“Istantanee” (e altro) da “Ritratti di Poesia”

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Questo reportage è relativo all'evento “Ritratti di Poesia” 2013
Il reportage...

“Istantanee” (e altro) “Ritratti di Poesia”

“Chiamo poeta colui che sente confusamente agitarsi dentro di sé tutto un mondo di forme e d'immagini: forme dapprima fluttuanti, senza determinazioni precise, raggi di luce non ancora riflessa, non ancora graduata ne' brillanti colori dell'iride, suoni sparsi che non rendono ancora armonia.”
(Francesco De Sanctis)

Le parole del grande intellettuale De Sanctis sono tra le migliori per descrivere le qualità di una figura oggi in crisi: il poeta.

Se egli ricopriva infatti, sin dai tempi più remoti, un ruolo decisivo nella società, oggi sembra destinato a pesare sempre meno nello scenario politico e culturale del nostro Paese (ma non solo).

È dunque una crisi irreversibile, o possiamo riscoprire l’importanza dei versi anche nel quotidiano?

L’iniziativa “Ritratti di Poesia”, tenutasi nell’arco dell’intera giornata del 1 febbraio 2013, ha focalizzato lo status quo della questione interrogando i maggiori esponenti del panorama poetico -anche internazionali- allo scopo di tracciare il percorso da intraprendere affinché la poesia non diventi un puro divertissement letterario.

Uno degli spunti più interessanti, ad esempio, è nato durante il dibattito circa il ruolo della poesia a scuola e nei blog.

La raffinata arte del comporre versi può vincere la sfida della modernità?

Come renderla accattivante per i giovani, troppo spesso disinteressati e quasi impauriti?

Nomi come Manzoni o Leopardi vengono associati a lunghi brani criptici, oggetto di interrogazioni, ostili e da “ficcare in testa”: peccato però che un simile atteggiamento allontani i ragazzi da un sano approccio alla poesia.

Una delle strategie per diffonderla, anche tra i più giovani, è quella di filtrarla attraverso le nuove tecnologie (ad esempio, caricando versi o interi brani su blog o altre piattaforme digitali).

L’argomento è scottante, ma credo che per ri-avvicinare gli studenti all’“ars poetica” non basti informatizzarla o snellirla.

Tanta della diffidenza riscontrabile nelle nuove generazioni è piuttosto imputabile alla poca dimestichezza: se prima infatti si imparavano a memoria alcuni dei brani più significativi del nostro panorama letterario, oggi le tecniche mnemoniche sono cadute nella disgrazia più assoluta.

Niente più ripetizioni “a pappagallo” dunque; è pur vero, però, che saper snocciolare una poesia significa anche interiorizzarla e farla propria: diventa un bagaglio personale, capace di riemergere nelle circostanze della vita più disparate.

Riflettere sullo stato attuale dell’insegnamento della poesia nelle scuole, come si è fatto durante questa manifestazione, non implica un ragionamento limitato a quest’istituzione dunque, ma determina il futuro stesso della poesia, destinata altrimenti ad estinguersi.

Un altro degli argomenti più discussi è stato quello del panorama editoriale, e nutrito era il gruppo di case editrici presenti (Edizioni l’Obliquo, Edizioni Pulcinoelefante assieme alle riviste Capoverso e Semicerchio): si è sottolineata l’importanza della promozione di queste iniziative, innanzitutto per la capacità di veicolare e trasmettere non solo le grandi personalità, ma anche le nuove idee e le aspiranti promesse.

Suggestivo è stato poi il conferimento ad memoriam del Premio Fondazione Roma-Ritratti di Poesia a Giovanna Bemporad, venuta a mancare lo scorso 6 gennaio, autrice degli “Esercizi” (opera poetica che l’ha accompagnata nel corso della sua intera vita) e impagabile traduttrice: con sensibilità linguistica è riuscita infatti a rendere moderni e pienamente godibili classici dell’antichità come l’Eneide e l’Odissea nonché della letteratura sacra, come il Cantico dei Cantici.

Il ritmo delle conversazioni successive, curate da Vincenzo Mascolo, è stato invece dettato da temi centrali quali il forte squilibrio, tuttora esistente, tra Nord e Sud del Paese, con quest’ultimo ancora soggetto ad una grande subalternità e quasi ad un “colonialismo”.

La poesia allora, con il suo aspetto sociale e militante, può mettere in circolo delle prospettive nuove e, al contrario, far anche riscoprire la tradizione, come ha ben evidenziato l’intervento di Nino de Vita; il finalista del premio Viareggio infatti scrive in lingua dialettale siciliana.

Un altro momento da sottolineare, specie per l’originalità, è stato offerto dall’esibizione di una selezione di giovanissimi autori -già con pubblicazioni alle spalle per  case editrici/riviste note- protagonisti di una innovativa presentazione dei loro lavori.
La “sinfonietta poetica” organizzata raccoglieva infatti spunti molto diversi, concentrandosi su quadretti di vita vissuta.
Eccone un esempio, a firma di Maria Borio: “(…) Poi lo spazio si è preso/tutte le cose come mie e tue,/come le stringevi, allora,/in un balzo, nell’aria”.

Insomma, come ha ribadito il professor Stella, “i poeti sono sempre vivi”

Sta a noi renderli meno emarginati e soppressi e renderli nuovamente interpreti della comunità perché, aveva ben ragione Marcel Proust, ciò che avvicina gli uomini non è la comunanza di opinioni, bensì la “consanguineità degli spiriti”.

Caterina M

© 2013 imieilibri.it

 


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