Presentazione di “Timira. Romanzo meticcio”

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Questo evento si è tenuto il 1 febbraio 2013 presso il Museo Africano, Vicolo Pozzo 1 (Verona), alle 20:30.
L'evento...

Presentazione di

“Timira. Romanzo meticcio”

Non doveva essere facile essere un'italiana dalla pelle nera nell'Italia fascista delle leggi razziali, del mito, quasi hitleriano, della purezza e salvaguardia del popolo privilegiato, dei matrimoni misti vietati

A confermarlo è la storia travagliata di Isabella Marincola, raccontata da Wu Ming 2 in un libro, “Timira. Romanzo meticcio” (edito da Einaudi), che verrà presentato venerdì 1 febbraio (alle 20.30), presso il Museo Africano a Verona

Timira è il nome con cui la ragazza - nata nel 1925 a Mogadiscio da una donna somala e dal papà Giuseppe, che non esitò a riconoscerla nonostante le usanze e gli ostacoli del tempo - si faceva chiamare in Africa e il libro si impegna a fare luce sulla sua figura, per troppo tempo rimasta all'ombra del fratello Giorgio.

Medaglia al valor militare per aver combattuto con gli schieramenti partigiani, romani prima e trentini poi, e ucciso per mano delle SS tedesche in una rappresaglia, se la storia di Giorgio Marincola ci è nota è proprio grazie all'impegno della sorella Isabella, che si è battuta fino alla morte, per riscattare la memoria di quell'uomo che, nonostante la pelle scura, si sentì sempre Italiano come e più di molti altri, sacrificando la sua stessa vita all'idea di patria.

Di lei, invece, e dei suoi dissidi interiori, della necessità e dell'incapacità allo stesso tempo di trovare una soluzione identitaria, sappiamo poco.

La sua figura complessa rischia di appiattirsi nell'immagine della mondina nera che, ad un certo punto, compare nelle inquadrature di “Riso Amaro”, un film di Giuseppe De Santis che la vede comparsa e che a quel preciso periodo della storia italiana, al mito fascista della conquista coloniale fa riferimento.

Dalla necessità di riscattarla nasce, quindi, un libro che è meticcio non solo per i personaggi che lo popolano, ma anche perché mescola memoria, documenti di archivio e invenzione narrativa.

Un libro che diventa un baule dei segreti in cui cercare quei moti profondi e intimi dell'animo di Isabella che la portarono a vivere la sua vita a metà tra Roma, città che la legava al padre, e la Somalia, terra natia che doveva ricordarle il periodo felice dell'adolescenza.

C'è un incontro fortuito alla base del libro: quello tra Wu Ming 2 e Mohamed Antar, che non a caso figura come coautore del libro e che di Isabella è il figlio.
I due si incontrano in una clinica psichiatrica, dove il secondo lavora e il primo va a trovare un amico: Mohamed ha una cartellina rossa che, in qualche ritaglio di giornale e in una dozzina di pagine dattiloscritte, racconta la storia dello zio e della madre.

Più di cinque anni dopo e un intenso racconto a quattro mani, riportano in vita, così, la vera Isabella con la sua storia: «più lunga, più marginale e altrettanto avventurosa. Proprio perché donna, meticcia, nera - e nel '91/'92 pure profuga e vecchia - Isabella ha combattuto una resistenza non meno dura di quella con la R maiuscola».

Wu Ming 2 è membro di quel collettivo di autori italiani che dal 2000 pubblica sotto lo pseudonimo Wu Ming - termine giapponese che significa “senza nome” - opere che, per lo loro stessa definizione, apparterrebbero al new italian epic, una narrativa metastorica che fa del contesto italiano il suo principale focus

ViDa

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