Elegia sanremese di Tommaso Ottonieri

Il commento...

Se dico Manlio Sgalambro, voi cosa dite? Forse niente; forse vi viene in mente colui che scrive i testi per Battiato. Sgalambro è anche un filosofo e un valente poeta e ha prefato questo bellissimo libro di Tommaso Ottonieri.
Siamo a San Remo (sì, proprio il festival) una recente edizione (quella con Vianello alla "conduttura"): questo è lo scenario in cui i versi di Tommaso Ottonieri saltellano, ballano, tarantellano, si baciano in rima e si incatenano.
Una "INTRO" apre questo libro-compilation-poema: ci sono i 44 gatti, i 24.000 baci, il gatto nero dello zecchino d’oro che si incontrano metaforicamente per raccontare foneticamente un amore lacerato, un "amore lontanissimo", un VERO amore (come dicono i Residents, anch’essi citati in quest’opera, "L’unico amore vero è quello che si perde").
Il finale (o la ghost-track?) è invece una prosa allucinata: il Savoy si tinge di rosso e diventa l’Hoverlook di kingiana-kubrikiana memoria: cloni, esseri bio-meccanici, androidi, residuati bellici, i Jalisse e altri mostri si incontrano in un finale da grand-guignole: su tutto aleggia un fantasma, quello vero, quello autentico, la faccia truce di SanRemo. E’ Tenco che ancora non trova pace.
Per gli amanti della poesia ritmata, per gli amanti dell’horror-trash, per chi crede che la poesia possa essere tutto e molto di più.

 

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