l’intento di tenere un diario del proprio corpo, e non un diario intimo, in realtà fa quanto di più intimo possa esserci: svela alla figlia (e al lettore) il rapporto che negli anni ha avuto con il proprio corpo, una raccolta di esperimenti, scoperte, analisi di cambiamenti e reazioni al mondo.

“E se la caccola fosse solo un pretesto? Un pretesto per giocherellare con quella bambolina di cartilagine che è la punta del naso. A cosa pensava, quell’automobilista? A cosa pensavo io stesso prima di osservarlo? A niente che mi ricordi. Fantasticherie latenti, aspettando che il semaforo diventi verde.
Ecco a cosa ci serve quella cartilagine: ad aspettare pazientemente che la vita ricominci. Ipotesi confermata stasera dallo spettacolo di Bruno seduto tranquillo nella vasca da bagno, intento ad attorcigliarsi il prepuzio intorno all’indice, con in viso la stessa inespressione di un automobilista fermo al semaforo. Il prepuzio, la punta del naso, i lobi delle orecchie non sono propriamente oggetti transizionali. Non rappresentano nulla di particolare, quindi non svolgono il ruolo simbolico attribuito alla bambola o all’orsacchiotto. Si limitano a occupare le nostre dita quando la mente è altrove.
Richiamo discreto della materia ai pensieri che vagano. La ciocca di capelli che attorciglio leggendo
Delitto e castigo mi sussurra che non sono Raskolnikov”
.

Dall’età di 12 anni alla terza età; dalla Francia degli anni 30, passando per la guerra, la ricostruzione, il boom economico, il progresso della scienza e la modernità, il protagonista annota quanto riguarda il fisico (ferite, traumi, malattie, movimenti intestinali, impulsi sessuali, dolori, piaceri…) che passa attraverso la storia, senza accennare alla vita privata emotiva o alla propria professione. Emozioni e sentimenti sono riportati solo da un punto di vista fisico, per la reazione che suscitano nel corpo. 

“Non pensavo che un bambino potesse nascere sorridendo. Eppure è questo il caso di Lison, nata oggi pomeriggio, alle cinque e dieci, tonda, liscia, riposata, con il sorriso di un piccolo buddha massiccio e calvo, che posa sul mondo uno sguardo in cui è racchiuso un palese intento pacificante. La mia prima reazione di fronte a un neonato – è già successo alla nascita di Bruno – non è tanto giocare al puzzle delle somiglianze quanto cercare su quel viso recentissimo i segni di un temperamento. Mia piccola Lison, non fidarti di un padre che, appena arrivata, ti attribuisce la facoltà di pacificare il mondo”.

Pennac indaga il corpo e ogni sua funzione riportando il pensiero allo spirito. L’ironia dell’autore si svela più volte tra le righe di questo diario, ma la sensazione più nitida è quella generata dalla disillusione e dalla lucida attenzione con cui si valuta la caducità della vita umana.

“Forse è proprio così, morire. Sarebbe molto piacevole se non avessimo tanta paura. Forse ci svegliamo ogni mattina solo per rimandare il momento delizioso in cui stiamo per morire. Quando papà è morto, si è addormentato un’ultima volta”.

Libro sconsigliato agli schizzinosi, ma adatto a tutti i curiosi che si chiedono come l’altro viva la sua quotidianità di essere umano intrappolato in un corpo che muta.

Daniel Pennac è nato a Casablanca il 1° dicembre 1944. Dopo diversi spostamenti con la faiglia, tra l’Africa, l’Oriente e l’Europa, si laurea in lettere all’università di Nizza e diventa insegnante e scrittore.

Pennac è inizialmente autore di libri per ragazzi, ma la sua produzione si concentra soprattutto intorno al libro giallo.
Le sue opere più conosciute appartengono al ciclo di Malaussène.

 

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