Niente ci fu di Beatrice Monroy

Il commento...

Niente ci fu”

di Beatrice Monroy

 
“Femminicidio” di Marilena Nardi  (fonte: nonsai.it)

«Centodiciotto madri, mogli, ragazze, compagne, ma prima di tutto donne uccise solo nell'ultimo anno»
(fonte: giornalettismo.it)

Interessante -anche se incompleto- l'elenco delle loro storie che ha fatto Il Fatto Quotidiano, e un rapporto dell'Onu che li reputa “crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita”, sono questi i lineamenti tristi del femminicidio in Italia.

Eppure di donne forti, che hanno provato a cambiare il volto di un'Italia maschilista e sessuofoba, la storia recente del nostro paese ne ha viste tante.

Non sono soltanto figure eroiche ma, come ha ricordato il presidente Napolitano durante le celebrazioni del 150 anniversario dell' Unità di Italia, anche “persone normali che hanno infranto barriere, consuetudini stantie, donne coraggiose che hanno distrutto vergognosi privilegi maschili”: non capita di rado, infatti, che la grande storia, quella dei libri di scuola, precipiti e si serva delle vite dei più semplici.

Così è successo, per esempio, a Franca Viola, diciottenne siciliana, prima a rifiutare nel '66 il matrimonio riparatore, quando ancora il fascista Codice Rocco considerava la violenza sessuale solo un danno alla morale e non alla persona e permetteva di estinguere il reato sposando la vittima.

A riportarci tra le pagine scure di quella vicenda, “Niente ci fu” (edizioni la meridiana; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), l'ultimo libro di Beatrice Monroy, scrittrice e attrice palermitana, che ha fatto delle storie di donne coraggio fil rouge dell'intera carriera.

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Con pudore e rispetto ci accostiamo alla piccola Franca, troppo bella per quel paese di provincia, tanto da far invaghire Filippo, membro di una nota famiglia mafiosa che, ostinato e deciso ad averla ad ogni costo, non si arrende al rifiuto del padre, che a lasciargli in sposa la figlia sembra non pensarci nemmeno, gli fa bruciare la casa e la vigna e rapisce la ragazza.

Marginale nel racconto la ricostruzione storica dei fatti, a cui pure seguì un processo con il padre come parte civile, Ludovico Corrao, uno dei più influenti onorevoli siciliani, come avvocato difensore della ragazza e tanta attenzione mediatica per quello che si rivelerà il fondamentale turning point nell'abolizione del delitto d'onore.

I lunghi monologhi, attinti al mondo del teatro da cui l'autrice proviene, infatti, conducono il lettore sul filo dei pensieri della piccola Franca: niente ci fu, vorrebbe urlare da quel letto, su cui Filippo ha abusato di lei e che non si rassegna a pensare come suo talamo, e tornare a casa, dai genitori, dalle amiche che temono e pregano per lei.

Ma è piccola e in certi momenti la paura è tanta che non le resta che sperare che le cose si sistemino per il meglio, che i suoi si convincano per la soluzione più veloce e, finalmente, riesca a tornare a casa e a zittire le chiacchiere dell'intero paese mostrandosi accanto al marito, con la dignità ripulita.

Canzoni, stralci di articoli di giornali, incursioni nelle vite di altri eroi normali -come Danilo Dolci  o Peppino Impastato- uccisi dalla mafia, ben ricostruiscono il clima di ossequioso rispetto verso quello “Stato nello Stato” che si doveva vivere nella Sicilia del tempo.

Un po' come quel “dizionarietto per riflessioni” che, in appendice, ci porta dritti ai significati spessi, stratificati, contraddittori che, in una cultura in cui parlare troppo è pericoloso e pesare le parole vitale, contraddistinguono ogni espressione.

Ma, quello della Monroy, rimane innanzitutto un inno appassionato all'essere donna offeso ed umiliato di tutti i tempi, che lascia però un po' amaro in bocca.

Aleggia un senso di indignazione, per Franca e per tutte le altre donne che, come e più di lei, hanno sofferto per quel corpo e quello spirito violato.


“Il ratto di Proserpina” di Luca Giordano

Donne che sembrano segnate da un destino atavico, lo stesso della piccola Kore rapita per sfizio dal temibile zio Ade, fatto di obbedienza e rispetto verso il potere costituito degli uomini, di mezze parole e silenzi saturi di significati: e sì che di cose da raccontare ne avrebbero quei corpi spesso sformati dalle troppe gravidanze che, al dovere di madri, hanno sacrificato ogni sogno di istruzione e indipendenza.
Donne che, ancora oggi, più di quarant'anni dopo si trovano a combattere contro lo stesso male.

L'Autrice
Beatrice Monroy nasce a Palermo ma ha vissuto a Napoli, Pisa, Roma, in Francia, negli Stati Uniti.
Ha collaborato con lo spazio radiofonico Audiobox di Pinotto Fava e scrive per il teatro (tra le pièce principali Omaggio ai corpi incorrotti delle beate e La Confessione-Una suora). è tra i fondatori a Palermo di Libr'aria uno spazio di incontro per la letteratura, dove dirige la Libera scuola di scrittura.

 

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